L’Università di Udine ha avviato B.E. In the Village, acronimo di Biosystems Engineering Innovation in the LabVillage.it, un progetto dedicato allo sviluppo di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per le imprese dei settori agroalimentare e agroforestale. L’iniziativa coinvolge 16 partecipanti tra studenti, laureati e dottori di ricerca e cinque aziende del Triveneto: Eco Loop di Verona, Gortani di Amaro, MaterMacc di San Vito al Tagliamento, Soplaya di Padova e Vitesy di Pordenone. Le attività vengono svolte interamente online attraverso la piattaforma Lab Village dell’Ateneo e si concluderanno il 20 novembre 2026 con la presentazione delle proposte elaborate. Il progetto è organizzato da Adriano Biason, Marco Bietresato e Rino Gubiani del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali e riunisce partecipanti provenienti da 11 corsi di laurea e dottorato di quattro università: Udine, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi Guglielmo Marconi di Roma e Università di Sassari. L’obiettivo è mettere in relazione competenze scientifiche e problemi produttivi reali, individuando applicazioni tecnologiche capaci di migliorare i processi aziendali.
Tra le possibili soluzioni considerate figurano modelli predittivi per stimare le rese agricole mediante l’elaborazione di dati storici e informazioni provenienti dai sensori installati nei campi. La visione artificiale rappresenta un altro ambito di applicazione, sia per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari sia per il riconoscimento precoce di anomalie e malattie delle piante. Le attività prendono in considerazione anche l’ottimizzazione dei parametri dei processi di trasformazione alimentare, il monitoraggio delle colture e delle superfici forestali attraverso immagini satellitari e droni e la manutenzione predittiva delle attrezzature agricole. In quest’ultimo caso, l’analisi dei dati operativi potrebbe consentire di individuare comportamenti anomali prima che si trasformino in guasti, favorendo una programmazione più efficiente degli interventi. Le diverse applicazioni sono affrontate come possibili risposte a esigenze individuate attraverso il confronto con le cinque imprese partecipanti, senza considerarle tecnologie già implementate e validate in tutti i contesti produttivi.
Una caratteristica del progetto riguarda l’utilizzo del Gray Wolf Optimizer, o GWO, un algoritmo di ottimizzazione appartenente alla famiglia dei metodi di intelligenza di sciame. Il modello si ispira all’organizzazione sociale e ai comportamenti cooperativi dei lupi, traducendo questi principi in una procedura matematica per la ricerca di soluzioni a problemi complessi. Nell’ambito di B.E. In the Village, il metodo viene utilizzato come riferimento per esplorare e confrontare differenti possibilità di intervento, favorendo un processo di selezione delle proposte sviluppate insieme alle aziende. L’approccio combina quindi l’analisi delle esigenze industriali con strumenti di ottimizzazione ispirati a fenomeni naturali e con le competenze interdisciplinari dei partecipanti. Le soluzioni che verranno presentate al termine delle attività costituiranno il risultato di questa collaborazione tra università e imprese, finalizzata a individuare applicazioni dell’intelligenza artificiale concretamente pertinenti ai processi agroalimentari e agroforestali.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
