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Google ha deciso di firmare il Codice di buone pratiche dell’Unione europea sulla trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, il quadro volontario predisposto per aiutare aziende e fornitori tecnologici a rispettare gli obblighi che diventeranno vincolanti dal 2 agosto 2026. L’adesione al codice è facoltativa, ma non lo sono le disposizioni dell’AI Act che impongono ai fornitori di sistemi capaci di generare o modificare audio, immagini, video e testi sintetici di contrassegnare gli output in un formato leggibile dalle macchine, affinché possano essere riconosciuti come artificiali. Le aziende che utilizzano questi sistemi dovranno inoltre rendere chiaramente identificabili i deepfake e i testi generati dall’AI pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse generale, salvo quando il contenuto sia stato sottoposto a revisione umana e una persona o un’organizzazione ne assuma la responsabilità editoriale. Il codice, elaborato da esperti indipendenti convocati dall’AI Office europeo e pubblicato il 10 giugno 2026, divide gli impegni tra i fornitori che devono inserire i contrassegni alla fonte e i soggetti che distribuiscono i contenuti al pubblico. Non prescrive un’unica tecnologia, ma prevede una combinazione di metadati leggibili automaticamente, filigrane digitali e sistemi di tracciamento della provenienza, lasciando ai singoli fornitori la scelta delle soluzioni da adottare.

La Commissione europea e l’AI Board degli Stati membri hanno riconosciuto il codice come uno strumento adeguato per dimostrare la conformità, attribuendo alla firma un valore operativo e giuridico. Le aziende aderenti ottengono un percorso di conformità riconosciuto in tutti i 27 Stati membri e saranno sottoposte principalmente al controllo sul rispetto degli impegni assunti, mentre quelle che non firmano dovranno dimostrare autonomamente alle autorità nazionali che i propri sistemi di marcatura ed etichettatura sono sufficienti, con la possibilità di ricevere richieste di informazioni più frequenti. L’applicazione delle norme spetterà soprattutto alle autorità nazionali di sorveglianza del mercato e le violazioni potranno comportare sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo dell’impresa. L’AI Office aveva invitato le organizzazioni a presentare i moduli di adesione entro il 22 luglio 2026 per comparire nel primo elenco pubblico dei firmatari precedente all’entrata in vigore degli obblighi. I sistemi generativi già disponibili sul mercato prima del 2 agosto potranno invece beneficiare di un periodo transitorio fino al 2 dicembre 2026 per adeguarsi alla marcatura leggibile dalle macchine. Le regole hanno inoltre una portata extraterritoriale, perché si applicano anche ai fornitori con sede fuori dall’Europa quando i loro output vengono utilizzati nel mercato dell’Unione.

Google considera la firma una prosecuzione della propria adesione, avvenuta nel 2025, al distinto codice europeo dedicato ai modelli di intelligenza artificiale per finalità generali. L’azienda sta accelerando l’adozione di C2PA, lo standard industriale utilizzato per conservare e verificare le informazioni sulla provenienza dei contenuti, e continuerà a sviluppare SynthID, la propria tecnologia di watermarking applicabile a immagini, audio, video e testi generati dall’AI. Google sta inoltre collaborando con Apple, ElevenLabs, Kakao, Nvidia e OpenAI per rendere interoperabili questi sistemi tra piattaforme differenti, un requisito essenziale per consentire il riconoscimento dei contenuti anche quando vengono trasferiti tra servizi di aziende diverse. Non esiste tuttavia ancora un singolo standard universalmente adottato e Google ha accompagnato l’adesione con alcune riserve sull’attuazione delle norme. Karen Massin, responsabile delle politiche pubbliche di Google presso le istituzioni europee, ha osservato che l’aggiunta di ulteriore complessità normativa durante una fase di rapida evoluzione tecnologica potrebbe entrare in contrasto con gli obiettivi europei di competitività e semplificazione. Secondo Google, la presenza contemporanea di etichette sovrapposte, avvisi e dichiarazioni legali rischia di rendere più difficile, invece che più semplice, comprendere la natura dei contenuti visualizzati.

La posizione dell’azienda riflette quindi un sostegno al principio della trasparenza accompagnato da dubbi sulle modalità concrete di applicazione. Nel corso del 2026 la Commissione ha cercato di ridurre la complessità della normativa digitale europea e lo stesso periodo transitorio concesso ai sistemi già esistenti deriva da questo processo di semplificazione. Nel frattempo alcune piattaforme hanno introdotto autonomamente strumenti di trasparenza, come i controlli messi a disposizione da TikTok per gestire la presenza di contenuti generati dall’AI nei feed, mentre altri governi stanno preparando strutture proprie, compresa una task force britannica dedicata all’intelligenza artificiale. L’Unione europea resta però il primo ordinamento ad associare obblighi espliciti di marcatura ed etichettatura dei media sintetici a sanzioni economiche. L’adesione di un fornitore delle dimensioni di Google rafforza il codice come riferimento operativo e rende più difficile per laboratori concorrenti e sviluppatori di dimensioni inferiori considerarlo un’iniziativa puramente opzionale. La verifica decisiva inizierà dopo il 2 agosto 2026, quando le autorità dovranno stabilire se le marcature tecniche sono realmente rilevabili e se le etichette mostrate agli utenti permettono di riconoscere con chiarezza i contenuti generati o modificati dall’intelligenza artificiale.

Di Fantasy