Immagine AI

La Rai sta sperimentando l’impiego diretto dell’intelligenza artificiale all’interno della programmazione televisiva attraverso Ipazia, un avatar digitale introdotto in “Codice – La vita è digitale”, il programma di approfondimento di Rai 1 ideato e condotto da Barbara Carfagna. La particolarità del progetto consiste nel fatto che l’intelligenza artificiale non viene utilizzata soltanto come tema di discussione o come supporto tecnico alla produzione, ma diventa un vero interlocutore inserito nella dinamica della trasmissione, con la capacità di interagire con la conduttrice e con gli ospiti.

Ipazia è stata progettata come agente di intelligenza artificiale capace di formulare domande e produrre risposte in tempo reale. Non si tratta quindi di un semplice personaggio grafico animato né di un assistente basato esclusivamente su contenuti e risposte predeterminate. Il sistema può intervenire durante il programma utilizzando anche il patrimonio di conoscenze accumulato attraverso le precedenti edizioni di “Codice”, trasformando l’archivio della trasmissione in una base informativa utilizzabile durante il dialogo. In questo modo l’avatar può collegare i temi affrontati in studio con informazioni già sviluppate in passato e partecipare alla costruzione dell’approfondimento televisivo.

“Codice – La vita è digitale” è in onda in seconda serata su Rai 1 e dal 2017 approfondisce il rapporto tra innovazione tecnologica, geopolitica e trasformazioni economiche e sociali. La stagione 2026 affronta, tra gli altri, l’intelligenza artificiale agentica, i sovranismi digitali, la rivoluzione quantistica, le nuove forme della guerra ibrida e il crescente peso geopolitico ed economico di Cina, India e degli altri grandi attori del Sud globale. L’inserimento di Ipazia avviene quindi in un programma già costruito attorno all’analisi dell’impatto delle tecnologie sulla società, ma introduce una differenza sostanziale: l’intelligenza artificiale non è più soltanto oggetto dell’approfondimento, perché partecipa direttamente alla conversazione televisiva.

Il funzionamento dell’avatar porta l’AI all’interno del processo editoriale della trasmissione. Ipazia può affiancare la conduttrice e gli ospiti nella lettura dei fenomeni affrontati, elaborando informazioni e generando interventi nel momento stesso in cui si svolge il programma. L’aspetto rilevante non è quindi soltanto la presenza visiva di un avatar sullo schermo, ma l’integrazione di un sistema generativo nella struttura della conversazione televisiva, dove le informazioni non sono interamente definite prima della messa in onda ma possono essere rielaborate dinamicamente sulla base dell’interazione.

La sperimentazione potrebbe inoltre essere estesa oltre la normale trasmissione televisiva. Tra le ipotesi considerate figura infatti l’utilizzo di Ipazia su RaiPlay, dove l’avatar potrebbe diventare direttamente accessibile agli spettatori. Il pubblico avrebbe così la possibilità di interrogare l’intelligenza artificiale sugli argomenti affrontati nelle puntate e ottenere ulteriori approfondimenti basati sul patrimonio informativo prodotto dal programma. La funzione dell’avatar passerebbe quindi dalla partecipazione alla trasmissione a una modalità di interazione individuale con lo spettatore.

Un’integrazione di questo tipo modificherebbe anche la durata effettiva del contenuto televisivo. Gli approfondimenti non sarebbero più limitati alla finestra temporale della messa in onda, perché l’archivio del programma potrebbe essere reso interrogabile successivamente attraverso l’agente di intelligenza artificiale. RaiPlay diventerebbe quindi non soltanto il luogo nel quale recuperare una puntata già trasmessa, ma anche un ambiente nel quale continuare a interagire con i suoi contenuti attraverso domande formulate direttamente dall’utente.

La capacità di un sistema di intelligenza artificiale di formulare autonomamente domande, selezionare informazioni e rielaborare contenuti introduce però requisiti specifici sul piano editoriale. Diventano centrali la trasparenza sulle fonti utilizzate dal sistema, la supervisione giornalistica delle informazioni prodotte e la definizione delle responsabilità relative agli interventi dell’avatar. Nel contesto del servizio pubblico radiotelevisivo, questi elementi sono particolarmente rilevanti perché il sistema non agisce soltanto come interfaccia tecnologica, ma interviene all’interno di un prodotto informativo destinato al pubblico.

La sperimentazione di Ipazia mette quindi insieme tre elementi normalmente separati: il programma televisivo, il suo archivio digitale e un agente di intelligenza artificiale in grado di utilizzare quel patrimonio informativo durante un’interazione. Durante la messa in onda l’avatar può partecipare al confronto con conduttrice e ospiti; in una possibile successiva integrazione con RaiPlay, lo stesso sistema potrebbe invece permettere allo spettatore di interrogare direttamente i contenuti e proseguire l’approfondimento dopo la conclusione della trasmissione.

Il progetto rappresenta così un test concreto dell’impiego dell’intelligenza artificiale generativa all’interno di un formato televisivo Rai. L’elemento centrale non è la semplice creazione di un volto digitale, ma la costruzione di un agente collegato alla conoscenza accumulata dalla trasmissione e capace di produrre interazioni in tempo reale. La sperimentazione dovrà quindi misurarsi sia con gli aspetti tecnologici dell’integrazione tra avatar, archivi e sistemi generativi, sia con quelli editoriali legati alla verifica delle informazioni, alla supervisione umana e alla distinzione delle responsabilità tra sistema automatizzato e giornalisti.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy