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Negli Stati Uniti stanno aumentando le richieste di inserire nei contratti prematrimoniali clausole dedicate alle relazioni sentimentali o sessuali con sistemi di intelligenza artificiale. Alcune coppie chiedono che l’interazione con chatbot, compagni virtuali e avatar venga inclusa nella definizione contrattuale di infedeltà, insieme ai comportamenti tradizionalmente associati al tradimento. Le richieste sono state segnalate da Hello Prenups, un servizio online specializzato nella preparazione di accordi prematrimoniali. Julia Rodgers, amministratrice delegata dell’azienda, ha spiegato che alcuni clienti chiedono di ampliare le clausole sull’infedeltà in modo da comprendere anche le relazioni sviluppate con sistemi AI.

Il fenomeno nasce dalla crescente diffusione di chatbot progettati per intrattenere conversazioni personali, affettive o sessuali. Questi sistemi possono assumere un’identità stabile, ricordare informazioni sull’utente, simulare un legame esclusivo e adattare progressivamente il proprio comportamento alle preferenze della persona con cui interagiscono. A differenza di un normale assistente digitale, un compagno AI può essere utilizzato per creare una relazione continuativa. L’utente può attribuirgli un nome, un volto, una personalità e un ruolo preciso, sviluppando nel tempo una forma di coinvolgimento emotivo che il partner umano può percepire come paragonabile a una relazione extraconiugale.

Le clausole elaborate per questi casi cercano di definire in modo esplicito quali comportamenti debbano essere considerati infedeltà. Una formulazione utilizzata nei contratti comprende l’interazione intenzionale con chatbot, compagni virtuali, avatar o sistemi analoghi allo scopo di instaurare o mantenere una relazione romantica o sessuale. La definizione può includere lo scambio di messaggi o immagini sessualmente espliciti, la partecipazione a giochi di ruolo erotici, il cybersesso, l’espressione di sentimenti romantici e la creazione di un rapporto presentato come esclusivo. Può inoltre essere considerata rilevante una relazione intima continuativa che, secondo la valutazione di una persona ragionevole, possieda una natura sentimentale o sessuale. Questa formulazione cerca di includere anche i comportamenti difficili da classificare attraverso singoli messaggi, ma caratterizzati da continuità, segretezza e coinvolgimento emotivo.

Il problema sta entrando anche nelle consulenze legali relative alle separazioni. Lisa Zeiderman, avvocata di New York specializzata in diritto di famiglia, ha riferito che le relazioni con l’intelligenza artificiale vengono citate sempre più spesso durante i colloqui con persone che stanno valutando il divorzio. Le coppie chiedono come queste interazioni possano essere definite all’interno di un contratto e in che modo un’eventuale violazione possa essere dimostrata e fatta valere. Il dubbio non riguarda soltanto la natura morale del comportamento, ma la possibilità di trasformare un limite concordato dalla coppia in un obbligo giuridicamente riconoscibile.

Anche la percezione sociale dell’infedeltà sta iniziando a comprendere le relazioni con sistemi AI. Una ricerca del Kinsey Institute dell’Università dell’Indiana ha rilevato che il 61 per cento degli adulti non sposati intervistati considera una forma di tradimento lo scambio di messaggi sessuali con un chatbot o l’innamoramento nei suoi confronti. Il dato mostra che l’assenza di una seconda persona umana non elimina necessariamente la percezione della violazione. Per molti individui, l’infedeltà non dipende soltanto dal contatto fisico, ma anche dalla destinazione dell’attenzione emotiva, dalla segretezza e dalla creazione di un’intimità esclusiva al di fuori della coppia.

La validità giuridica delle clausole sull’infedeltà con l’intelligenza artificiale rimane tuttavia incerta. Le relazioni con i chatbot sono difficili da definire in termini oggettivi perché possono comprendere comportamenti molto diversi, dalla semplice consultazione occasionale fino a un rapporto quotidiano caratterizzato da contenuti romantici o sessuali. La difficoltà aumenta perché l’interlocutore non è una persona. Una relazione extraconiugale tradizionale coinvolge due soggetti umani e può essere ricostruita attraverso incontri, comunicazioni e altri elementi verificabili. Nel caso di un chatbot, il rapporto esiste principalmente attraverso l’interazione tra l’utente e un sistema software. Questa caratteristica può rendere più complesso stabilire se il comportamento abbia effettivamente violato il contratto e quali conseguenze debbano derivarne. Non è ancora chiaro come i tribunali possano valutare il livello di coinvolgimento emotivo, la natura delle conversazioni o l’intenzione della persona che utilizza il sistema.

La semplice presenza di un’applicazione AI sul dispositivo non sarebbe sufficiente a dimostrare una relazione. Un chatbot può infatti essere utilizzato per lavoro, informazione, assistenza personale, intrattenimento, scrittura creativa o sostegno emotivo non romantico. Per produrre effetti concreti, una clausola deve quindi evitare formulazioni troppo generiche. Gli avvocati specializzati in accordi matrimoniali sottolineano la necessità di definire con precisione i comportamenti vietati, le modalità attraverso le quali potrà essere accertata la violazione e le conseguenze economiche previste.

