Immagine AI

Nelle montagne europee sta emergendo una trasformazione tecnologica che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, ma che oggi sta davvero cambiando il modo in cui funzionano alcune stazioni sciistiche e impianti di risalita. Nel 2026, nella località svizzera di Winteregg, nel Canton Berna, una delle stazioni di risalita opera con un numero di personale ridotto rispetto al passato proprio grazie all’intelligenza artificiale che supporta e in parte sostituisce alcune funzioni tradizionalmente svolte da operatori umani. Qui, la tecnologia non è solo uno strumento aggiuntivo, ma un elemento che sta iniziando a trasformare ruoli e processi, rendendo concreta la possibilità che sistemi automatizzati possano monitorare la discesa degli sciatori, analizzare i tempi delle corse, rilevare situazioni potenzialmente pericolose e intervenire rallentando gli impianti in caso di necessità. La novità non è solo tecnica, ma ha implicazioni sociali e occupazionali importanti, soprattutto in un settore come quello delle terre alte dove il lavoro stagionale costituisce una parte significativa dell’economia locale.

In passato, l’idea di utilizzare sistemi automatici negli impianti di risalita si limitava a funzioni di back-office o di assistenza al cliente, come la vendita online di skipass o la gestione delle code alle casse. Oggi però, grazie alle telecamere integrate con algoritmi di analisi visiva e a sensori posizionati sui tappeti di discesa e sulle porte delle cabine, è possibile automatizzare parte del controllo operativo dell’impianto stesso, una funzione che fino a qualche tempo fa richiedeva la presenza costante di personale umano. Ciò porta con sé vantaggi chiari, come una maggiore reattività nel rilevare situazioni di rischio e una potenziale riduzione degli errori dovuti all’affaticamento o all’errore umano, ma apre anche un dibattito sui confini del ruolo umano nelle attività montane.

Il caso di Winteregg è significativo anche per un’altra ragione: secondo alcune stime fornite dai fornitori del servizio di AI, l’adozione generalizzata di questi sistemi potrebbe portare a una riduzione di circa un terzo dei dipendenti in alcune stazioni di risalita, con impatti diretti sui bilanci occupazionali delle comunità alpine. Si parla di “rallentamenti nelle assunzioni” piuttosto che di licenziamenti diretti, ma l’effetto percepito è lo stesso per molti lavoratori stagionali che vedono diminuire le opportunità di impiego nei periodi invernali e guardano con incertezza al futuro.

Questo fenomeno si inserisce in una riflessione più ampia che riguarda non solo chi lavora sugli impianti, ma l’intero tessuto economico e sociale delle valli alpine. In molte località, infatti, l’economia ruota attorno alle attività turistiche legate alla neve, e il lavoro stagionale non è solo un’opportunità di reddito temporaneo, ma una componente essenziale della vita locale. In questo senso l’uso dell’intelligenza artificiale solleva domande importanti: come si conciliano efficienza, sicurezza e innovazione tecnologica con la necessità di mantenere una montagna viva, presidiata e abitabile? Come si garantisce che l’introduzione di nuove tecnologie non impoverisca ulteriormente un mercato del lavoro già precario e stagionale?

La discussione non riguarda solo la sostituzione di personale umano con sistemi automatizzati, ma anche la visione più ampia della programmazione politica e sociale delle terre alte. Secondo voci critiche, la tecnologia non deve essere vista come un nemico del lavoro, bensì come uno strumento da integrare in una strategia più articolata che preveda investimenti in formazione, riconversione professionale e nuove opportunità economiche, affinché gli abitanti delle montagne non vengano spinti sempre più ai margini. L’inasprirsi della precarietà nei lavori stagionali potrebbe infatti avere effetti a catena non solo sull’occupazione, ma anche sulla capacità delle comunità montane di mantenere servizi, scuole, attività commerciali e presidi sociali essenziali.

In realtà, l’intelligenza artificiale nel settore degli impianti sciistici non deve per forza sostituire i lavoratori umani, ma può diventare un alleato nella gestione di compiti complessi e ripetitivi, liberando tempo e energie per attività a più alto valore aggiunto. Esperienze internazionali mostrano che le stazioni possono utilizzare l’AI per supportare il personale nella previsione della domanda, nella gestione delle code, nell’ottimizzazione della produzione di neve artificiale o nel miglioramento della sicurezza, senza che ciò implichi necessariamente la perdita di posti di lavoro. In altri contesti, ad esempio, la tecnologia viene usata per prevedere l’afflusso degli sciatori e distribuire meglio le risorse sul territorio, oppure per integrare droni e software avanzati nelle operazioni di soccorso in caso di valanga, aumentando la sicurezza senza sostituire del tutto l’intervento umano.

Il dibattito, quindi, non si limita a un confronto tra persone e macchine, ma si estende alla gestione complessiva di un modello economico e sociale sostenibile per le terre alte. La sfida per le comunità montane europee è trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e preservazione della centralità del lavoro umano, mettendo in campo politiche di lungo periodo che tengano conto della cultura locale, delle esigenze occupazionali e delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. In un quadro di trasformazioni profonde, l’AI può diventare uno strumento prezioso, ma la sua introduzione dovrà essere accompagnata da una visione che non sacrifica la componente umana sull’altare dell’efficienza.

Di Fantasy