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Alla Milano Design Week 2026, la tecnologia non si limita più a essere un supporto invisibile al progetto, ma diventa essa stessa linguaggio progettuale, materia espressiva e dispositivo narrativo. Il tema del Fuorisalone, “Essere Progetto”, chiarisce fin da subito questa direzione. Non si tratta semplicemente di esporre prodotti o installazioni, ma di costruire esperienze in cui il visitatore entra attivamente in relazione con ambienti ibridi, dove il digitale e il fisico si sovrappongono. In questo contesto, la robotica non è più percepita come tecnologia fredda o industriale, ma come componente sensibile, capace di generare interazione, emozione e adattività.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi è la crescente integrazione tra intelligenza artificiale e design esperienziale. Installazioni come quelle basate su AI dimostrano come gli algoritmi possano intervenire in tempo reale sulla configurazione dello spazio, modificando luci, suoni e dinamiche visive in funzione del comportamento umano. Questo approccio trasforma l’ambiente in un sistema reattivo, in cui il progetto non è statico ma evolve continuamente, ridefinendo il concetto stesso di allestimento.

Allo stesso tempo, la robotica assume un ruolo sempre più sofisticato nella costruzione di ambienti immersivi. Non si parla soltanto di automazione funzionale, ma di veri e propri dispositivi scenografici capaci di muoversi, adattarsi e dialogare con il pubblico. L’installazione Morph Inn di Bridgestone, citata come esempio, evidenzia questa tendenza: il robot non è più uno strumento operativo, ma un elemento spaziale che contribuisce a definire atmosfera, percezione e relazione corporea con lo spazio.

Un altro elemento tecnico centrale è l’utilizzo di nuovi materiali e la ricerca sulla sostenibilità, spesso mediata proprio dalla tecnologia. Il lavoro del Sony Creative Center, ad esempio, introduce materiali compositi ecocompatibili derivati da fibre naturali e riciclate, dimostrando come innovazione tecnologica e responsabilità ambientale possano convergere in un’unica soluzione progettuale. In questo caso, il design diventa piattaforma di sperimentazione materiale, dove la tecnologia non è solo digitale ma anche fisica, tangibile, strutturale.

Contemporaneamente, le grandi aziende tecnologiche reinterpretano il proprio ruolo all’interno del contesto del design. Samsung Electronics, ad esempio, propone un percorso immersivo in cui il design è concepito come atto relazionale, capace di umanizzare la tecnologia. Il focus non è più sulla prestazione tecnica del prodotto, ma sulla sua capacità di inserirsi nella quotidianità in modo emotivo e significativo. Questa impostazione evidenzia un cambio di paradigma: la tecnologia non è più fine a se stessa, ma diventa esperienza, racconto, interazione.

Simile è l’approccio di Sony e Hisense, che attraverso installazioni immersive esplorano rispettivamente il rapporto tra materiali e futuro e quello tra colore, percezione e ambiente domestico. In particolare, l’uso di tecnologie come RGB MiniLED dimostra come l’innovazione hardware venga tradotta in linguaggio spaziale, capace di trasformare un ambiente in un sistema sensoriale complesso.

Un ulteriore elemento di interesse tecnico è l’introduzione di strumenti digitali per la gestione dell’esperienza stessa della Design Week. Il Fuorisalone Passport rappresenta un esempio concreto di digitalizzazione dei flussi di visita: una piattaforma che consente di accedere agli eventi, orientarsi tra i distretti e personalizzare il percorso.

Di Fantasy