Il Parlamento europeo sta sviluppando EPGenAI Hub, una piattaforma interna di intelligenza artificiale generativa destinata ai deputati e al personale dell’istituzione. Il sistema permetterà di utilizzare, attraverso un ambiente autorizzato e controllato, modelli sviluppati da Meta, OpenAI, Anthropic e dalla società francese Mistral. La piattaforma si trova ancora in fase di test, ma la distribuzione potrebbe iniziare già nel settembre 2026. Il progetto nasce dalla necessità di regolamentare un utilizzo dell’intelligenza artificiale già ampiamente diffuso all’interno del Parlamento. Circa 2.100 persone, equivalenti a quasi il 20 per cento del personale, utilizzano quotidianamente strumenti basati sull’IA. Una parte rilevante di queste attività viene però svolta mediante servizi pubblici e chatbot commerciali sui quali l’istituzione non possiede un controllo diretto, anche quando vengono elaborati documenti collegati al lavoro legislativo.
EPGenAI Hub dovrebbe quindi trasferire queste attività all’interno di un ambiente selezionato e sottoposto alla supervisione dei sistemi informatici parlamentari. L’obiettivo non è soltanto rendere più rapido il lavoro, ma ridurre il rischio che proposte legislative, emendamenti, interrogazioni, discorsi e informazioni riservate vengano inseriti in applicazioni pubbliche senza adeguate garanzie sul trattamento dei dati. All’inizio di luglio 2026, diversi presidenti delle commissioni parlamentari hanno segnalato un ricorso crescente all’intelligenza artificiale da parte degli eurodeputati e dei loro assistenti per preparare emendamenti e altri testi legislativi. Tra gli elementi che avrebbero reso riconoscibile questo utilizzo figurano l’aumento degli emendamenti da tradurre, la presenza di stili di scrittura ricorrenti e alcuni riferimenti a norme inesistenti, riconducibili alle cosiddette allucinazioni dei modelli generativi.
La struttura tecnica di EPGenAI Hub prevede due differenti livelli di accesso. Il primo consentirà di utilizzare modelli eseguiti direttamente sull’infrastruttura del Parlamento europeo. Tra quelli previsti figurano Llama di Meta, distribuito con pesi aperti, GPT-OSS di OpenAI e Mistral Small. In questa configurazione, i dati e i documenti elaborati resteranno all’interno dei sistemi dell’istituzione, offrendo maggiori garanzie per la gestione delle informazioni sensibili. Il secondo livello permetterà invece di accedere a servizi esterni più potenti, tra cui ChatGPT di OpenAI e Claude Sonnet di Anthropic. Questa modalità dovrebbe fornire capacità superiori nelle attività più complesse, ma comporterà l’elaborazione delle informazioni attraverso infrastrutture esterne. La piattaforma distinguerà quindi tra modelli locali, scelti soprattutto per la riservatezza dei dati, e modelli disponibili tramite cloud, utilizzati quando sono necessarie prestazioni più avanzate.
EPGenAI Hub è già stato presentato a deputati e dipendenti durante alcuni workshop dedicati all’impiego dell’intelligenza artificiale per lavorare in maniera più rapida ed efficiente. La disponibilità di uno strumento istituzionale rappresenta anche una risposta alle restrizioni introdotte nei mesi precedenti. Nel febbraio 2026, infatti, il Parlamento europeo aveva disattivato le funzionalità di intelligenza artificiale integrate nei tablet forniti agli eurodeputati. Il servizio informatico dell’istituzione aveva rilevato l’impossibilità di determinare con precisione la quantità e la tipologia dei dati inviati da quelle funzioni verso infrastrutture cloud esterne. La nuova piattaforma dovrebbe affrontare il medesimo problema offrendo un’alternativa controllata, invece di limitarsi a vietare l’impiego degli strumenti generativi.