La stessa attenzione è necessaria negli accordi stipulati dopo il matrimonio. Un contratto postmatrimoniale può introdurre regole nuove durante il rapporto, ma deve descrivere in modo sufficientemente chiaro ciò che le parti intendono vietare. La definizione dovrebbe distinguere tra l’utilizzo generico dell’intelligenza artificiale e la costruzione intenzionale di una relazione romantica o sessuale. Senza questa distinzione, la clausola potrebbe diventare eccessivamente ampia e comprendere attività che la coppia non aveva realmente intenzione di limitare.

Un altro elemento riguarda la prova. Le parti devono stabilire quali dati possano essere utilizzati per dimostrare la violazione, tenendo conto della privacy e dell’accesso ai dispositivi personali. Le conversazioni con un chatbot possono essere archiviate nell’applicazione, sincronizzate nel cloud, cancellate o esportate. Alcuni sistemi conservano anche informazioni sulla frequenza delle interazioni, sugli acquisti effettuati e sulla personalizzazione del compagno virtuale. L’eventuale raccolta di queste prove deve però rispettare le norme sull’accesso ai dispositivi, agli account e alle comunicazioni private. Il fatto che una persona sospetti una violazione contrattuale non le attribuisce automaticamente il diritto di accedere senza autorizzazione alle credenziali o ai dispositivi del partner.

Le clausole devono inoltre indicare le conseguenze della violazione. Un accordo potrebbe prevedere un determinato pagamento, una diversa distribuzione di alcuni beni o altre conseguenze economiche concordate dalla coppia. L’effettiva applicabilità dipenderà però dal diritto dello Stato interessato e dai limiti previsti per gli accordi prematrimoniali e postmatrimoniali. In alcune giurisdizioni, le clausole legate ai comportamenti personali possono essere esaminate con maggiore cautela rispetto alle disposizioni puramente patrimoniali.

La discussione mostra anche che non esiste una definizione universale di tradimento con l’intelligenza artificiale. Una coppia potrebbe considerare accettabile la consultazione di contenuti erotici generati dall’AI, ma ritenere inaccettabile la creazione di un compagno virtuale dotato di nome, volto e personalità stabile. Un’altra coppia potrebbe distinguere tra conversazioni occasionali e interazioni quotidiane nascoste al partner. Per altre persone, il limite potrebbe essere rappresentato dalla presenza di messaggi sessuali, dalla dichiarazione di sentimenti romantici oppure dal pagamento di abbonamenti e contenuti personalizzati.

La differenza non dipende quindi soltanto dalla tecnologia utilizzata, ma dal significato attribuito al comportamento all’interno della relazione. Lo stesso strumento può essere vissuto come semplice intrattenimento da una persona e come violazione dell’esclusività emotiva da un’altra. Per questo motivo, gli specialisti consigliano alle coppie di discutere preventivamente i limiti relativi all’uso dei sistemi AI. Una clausola contrattuale può formalizzare un accordo, ma non può sostituire la definizione condivisa di ciò che entrambi i partner considerano accettabile.

La questione non riguarda esclusivamente gli Stati Uniti. Anche in Corea del Sud, nel 2024, aveva attirato attenzione il racconto di una persona convinta che il proprio coniuge stesse sviluppando una relazione sentimentale con ChatGPT. La diffusione internazionale di casi simili mostra che il problema non è legato a una singola applicazione o cultura. La crescente capacità dei chatbot di simulare vicinanza emotiva sta modificando il modo in cui le coppie discutono esclusività, intimità e fedeltà.

I sistemi conversazionali sono disponibili in qualsiasi momento, rispondono in modo personalizzato e possono essere progettati per mostrare attenzione, affetto e disponibilità costante. Queste caratteristiche possono rendere l’interazione particolarmente coinvolgente per persone che cercano ascolto, conferme o una relazione priva dei conflitti tipici dei rapporti umani. Il sistema non prova sentimenti nel senso umano del termine, ma l’esperienza emotiva dell’utente può comunque essere reale. Dal punto di vista della coppia, ciò che conta può essere il tempo, la segretezza e l’investimento affettivo destinati alla relazione digitale, più che la natura dell’interlocutore.

L’introduzione di clausole sull’infedeltà con l’intelligenza artificiale rappresenta quindi un tentativo di applicare strumenti giuridici esistenti a un comportamento nuovo. La loro efficacia dipenderà dalla precisione delle definizioni, dalla possibilità di dimostrare la violazione e dalla compatibilità delle conseguenze previste con il diritto applicabile. Prima ancora della validità legale, il fenomeno evidenzia la necessità di regole condivise all’interno delle relazioni. Con l’aumento dei compagni virtuali e delle interazioni emotive con i chatbot, le coppie dovranno stabilire in modo sempre più esplicito dove termina l’uso personale della tecnologia e dove inizia una forma di intimità percepita come tradimento.

Di Fantasy