Xu Peng, attore cinese di 30 anni diplomato alla Central Academy of Drama, è tornato nel proprio villaggio nella provincia dello Shandong, dove oggi aiuta il padre nella vendita di frutta e verdura al mercato. Prima di ritrovarsi senza ingaggi aveva lavorato con continuità nelle produzioni televisive cinesi, arrivando a sostenere giornate di lavoro di circa 16 ore e partecipando a diverse serie molto popolari, soprattutto nel settore dei drama storici e romantici distribuiti in streaming. Tra i titoli a cui ha preso parte figurano Mio fratello è nella squadra di nuoto, Fiume di sangue, Viaggio verso l’amore e La leggenda di Zhuohua.
La sua situazione è collegata alla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale nella produzione televisiva e cinematografica cinese. Le case di produzione stanno utilizzando sempre più frequentemente interpreti digitali generati artificialmente, capaci di assumere ruoli diversi senza vincoli legati a orari di lavoro, disponibilità o compensi. Il vantaggio economico per le produzioni è rilevante perché permette di ridurre i costi legati agli attori umani e di utilizzare personaggi virtuali per tempi e modalità che non sarebbero compatibili con una normale organizzazione del lavoro sul set.
Nel caso di Xu Peng, la concorrenza non riguarda quindi soltanto altri attori, ma anche figure sintetiche create tramite sistemi di AI. Questi interpreti digitali possono essere costruiti utilizzando caratteristiche visive e modalità recitative derivate dall’osservazione e dall’elaborazione di performance umane, creando una situazione particolarmente critica per gli attori che operano in un mercato già fortemente competitivo. Per molti professionisti la disponibilità a lavorare su ritmi molto intensi era già una condizione necessaria per mantenere continuità negli ingaggi; con l’ingresso di personaggi virtuali, anche questa disponibilità può non essere più sufficiente.
Xu Peng ha raccontato che, quando lavorava stabilmente come attore, era difficile rifiutare una proposta indipendentemente dalle dimensioni del ruolo. La competizione spingeva gli interpreti ad accettare praticamente qualsiasi occasione per non perdere visibilità e continuità professionale. Con l’aumento dell’impiego dell’AI, però, gli ingaggi hanno iniziato a diminuire fino a rendergli impossibile continuare a vivere della recitazione. Da qui la decisione di tornare nel villaggio di origine e lavorare insieme al padre.
La nuova attività non ha cancellato la notorietà acquisita negli anni precedenti. Al mercato, Xu Peng continua infatti a essere riconosciuto dagli spettatori delle serie in cui ha recitato e riceve richieste di autografi mentre serve i clienti alla bancarella. La presenza dell’ex attore ha avuto anche un effetto positivo sull’attività commerciale della famiglia, attirando persone interessate a incontrarlo oltre che ad acquistare i prodotti venduti dal padre.
Xu Peng ha affrontato il cambiamento con un atteggiamento pragmatico, spiegando che un lavoro rimane comunque un lavoro e che ciò che conta è riuscire a guadagnarsi da vivere. Il suo percorso mostra in modo molto concreto come l’impiego di interpreti artificiali stia iniziando a produrre effetti occupazionali nel settore audiovisivo cinese, non soltanto nelle fasi tecniche della produzione ma anche tra attori già formati e con una carriera professionale avviata.
Il caso si inserisce in una trasformazione già visibile anche in altri mercati asiatici, tra cui la Corea del Sud, dove l’impiego di volti, personaggi e interpreti generati artificialmente sta diventando sempre meno sperimentale. Nel settore audiovisivo cinese, in particolare, la possibilità di creare attori digitali utilizzabili senza limiti di orario e con costi inferiori sta modificando il rapporto tra produzione e interpreti umani, soprattutto nelle serie realizzate su larga scala per le piattaforme di streaming.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