Alla componente tecnologica dovrà però essere affiancato un sistema di regole. Attualmente gli eurodeputati non sono obbligati a dichiarare se un emendamento, un’interrogazione parlamentare o un discorso siano stati preparati con l’assistenza dell’intelligenza artificiale. Il personale è invece sottoposto a disposizioni più rigide. Le linee guida adottate nell’aprile 2024, attualmente in fase di revisione, stabiliscono che i dipendenti debbano segnalare i contenuti realizzati con il supporto dell’IA e vietano l’inserimento di informazioni sensibili nei sistemi pubblici. I presidenti delle commissioni hanno chiesto al segretario generale del Parlamento europeo, Alessandro Chiocchetti, di predisporre indicazioni specifiche anche per gli eurodeputati. Chiocchetti ha osservato che l’introduzione di obblighi vincolanti potrebbe rientrare nelle competenze della commissione per gli affari costituzionali. Per imporre formalmente la dichiarazione dell’impiego dell’intelligenza artificiale potrebbe infatti essere necessario modificare il regolamento interno del Parlamento. Brando Benifei, eurodeputato del gruppo dei Socialisti e Democratici e relatore durante i lavori parlamentari sull’AI Act, ha collegato la questione alla credibilità dell’istituzione. Il Parlamento, secondo Benifei, non è rimasto immune dalla diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale di scarsa qualità o potenzialmente fuorvianti e dovrebbe quindi dare l’esempio mentre diventano applicabili le disposizioni sulla trasparenza previste dalla normativa europea. Barry Andrews, eurodeputato irlandese di Renew Europe e presidente della commissione per lo sviluppo, ha invece sottolineato che la redazione di interrogazioni, discorsi ed emendamenti rientra tra le funzioni democratiche fondamentali per le quali i parlamentari sono stati eletti. L’impiego dell’intelligenza artificiale in queste attività pone quindi una questione non soltanto tecnica, ma anche relativa alla responsabilità politica degli eletti.
La composizione della piattaforma apre inoltre un problema legato alla sovranità digitale europea. EPGenAI Hub offrirà accesso ad alcuni modelli europei, ma i sistemi esterni più avanzati indicati nella configurazione iniziale appartengono a società statunitensi. Il Parlamento rischia pertanto di aumentare la propria dipendenza dai fornitori americani proprio mentre le istituzioni dell’Unione cercano di ridurre l’utilizzo delle tecnologie provenienti dagli Stati Uniti. Nel giugno 2026 il Parlamento europeo aveva sostituito Google con il motore di ricerca francese Qwant come servizio predefinito, motivando la decisione con esigenze di protezione dei dati e sovranità digitale. L’inclusione di ChatGPT e Claude Sonnet nella nuova piattaforma sembra muoversi nella direzione opposta, almeno per quanto riguarda i modelli dotati delle capacità più elevate.
L’elenco definitivo dei sistemi disponibili non è tuttavia ancora stabilito. Il servizio stampa del Parlamento ha precisato che la selezione dei modelli è in fase di revisione, soprattutto in relazione alla disponibilità di soluzioni open source e di modelli europei sovrani forniti attraverso operatori cloud recentemente contrattualizzati dalla Commissione europea. La presenza dei fornitori statunitensi nella versione iniziale potrebbe quindi essere modificata in base alle future scelte tecnologiche e alle procedure di approvvigionamento. L’assetto definitivo di EPGenAI Hub dipenderà dalla capacità delle infrastrutture cloud sovrane europee di offrire modelli sufficientemente avanzati e affidabili. Se queste soluzioni riusciranno a sostenere le attività legislative più complesse, la piattaforma potrà evolvere verso un sistema maggiormente autonomo. In caso contrario, rischierà di diventare soprattutto un accesso amministrato e controllato ai servizi delle grandi aziende tecnologiche statunitensi.
Resta inoltre aperta la questione della trasparenza. La disponibilità di un ambiente istituzionale può migliorare la protezione dei dati e consentire il controllo degli strumenti utilizzati, ma non stabilisce automaticamente in quali attività sia opportuno ricorrere all’intelligenza artificiale né quando i parlamentari debbano dichiararne l’impiego. Il funzionamento effettivo di EPGenAI Hub dipenderà quindi sia dalla configurazione tecnica scelta sia dalle regole che il Parlamento europeo deciderà di applicare alla produzione di testi legislativi e politici.
