Immagine AI

A un evento per investitori tenutosi a Hong Kong il 19 maggio, Bill Winters, amministratore delegato di Standard Chartered dal 2015, ha annunciato un piano di riduzione del personale del back office di oltre il quindici percento entro il 2030, all’interno di una strategia esplicita di sostituzione progressiva del lavoro umano con sistemi di intelligenza artificiale. Il perimetro dichiarato include risorse umane, gestione del rischio e funzioni di compliance distribuite nei principali hub globali della banca, tra cui Bangalore, Tianjin e Varsavia. A fine 2025 il gruppo conta circa 81.000 dipendenti a tempo indeterminato e 17.000 contractor, quindi parliamo, in proiezione, di diverse migliaia di posizioni interessate dalla trasformazione.

La frase che ha innescato la reazione internazionale non è stata però quella sui numeri, ma quella sull’impianto concettuale dell’operazione. Winters ha descritto la mossa non come un classico taglio dei costi, bensì come una sostituzione di “lower-value human capital”, capitale umano a basso valore, con capitale finanziario e di investimento, sostenendo che i posti di lavoro stanno effettivamente diminuendo a favore delle macchine e che l’arrivo dell’AI accelererà questa traiettoria, con possibilità di ricollocamento di alcuni lavoratori tramite percorsi formativi. Il riposizionamento di una parte della forza lavoro all’interno di una metrica di valore economico ha innescato la reazione che era prevedibile attendersi, anche perché viene da un’azienda quotata che dal 2024 ha visto il proprio titolo quasi triplicare anche grazie alla pressione sui costi.

L’ex presidente di Singapore Halimah Yacob è intervenuta su Facebook definendo sgradevole la descrizione dei lavoratori come capitale umano a basso valore, e UNI Global Union, una delle maggiori federazioni sindacali internazionali del settore, ha annunciato il 23 maggio iniziative collettive a sostegno dei dipendenti di Standard Chartered. Il responsabile finanza di UNI, Angelo Di Cristo, ha contestato direttamente il framing aziendale, sostenendo che non si sta parlando di capitale umano in senso astratto ma di migliaia di persone e delle loro famiglie e che i piani di taglio delle banche multinazionali stanno trattando lavoratori dedicati come materiale di consumo. Il giorno successivo all’evento, il 20 maggio, Winters ha diramato un memo interno con cui ha formalmente ritirato l’espressione utilizzata, sostenendo di essere stato frainteso e precisando che la scomparsa di alcune posizioni riflette un cambiamento delle attività, non un cambiamento di valore delle persone. La rettifica, però, non è stata letta dal mondo sindacale come una rettifica sostanziale, perché il piano di riduzione resta invariato.

Sul piano industriale, l’episodio è coerente con quanto sta accadendo presso le grandi banche d’investimento. JPMorgan ha avviato un dispiegamento esteso di strumenti AI nell’investment banking globale e ha cominciato in modo strutturato la sostituzione di attività umane. La differenza, in quel caso, è stata nel registro comunicativo. In un’intervista rilasciata a Bloomberg a Shanghai il 21 maggio, Jamie Dimon ha difeso Winters come amico, riconoscendo però che la comunicazione è stata maldestra, e ha confermato la sostanza del fenomeno, ossia la sparizione progressiva di posizioni di back office. La sua chiave di lettura, più cauta, prevede di gestire il fenomeno principalmente tramite attrition naturale anziché licenziamenti di massa e sostiene che, a fronte della contrazione del back office, il front office a contatto con i clienti vedrà invece crescere il fabbisogno di personale.

La vicenda è interessante perché chiarisce in modo piuttosto netto lo stato attuale della discussione sull’AI nel settore finanziario. Le funzioni più esposte sono quelle in cui il lavoro consiste in operazioni ripetitive di estrazione, classificazione, controllo e produzione di documentazione strutturata, ossia esattamente le attività in cui i modelli linguistici e gli agenti accoppiati a sistemi di workflow stanno raggiungendo livelli di affidabilità compatibili con processi soggetti a vincoli regolamentari. La distanza tra l’approccio di Winters e quello di Dimon non riguarda quindi se questa sostituzione stia avvenendo, su cui entrambi convergono, ma come venga raccontata e gestita verso l’interno e verso i mercati. Resta aperto il punto più delicato, che è quello del trasferimento di competenze, perché un piano di riduzione del quindici percento al 2030 lascia uno spazio temporale teoricamente compatibile con percorsi di riqualificazione strutturati, ma richiede investimenti concreti che, almeno nella comunicazione pubblica del 19 maggio, non sono stati quantificati.

Di Fantasy