Già parte di una tradizione accademica e scientifica prestigiosa, l’Università degli Studi di Napoli Federico II ha fatto un balzo ancora più audace. Al cuore della scena internazionale dell’intelligenza artificiale, l’Ateneo ha conquistato due riconoscimenti di eccellenza alla conferenza IJCAI 2025 — la massima vetrina mondiale nel campo — superando una selezione avversa e scardinando paradigmi consolidati della disciplina.
Tra i paper selezionati, due brillano per originalità e profondità. Il primo, “First Order Coalition Logic” (FOCL), firmato dal prof. Aniello Murano insieme ai ricercatori Davide Catta e Rustam Galimullin, fonde la logica delle coalizioni (Coalition Logic) con la Strategy Logic, permettendo di analizzare non soltanto se una coalizione di agenti possa raggiungere un obiettivo, ma anche come e perché ogni azione viene compiuta. In altre parole, l’IA non è una scatola nera: diventa trasparente, spiegabile, affidabile.
Il secondo lavoro, “Strategies, Credences, and Shannon Entropy”, sviluppato con Wojciech Jamroga e Michał Tomasz Godziszewski, introduce logiche probabilistiche che consentono alle macchine di ragionare sull’incertezza — valutando la “fiducia nelle credenze” (PATLC) e misurando l’incertezza stessa attraverso l’entropia di Shannon (PATLH). Un approccio che riconosce: l’IA non può sapere tutto, ma può imparare a gestire i suoi limiti con saggezza.
Dietro i risultati, c’è una visione chiara: l’intelligenza artificiale non serve solo a eseguire comandi a velocità impensabili, ma a farlo in modo responsabile, comprensibile e consapevole. Come afferma Murano, “non chiediamo più alle macchine di essere onniscienti – ma di essere consapevoli dei loro limiti. L’incertezza non è un ostacolo, ma uno stimolo”. Il futuro dell’IA, nella visione della Federico II, è dunque un futuro di chiarezza, affidabilità, sostenibilità.
Ragionare sull’incertezza in modo formalmente rigoroso, come fanno FOCL e PATLC/PATLH, è già di per sé una conquista significativa. A questo si aggiunge il fatto che sono emersi in una giungla accademica che vedeva in competizione migliaia di paper. L’Italia, e in particolare l’Università Federico II, hanno dimostrato di poter competere ad armi pari con istituzioni finanziariamente più titaniche.
Tutto ciò rappresenta una svolta che va oltre i dettagli tecnici. Si tratta di un invito a ripensare ciò che vogliamo dall’intelligenza artificiale: non solo soluzioni rapide e complesse, ma strumenti interpretabili, che collaborano con gli esseri umani e non li sostituiscono. Come Murano suggerisce, l’IA del futuro sarà più simile a un compagno di ragionamento che a un esecutore cieco.