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Per anni, Microsoft è stata celebrata come la regina incontrastata della nuova era dell’intelligenza artificiale, forte della sua partnership con OpenAI e dell’integrazione capillare di Copilot nei suoi software. Tuttavia, nelle ultime settimane, il vento è cambiato. Il colosso di Redmond si è ritrovato al centro di un inaspettato scossone finanziario, innescato non da un proprio errore diretto, ma dal lancio di “Claude Cowork” da parte della rivale Anthropic. Questo nuovo strumento ha agito come un catalizzatore, sollevando dubbi profondi sulla sostenibilità del modello di business di Microsoft e portando a un doppio declassamento del rating azionario della società in meno di una settimana.

Il cuore della preoccupazione degli analisti risiede nella massiccia spesa in conto capitale (CAPEX) che Microsoft sta sostenendo per mantenere la sua infrastruttura Azure al passo con le richieste dell’intelligenza artificiale. Aziende di ricerca come Melius Research e istituti finanziari del calibro di Stifel hanno abbassato il proprio giudizio sul titolo, passando da un entusiasta “buy” (comprare) a un più cauto “hold” (mantenere). Il timore è che l’azienda sia intrappolata in una sorta di “corsa agli armamenti” tecnologica: per non perdere terreno rispetto a Google e Amazon, Microsoft è costretta a investire somme vertiginose in data center e hardware, mettendo però a dura prova il proprio flusso di cassa.

A peggiorare il quadro è l’incertezza sulla redditività di Copilot. Mentre Anthropic introduce soluzioni agili e potenzialmente rivoluzionarie come Cowork, Microsoft deve fare i conti con la possibilità che il suo prodotto di punta per la produttività debba diventare “praticamente gratuito” per restare competitivo. Questo scenario rappresenterebbe un duro colpo per i margini di profitto della suite Office 365, storicamente una delle linee di business più redditizie dell’azienda. Secondo alcuni esperti, il rischio è che l’intelligenza artificiale, anziché essere una fonte di nuovi ricavi, si trasformi in un costo fisso elevato, consumando preziose risorse dell’infrastruttura cloud Azure senza generare un ritorno economico proporzionato.

Questo scetticismo non riguarda solo Microsoft, ma ha contagiato l’intero settore del software. L’indice dei titoli software monitorato da Goldman Sachs ha subito una contrazione superiore al 14% dalla fine di gennaio, riflettendo il timore diffuso che nuovi attori come Anthropic possano riscrivere le regole del mercato. Nonostante Microsoft abbia tentato un timido rimbalzo nelle ultime sessioni, il valore delle sue azioni rimane significativamente inferiore ai picchi raggiunti lo scorso autunno, segnando un momento di riflessione storica per gli investitori.

Nonostante il clima di incertezza, una parte considerevole di Wall Street non sembra pronta ad abbandonare il gigante tecnologico. Molti analisti mantengono una visione ottimistica a lungo termine, con una stragrande maggioranza che continua a consigliare l’acquisto del titolo e fissa obiettivi di prezzo che suggeriscono un potenziale di crescita ancora elevato. La scommessa, per chi crede ancora in Microsoft, è che la sua enorme base di utenti e l’integrazione profonda dei suoi servizi possano fungere da scudo contro l’avanzata della concorrenza, permettendo all’azienda di navigare questa tempesta e di trasformare l’intelligenza artificiale in un pilastro solido, e non solo in un costo, per il futuro del lavoro digitale.

Di Fantasy