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Netflix ha confermato che, dall’inizio del 2026, flussi di lavoro basati sull’intelligenza artificiale generativa sono stati impiegati in circa 300 titoli distribuiti dalla piattaforma. La tecnologia non è più limitata a sperimentazioni isolate, ma viene utilizzata lungo diverse fasi della produzione audiovisiva, dalla definizione dei concept e dalla previsualizzazione fino alla post-produzione e alla consegna finale dei contenuti.

La maggiore concentrazione degli interventi si registra nella post-produzione. Gli strumenti generativi vengono impiegati per realizzare o perfezionare sequenze visivamente complesse, ampliare folle, ricostruire battaglie storiche, generare inquadrature utili alla costruzione degli ambienti e completare effetti che richiederebbero tempi e risorse maggiori con i metodi tradizionali.

Netflix ha indicato tre produzioni come esempi concreti: la serie sportiva indiana Glory, la miniserie brasiliana Brasil 70: A Saga do Tri e la docuserie statunitense The American Experiment. In questi progetti l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per creare scene articolate, migliorare la rappresentazione delle masse, ricostruire contesti storici e produrre immagini introduttive destinate a definire l’ambientazione narrativa. Nel caso di The American Experiment, circa 17 minuti di materiale audiovisivo sono stati migliorati attraverso strumenti generativi. Secondo il co-amministratore delegato Ted Sarandos, queste sequenze sono state completate in metà tempo e con un costo dimezzato rispetto alle soluzioni precedentemente disponibili.

Il vantaggio economico non riguarda soltanto la riduzione della spesa per gli effetti visivi. L’intelligenza artificiale permette di mantenere all’interno delle produzioni alcune scene che, in presenza di budget limitati o calendari particolarmente stretti, sarebbero state eliminate prima ancora di essere realizzate. La tecnologia consente quindi anche alle produzioni con minori disponibilità economiche di accedere a effetti e ricostruzioni che in passato sarebbero stati riservati ai titoli più costosi. L’obiettivo dichiarato è aumentare il valore visivo ottenuto per ogni dollaro investito, senza rendere necessariamente più economico l’intero progetto.

Il numero di 300 titoli non significa che film e serie siano stati generati integralmente dall’intelligenza artificiale. Nella maggior parte dei casi, l’AI viene utilizzata per singoli passaggi o specifiche sequenze all’interno di produzioni realizzate da registi, sceneggiatori, attori, tecnici, animatori e professionisti degli effetti visivi. Netflix sostiene che i sistemi generativi debbano funzionare come strumenti a disposizione dei creativi e non come sostituti delle persone che realizzano le opere. Secondo Sarandos, la creazione di film e serie continua a richiedere grandi artisti, mentre l’AI può fornire loro mezzi più rapidi e flessibili per trasformare le idee in immagini. Questa posizione interviene in un settore ancora segnato dalle proteste dei professionisti del cinema e della televisione. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale solleva infatti interrogativi sulla sostituzione del lavoro umano, sulla provenienza dei dati impiegati per addestrare i modelli, sulla tutela delle interpretazioni e sulla necessità di ottenere autorizzazioni per riprodurre volti e voci.

Netflix ha rafforzato la propria strategia nel marzo 2026 attraverso l’acquisizione di InterPositive, startup specializzata nello sviluppo di strumenti AI per il cinema e fondata dall’attore e regista Ben Affleck. L’operazione, valutata intorno ai 600 milioni di dollari, ha portato all’interno del gruppo tecnologie progettate specificamente per assistere i professionisti dell’audiovisivo. InterPositive opera accanto ad altre strutture tecnologiche di Netflix, tra cui Eyeline e un laboratorio dedicato all’animazione. Le diverse unità lavorano allo sviluppo di strumenti da utilizzare nella produzione e nella post-produzione, combinando competenze cinematografiche, modelli generativi e sistemi per gli effetti visivi.

