La manifestazione Smart Tech Korea 2026 ha offerto una panoramica significativa sull’evoluzione del settore robotico internazionale, evidenziando come il mercato degli umanoidi stia entrando in una nuova fase caratterizzata da approcci tecnologici differenti e sempre più orientati alla commercializzazione. Tra i protagonisti dell’evento hanno attirato particolare attenzione le aziende cinesi Unitree, Aegisbot e Galbot, tre realtà che rappresentano visioni profondamente diverse di ciò che potrebbe diventare la robotica operativa nei prossimi anni.
L’interesse del pubblico non è stato rivolto soltanto alle capacità spettacolari dimostrate dai robot, ma soprattutto alle differenti strategie adottate per affrontare uno dei principali problemi dell’intero settore: trasformare gli umanoidi da piattaforme sperimentali in strumenti economicamente sostenibili per applicazioni reali.
Unitree ha confermato il proprio ruolo di protagonista del mercato globale degli umanoidi grazie a una gamma di prodotti che punta sulla riproduzione sempre più accurata delle capacità motorie umane. L’azienda, che ha già raggiunto volumi di distribuzione superiori a molte concorrenti del settore, ha portato a Seoul il robot umanoide G1 e il modello leggero R1, preferendo mostrare sistemi già destinati alla produzione su larga scala piuttosto che prototipi avanzati.
Le dimostrazioni si sono concentrate sulle capacità di controllo motorio, un elemento considerato fondamentale per la futura integrazione dei robot negli ambienti progettati per gli esseri umani. Movimenti complessi ispirati alla danza, variazioni improvvise di postura e controllo preciso delle articolazioni sono stati utilizzati per dimostrare il livello di coordinazione raggiunto dalla piattaforma. Queste capacità non rappresentano soltanto un esercizio tecnologico, ma costituiscono la base per attività operative che richiedono equilibrio, adattamento dinamico e interazione sicura con l’ambiente circostante.
Anche la linea di robot quadrupedi dell’azienda ha evidenziato i progressi ottenuti nella locomozione autonoma. I modelli della serie A2 hanno mostrato capacità atletiche avanzate, tra cui salti verticali superiori al metro e manovre acrobatiche che richiedono un controllo estremamente preciso degli attuatori e dei sistemi di stabilizzazione. Dietro queste dimostrazioni si trova un lavoro significativo sull’ottimizzazione dei motori elettrici, della gestione energetica e degli algoritmi di controllo in tempo reale.
Se Unitree rappresenta l’evoluzione dell’umanoide tradizionale, Aegisbot ha mostrato una strategia orientata alla diversificazione delle piattaforme robotiche. L’azienda ha presentato contemporaneamente umanoidi di differenti dimensioni, robot su ruote, sistemi quadrupedi e la famiglia OmniHand, una linea di mani robotiche avanzate considerata uno degli asset tecnologici più importanti del gruppo.
Particolarmente interessante è stata la dimostrazione delle capacità manipolative. I robot della serie G2 hanno eseguito operazioni che richiedono elevata precisione, come il trasporto e il servizio di bicchieri pieni d’acqua senza provocare oscillazioni o versamenti. Queste attività, apparentemente semplici per un essere umano, rappresentano in realtà una delle sfide più difficili nella robotica, poiché richiedono il coordinamento simultaneo di percezione, pianificazione del movimento e controllo fine della forza applicata.
La piattaforma OmniHand evidenzia inoltre una tendenza crescente nel settore: il valore degli umanoidi non dipende esclusivamente dalla locomozione, ma sempre più dalla qualità delle capacità manipolative. Molte applicazioni industriali, logistiche e di servizio richiedono infatti mani robotiche sofisticate in grado di interagire con oggetti progettati per l’uso umano. In questo contesto, la destrezza potrebbe rivelarsi più importante della semplice capacità di camminare.
La proposta più originale della manifestazione è arrivata però da Galbot, che ha adottato un approccio radicalmente differente. Invece di inseguire l’obiettivo della replica completa della forma umana, l’azienda ha sviluppato piattaforme semi-umanoidi progettate specificamente per ambienti commerciali e logistici.
I modelli G1 e S1 rinunciano deliberatamente alla locomozione bipede e utilizzano una base mobile ottimizzata per superfici piane come magazzini, centri logistici e punti vendita. Questa scelta nasce da una valutazione pragmatica dei costi e dei benefici associati alla mobilità umanoide. Camminare su due gambe rappresenta una delle sfide più complesse della robotica moderna e richiede enormi quantità di dati di addestramento, capacità computazionale e sistemi di controllo sofisticati.
Galbot sostiene che, in molti scenari operativi reali, questi costi non siano giustificati dai vantaggi ottenuti. In un supermercato, in un centro logistico o in un magazzino automatizzato, una piattaforma su ruote può muoversi più rapidamente, consumare meno energia e operare con maggiore affidabilità rispetto a un umanoide tradizionale.
L’azienda ha quindi concentrato gli investimenti sulle capacità manipolative e operative. I robot possono raggiungere un’altezza operativa di 2,4 metri, movimentare carichi fino a 50 chilogrammi e utilizzare sistemi di presa basati su ventose per gestire una vasta gamma di prodotti. Le dimostrazioni effettuate durante l’evento hanno incluso operazioni di picking in ambienti che simulavano minimarket e attività di pallettizzazione tipiche della logistica industriale.
Particolarmente interessante è l’adozione di sistemi hot-swap che consentono la sostituzione delle batterie senza interrompere il funzionamento del robot. Questa caratteristica permette di mantenere operativi i sistemi ventiquattro ore su ventiquattro, un requisito particolarmente importante nei centri logistici che lavorano su più turni.
Le soluzioni presentate a STK 2026 evidenziano quindi una crescente differenziazione del mercato. Se nei primi anni della robotica umanoide l’obiettivo principale era dimostrare la possibilità di replicare il corpo umano, oggi l’attenzione si sta spostando verso l’efficienza operativa e la sostenibilità economica. Alcune aziende continuano a investire nello sviluppo di umanoidi completi destinati a operare negli stessi ambienti delle persone, mentre altre preferiscono modificare la forma del robot per ottimizzarne le prestazioni in contesti specifici.
La competizione tra questi approcci potrebbe definire la prossima fase dell’industria robotica. Il successo commerciale non dipenderà necessariamente dal robot più simile all’essere umano, ma da quello in grado di offrire il miglior equilibrio tra capacità operative, costi di gestione, affidabilità e facilità di integrazione nei processi esistenti. In questo scenario, gli umanoidi tradizionali e le piattaforme semi-umanoidi potrebbero evolvere come categorie complementari, ciascuna destinata a risolvere problemi differenti all’interno dell’automazione del mondo reale.
