L’impiego combinato di droni, robot autonomi e intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui vengono studiati gli ecosistemi costieri e i siti archeologici sommersi. All’Università di Udine questa integrazione tecnologica è al centro di una serie di progetti interdisciplinari che puntano a sviluppare metodologie non invasive per l’analisi ambientale e la documentazione del patrimonio culturale subacqueo. Le iniziative presentate dall’ateneo, tra cui i progetti A-Mare e Nauta, prevedono l’utilizzo coordinato di piattaforme aeree, marittime e subacquee, supportate da algoritmi di intelligenza artificiale per l’elaborazione dei dati e la classificazione automatica delle informazioni raccolte.
Il progetto A-Mare è focalizzato sul monitoraggio degli ecosistemi costieri poco profondi, ambienti particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici e alle pressioni antropiche. Attraverso droni aerei, veicoli marini e robot subacquei, i ricercatori acquisiscono dati relativi alla vegetazione, alla biodiversità e alle dinamiche geomorfologiche. Le informazioni raccolte vengono elaborate tramite sistemi di intelligenza artificiale in grado di classificare gli habitat e individuare variazioni ambientali nel tempo. Questo approccio consente di ottenere una mappatura dettagliata delle aree costiere con metodi non invasivi, riducendo l’impatto sulle zone monitorate e migliorando la precisione delle analisi.
La componente tecnologica del progetto comprende l’utilizzo di droni dotati di sensori avanzati e telecamere ad alta risoluzione, capaci di acquisire immagini dettagliate delle coste e dei fondali. I dati visivi e ambientali vengono integrati con misurazioni relative alla qualità dell’acqua e alla morfologia del territorio. L’intelligenza artificiale analizza queste informazioni per riconoscere pattern complessi, come l’erosione costiera o le variazioni nella vegetazione marina. Questo sistema permette di monitorare in modo continuo lo stato di salute degli ecosistemi e di individuare tempestivamente eventuali criticità ambientali.
Parallelamente, il progetto Nauta si concentra sull’esplorazione dei siti archeologici sommersi e sulla documentazione del patrimonio storico presente nei bassi fondali. L’utilizzo di droni e robot subacquei consente di raccogliere dati visivi e acustici georeferenziati, successivamente integrati in una piattaforma informatica unica. Questa metodologia permette di creare mappe ad alta precisione dei siti, facilitando lo studio e la conservazione delle strutture archeologiche. Le tecnologie sviluppate sono già state testate in aree della laguna friulana, dove sono state realizzate ricostruzioni dettagliate di ambienti sommersi difficilmente accessibili.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale rappresenta un elemento centrale di questi progetti. Gli algoritmi vengono utilizzati per analizzare grandi quantità di dati provenienti da sensori e immagini, automatizzando il riconoscimento di specie marine, strutture archeologiche e variazioni ambientali. Questo approccio consente di accelerare l’elaborazione delle informazioni e di ridurre la necessità di analisi manuali, migliorando l’efficienza delle attività di ricerca. L’AI contribuisce inoltre alla creazione di modelli tridimensionali dei fondali e dei siti archeologici, utili per la documentazione e la pianificazione di interventi di tutela.
Un aspetto particolarmente innovativo riguarda l’approccio interdisciplinare adottato dall’Università di Udine. I progetti coinvolgono competenze provenienti da ingegneria, informatica, scienze ambientali e archeologia, con l’obiettivo di sviluppare piattaforme autonome capaci di operare in ambienti complessi. L’uso combinato di droni aerei e robot subacquei permette di ottenere una visione multiscala degli ecosistemi, integrando osservazioni di superficie con dati raccolti in profondità. Questo tipo di integrazione migliora la comprensione delle dinamiche costiere e delle interazioni tra elementi naturali e antropici.
Le tecnologie impiegate includono anche strumenti di acquisizione dati installati su piattaforme nautiche sperimentali, come imbarcazioni laboratorio dotate di sensori per l’analisi di acqua, aria e superficie marina. Questi sistemi consentono di raccogliere informazioni complementari a quelle ottenute dai droni, creando un ecosistema di monitoraggio completo. L’intelligenza artificiale viene utilizzata per integrare i diversi flussi informativi e produrre modelli interpretativi utili alla gestione ambientale e alla conservazione del patrimonio culturale.