L’intelligenza artificiale è stata utilizzata anche per ricreare, con le necessarie autorizzazioni, la voce di Gene Wilder nel programma Wonka’s The Golden Ticket. Questo tipo di applicazione richiede una gestione particolarmente attenta dei diritti, poiché permette di riprodurre digitalmente la voce di una persona scomparsa e inserirla all’interno di nuovi contenuti. Un precedente rilevante è rappresentato dalla serie argentina L’Eternauta, per la quale Netflix aveva già confermato l’impiego dell’intelligenza artificiale generativa nella realizzazione di una scena complessa. In quel caso, la tecnologia aveva permesso di completare l’effetto visivo con una velocità superiore rispetto alle procedure tradizionali.

L’utilizzo dell’AI non riguarda soltanto la produzione dei contenuti. Netflix sta applicando i modelli linguistici anche alla scoperta dei titoli e alla comprensione delle preferenze degli abbonati. La piattaforma punta a rendere più efficace la ricerca attraverso comandi vocali e richieste formulate in linguaggio naturale. L’utente potrà quindi cercare un film o una serie descrivendo il tipo di esperienza desiderata, anziché limitarsi a inserire un titolo, il nome di un attore o un genere predefinito. I modelli dovranno interpretare intenzioni, atmosfere, temi e contesti per proporre contenuti coerenti con la richiesta.

Netflix sta sperimentando anche un sistema generativo per costruire la pagina iniziale in modo più unitario. L’approccio utilizza un modello capace di produrre direttamente una homepage strutturata e personalizzata, invece di affidarsi esclusivamente a una successione di sistemi separati per il posizionamento dei titoli e l’organizzazione delle categorie.

L’intelligenza artificiale viene inoltre impiegata nell’attività pubblicitaria. Durante il secondo trimestre del 2026, Netflix ha esteso gli strumenti AI all’intero ciclo delle campagne, comprendendo pianificazione, produzione creativa, gestione, ottimizzazione e rendicontazione dei risultati. L’automazione dei flussi pubblicitari dovrebbe ridurre il lavoro manuale necessario per acquistare e gestire gli spazi, rendendo l’inventario di Netflix accessibile anche agli inserzionisti più piccoli. Il gruppo sta estendendo l’accesso programmatico agli annunci mostrati durante la pausa e ai contenuti trasmessi in diretta.

L’espansione dell’AI avviene mentre Netflix sta ampliando il proprio modello oltre le tradizionali serie e i film in streaming. L’offerta include sempre più eventi in diretta, podcast video, contenuti realizzati da creator digitali, videogiochi cloud e formati più brevi vicini al linguaggio delle piattaforme social. Nel secondo trimestre del 2026, Netflix ha registrato ricavi per 12,56 miliardi di dollari, con una crescita del 13,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’utile operativo ha raggiunto 4,19 miliardi di dollari e il margine operativo si è attestato al 33,4 per cento. Per l’intero 2026, la società prevede ricavi compresi tra 51 e 51,4 miliardi di dollari e un margine operativo del 31,5 per cento. I ricavi pubblicitari dovrebbero raggiungere circa 3 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nella prima metà del 2026, gli utenti hanno guardato oltre 97 miliardi di ore di contenuti, con una crescita del 2 per cento su base annua. Più di un terzo del tempo di visione è stato generato da produzioni non in lingua inglese, confermando il peso crescente dei contenuti realizzati fuori dagli Stati Uniti.

L’adozione dell’intelligenza artificiale in circa 300 titoli mostra quindi che la tecnologia generativa è ormai entrata stabilmente nell’infrastruttura produttiva di Netflix. Il suo impiego rimane per ora concentrato soprattutto su specifiche attività tecniche e visive, ma la direzione indicata dal gruppo comprende progressivamente tutte le fasi: ideazione, previsualizzazione, post-produzione, distribuzione, personalizzazione del servizio e pubblicità.

Di Fantasy