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KAIST ha ottenuto il Best Paper Award della rivista IEEE Robotics and Automation Letters a ICRA 2026 con Self-Wearing Adaptive Garments via Soft Robotic Unfurling, ricerca dedicata a un sistema di abbigliamento assistivo capace di indossarsi autonomamente. Il progetto, sviluppato dal gruppo di Jee-Hwan Ryu con la collaborazione del laboratorio di Allison M. Okamura della Stanford University, è rivolto soprattutto a persone anziane, persone con disabilità motorie e pazienti in riabilitazione che incontrano difficoltà nel vestirsi senza assistenza.

Il sistema si chiama SWAG, acronimo di Self-Wearing Adaptive Garment, e non usa un braccio robotico esterno per prendere e guidare l’indumento. La componente robotica viene integrata direttamente nel capo, che può essere una manica, una giacca o un paio di pantaloni. Il vestito si dispiega progressivamente lungo il corpo dell’utente, seguendone la forma grazie a una struttura morbida azionata pneumaticamente.

La tecnologia deriva dai soft growing robot, robot soffici che avanzano facendo evolvere la propria struttura dall’estremità. Nel caso di SWAG il principio viene applicato a una guaina tubolare integrata nell’indumento. Quando il sistema viene pressurizzato, la struttura si estroflette e si srotola verso l’esterno, trascinando con sé il tessuto del capo. L’indumento non viene quindi tirato lungo la pelle, ma si apre progressivamente attorno al braccio o alla gamba.

Questa modalità riduce l’attrito tra pelle e tessuto, uno degli aspetti più delicati nelle tecnologie di vestizione assistita. Nei sistemi tradizionali con manipolatori rigidi, il robot deve afferrare un indumento deformabile, riconoscere la postura della persona, pianificare traiettorie, evitare collisioni e compensare eventuali movimenti dell’utente. La complessità aumenta quando la persona ha mobilità ridotta, articolazioni rigide o non riesce a mantenere una posizione stabile.

SWAG trasferisce una parte dell’adattamento nella struttura fisica dell’indumento. Il corpo dell’utente diventa una guida passiva per il dispiegamento: la guaina morbida segue i contorni dell’arto senza richiedere una pianificazione visiva complessa o un controllo continuo della traiettoria. La conformabilità del materiale riduce inoltre le forze di contatto e rende il sistema più adatto all’interazione diretta con il corpo rispetto a un sistema rigido.

I ricercatori hanno realizzato e testato prototipi per maniche, giacche e pantaloni. Nelle dimostrazioni, la struttura pneumatica è collegata a una base di attuazione che fornisce aria compressa e controlla l’avanzamento del meccanismo. Il capo viene inizialmente posizionato vicino all’arto e, una volta attivato, si apre gradualmente lungo la superficie del corpo fino a completare la fase di indossamento.

Il progetto non rappresenta ancora un indumento commerciale autonomo, perché richiede una fonte di pressione pneumatica, componenti integrate nel tessuto e una procedura iniziale di posizionamento. Mostra però un cambiamento rilevante nel modo di affrontare la robotica assistiva: invece di affidare tutta l’azione a una macchina esterna, il meccanismo di assistenza viene incorporato nell’oggetto quotidiano che deve essere manipolato.

La ricerca amplia l’uso dei soft growing robot oltre i campi più comuni, come esplorazione in ambienti stretti, locomozione e manipolazione. Nel caso di SWAG, la stessa logica viene impiegata per un’attività della vita quotidiana in cui sicurezza, comfort e adattamento al corpo sono più importanti della precisione rigida di un braccio robotico. Il risultato apre applicazioni possibili nella wearable robotics, nell’assistenza domiciliare, nella riabilitazione e nei dispositivi per aumentare l’autonomia durante la vestizione.

Di Fantasy