Il confine tra tecnologia e medicina si fa sempre più sottile, aprendo orizzonti che fino a pochi anni fa sembravano appartenere esclusivamente alla narrazione fantascientifica. All’Ospedale Di Venere di Bari, la realtà ha superato l’immaginazione grazie a un intervento all’avanguardia che segna un punto di svolta per la sanità pugliese e nazionale. Per la prima volta, l’intelligenza artificiale è stata integrata direttamente in un percorso di terapia del dolore cronico attraverso l’impianto di un innovativo sistema di stimolazione midollare, capace di “dialogare” in tempo reale con il corpo del paziente.
Il dolore cronico non è semplicemente un sintomo prolungato, ma una vera e propria patologia che colpisce circa una persona su cinque, compromettendo drasticamente la qualità della vita, la produttività e la stabilità psicologica di chi ne soffre. Per molti pazienti che non trovano sollievo nei farmaci tradizionali o nelle terapie convenzionali, la neurostimolazione rappresenta da tempo un’ancora di salvezza. Tuttavia, la grande sfida è sempre stata l’adattabilità: il dolore non è statico, cambia con il movimento, con le ore del giorno e con lo stato emotivo. Qui entra in gioco la svolta tecnologica introdotta nel presidio barese.
Il dispositivo impiantato non si limita a inviare impulsi elettrici costanti per coprire il segnale del dolore, ma agisce come un osservatore intelligente. Grazie ad algoritmi sofisticati, il sistema analizza costantemente i segnali biologici e comportamentali del paziente, riuscendo a prevedere e riconoscere le variazioni nell’intensità della sofferenza. In modo del tutto automatico, la macchina calibra la stimolazione ad alta frequenza, personalizzando il trattamento istante dopo istante senza che il paziente debba intervenire manualmente su telecomandi o dispositivi esterni.
Questo successo non è però solo il frutto di un progresso tecnologico, ma nasce da una visione clinica integrata. L’intervento è stato infatti reso possibile grazie alla stretta collaborazione di un team multidisciplinare d’eccellenza, dove l’esperienza dei terapisti del dolore si è fusa con la precisione dei neurochirurghi e la competenza dei chirurghi vascolari. È proprio questa sinergia tra diverse specializzazioni a fare la differenza, permettendo di costruire un percorso di cura sartoriale, cucito addosso alle esigenze specifiche di ogni singola persona.
Il responsabile della Terapia del Dolore, Roberto Anaclerio, insieme ai direttori delle unità coinvolte, ha sottolineato come questa tecnologia offra una concreta possibilità di sollievo rapido anche in casi estremamente complessi e resistenti. L’obiettivo finale va oltre la semplice scomparsa del sintomo: si punta a restituire ai pazienti la loro autonomia, permettendo loro di tornare a svolgere le attività quotidiane più semplici, come camminare o riposare senza il tormento di un dolore costante.
L’adozione di simili strumenti presso l’Ospedale Di Venere posiziona la struttura come un polo di riferimento per l’innovazione medica nel Mezzogiorno. In un momento in cui si discute molto delle potenzialità dell’intelligenza artificiale, l’esempio di Bari dimostra come l’algoritmo possa diventare uno strumento di profonda umanizzazione della cura, capace di ascoltare ciò che il corpo non sempre riesce a spiegare a parole e di rispondere con una precisione che la sola mano umana non potrebbe mai raggiungere.
