Il regista americano Darren Aronofsky, noto per film intensi e profondamente umani come Il Cigno Nero, Requiem for a Dream e The Whale, ha compiuto un passo inedito nel mondo della narrazione audiovisiva con On This Day… 1776, una serie di brevi video storici realizzati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Il progetto è nato all’interno del suo studio dedicato all’innovazione con AI, Primordial Soup, e si propone di ripercorrere alcuni momenti cruciali della Guerra di indipendenza americana, precisamente nel 250° anniversario degli eventi che portarono alla nascita degli Stati Uniti. Le puntate — distribuite tramite il canale YouTube di Time Studios e pianificate per essere pubblicate esattamente nelle date corrispondenti alle vicende del 1776 — combinano immagini generate con l’intelligenza artificiale di Google DeepMind con voci recitate da attori reali iscritti al sindacato degli attori SAG-AFTRA e con una colonna sonora originale composta per l’occasione.
L’idea alla base della serie è ambiziosa: non si tratta semplicemente di creare immagini digitali storiche, ma di esplorare come strumenti di AI generativa possano ampliare le possibilità narrative rispetto ai metodi tradizionali. Secondo i promotori, l’intelligenza artificiale non deve sostituire la creatività umana, ma servire come estensione di essa, permettendo a un regista o a un team creativo di dar vita a storie complesse a costi e livelli di accessibilità prima impensabili, soprattutto per produzioni di piccole o medie dimensioni. In questa visione, la tecnologia diventa uno strumento che democratizza la produzione audiovisiva, offrendo nuove strade per raccontare eventi storici con un approccio immersivo e innovativo.
La struttura della serie è semplice ma concettualmente curiosa: ogni episodio è un breve video — di pochi minuti — che mette in scena uno specifico momento del 1776, come il celebre innalzamento della Continental Union Flag da parte di George Washington o un dialogo tra Benjamin Franklin e Thomas Paine che porta alla pubblicazione del pamphlet Common Sense. Le immagini che si vedono sullo schermo sono elaborate dall’intelligenza artificiale, che genera ambientazioni, personaggi e sequenze visive, mentre i dialoghi e le voci sono affidati a interpreti veri, che danno tono e spessore agli eventi narrati. La scelta di sincronizzare l’uscita di ogni episodio con l’anniversario reale dell’evento raccontato è un modo per ancorare l’opera alla memoria storica e creare una sorta di calendario narrativo che accompagna lo spettatore attraverso il corso dell’anno.
Nonostante l’idea di fondo abbia suscitato interesse, la ricezione pubblica e critica è stata nettamente divisa, con una prevalenza di reazioni negative soprattutto per quanto riguarda la qualità visiva dei contenuti. Molti commentatori e utenti hanno sottolineato come le immagini generate appaiano spesso innaturali, con personaggi che cadono in quella che gli esperti di AI chiamano uncanny valley — una sorta di inquietudine provocata da rappresentazioni digitali che assomigliano all’umano ma non lo imitano in modo convincente. Volti rigidi o deformati, movimenti innaturali e dettagli grotteschi sono stati alcuni dei rilievi principali mossi da critici e spettatori, tanto che alcuni commenti online descrivono il risultato finale come “visivamente disturbante” o addirittura “privo di valore estetico”.
Il dibattito che si è sviluppato intorno a On This Day… 1776 tocca un tema più ampio e attuale: il ruolo dell’intelligenza artificiale nella creazione artistica e narrativa. Da un lato, i sostenitori di questo tipo di sperimentazione vedono nell’AI uno strumento che può abbattere le barriere economiche e tecnologiche, offrendo a registi e creativi nuove possibilità espressive. Dall’altro, molti critici e professionisti dell’industria audiovisiva temono che affidarsi troppo alle tecnologie generative rischi di svalutare l’artigianato tradizionale del cinema e della televisione, riducendo il lavoro degli attori, dei tecnici e di tutto l’apparato creativo a una semplice serie di comandi digitali. In particolare, la scelta di utilizzare immagini AI per ritrarre figure storiche e momenti di grande importanza culturale ha sollevato interrogativi etici e artistici su come la tecnologia influenzi la percezione della storia stessa.
La reazione di molti professionisti e di spettatori curiosi riflette anche un nervo scoperto della cultura contemporanea: fino a che punto la tecnologia può integrarsi nella creazione artistica senza perdere quella scintilla di umanità che da sempre caratterizza le grandi opere? In un’epoca in cui l’AI avanza rapidamente, progetti come quello di Aronofsky rappresentano esperimenti cruciali per capire quali saranno i limiti e le potenzialità future, non solo della narrazione storica ma della stessa industria dell’intrattenimento. Se On This Day… 1776 sarà ricordata come una pietra miliare nella storia dell’AI applicata al cinema o come un esempio di tecnologia prematura resta ancora oggetto di confronto, ma il dibattito che ha generato è sicuramente parte di una conversazione più ampia su come gli strumenti digitali stanno rimodellando la creatività contemporanea.
