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La Commissione europea ha proposto un sistema comune di classificazione della sostenibilità dei data center che, a partire dal 2027, produrrà automaticamente etichette elettroniche contenenti informazioni sull’efficienza energetica, sull’utilizzo dell’acqua, sulla provenienza dell’energia e sul contributo delle infrastrutture alla rete elettrica. Il sistema riguarderà i singoli data center con una potenza IT installata superiore a 500 kW e nasce nell’ambito di un regolamento delegato che integra la direttiva europea sull’efficienza energetica e modifica il regolamento del 2024 con cui era stata creata la banca dati europea dei data center e il relativo sistema di comunicazione degli indicatori. La misura fa parte del Data Centre Energy Efficiency Package, che comprende anche una valutazione dei dati già comunicati dagli operatori e una consultazione pubblica destinata alla futura definizione di requisiti minimi di prestazione per i data center operativi nell’Unione.

Le etichette saranno generate direttamente dalla banca dati europea utilizzando le informazioni che gli operatori sono già tenuti a comunicare. La prima emissione dovrà avvenire entro il 15 agosto 2027 e il processo verrà ripetuto ogni anno. Ogni etichetta resterà valida dal 15 agosto dell’anno di emissione fino al 15 agosto dell’anno successivo e sarà resa disponibile elettronicamente in tutte le lingue ufficiali dell’Unione Europea. Poiché i dati necessari provengono dal sistema di reporting introdotto nel 2024, la Commissione non prevede nuovi obblighi amministrativi specifici collegati alla produzione delle etichette. La piattaforma europea è operativa da settembre 2024 e ha già raccolto i dati relativi ai periodi di comunicazione 2024 e 2025.

Uno degli elementi centrali dell’etichetta sarà la valutazione dell’efficienza energetica attraverso il Power Usage Effectiveness, PUE, indicatore che mette in relazione il consumo energetico complessivo del data center con quello direttamente utilizzato dalle apparecchiature informatiche. Il sistema utilizzerà una classificazione da A a G: la classe A sarà assegnata alle infrastrutture con PUE pari o inferiore a 1,15, mentre la classe G comprenderà valori superiori a 1,9. Una classificazione analoga verrà applicata all’efficienza nell’utilizzo dell’acqua attraverso il Water Usage Effectiveness, WUE. In questo caso la classe A corrisponderà a un valore pari o inferiore a 0,1, mentre la classe G scatterà oltre 1,0. Il confronto dovrà comunque tenere conto delle caratteristiche locali, perché sia il consumo necessario al raffreddamento sia l’impiego dell’acqua possono essere influenzati dal clima e dalle condizioni ambientali dell’area in cui è situata l’infrastruttura.

Per questo motivo ogni etichetta sarà accompagnata da un documento predisposto dalla Commissione che aiuterà a interpretare correttamente gli indicatori. Per il PUE verrà considerato anche il rapporto con le condizioni climatiche locali, mentre per il WUE verranno fornite indicazioni relative al livello di stress idrico dell’area interessata. L’obiettivo è evitare che valori numerici identici vengano interpretati nello stesso modo in contesti geografici profondamente differenti e permettere confronti soprattutto tra strutture situate nella stessa regione o sottoposte a condizioni ambientali comparabili.

L’etichetta non conterrà soltanto le due classi relative a energia e acqua. Saranno indicati il nome del data center, il soggetto che lo gestisce, la tipologia della struttura, la localizzazione, la categoria dimensionale, il periodo di riferimento dei dati e la data di entrata in funzione. Sarà presente anche un codice QR collegato alla registrazione conservata nella banca dati europea. Una parte specifica sarà dedicata alla provenienza dell’energia utilizzata, distinguendo la generazione rinnovabile e nucleare prodotta direttamente presso il sito, l’energia acquistata attraverso Power Purchase Agreement, quella coperta da garanzie di origine e le fonti non specificate.

Verranno inoltre riportati i cooling degree days, indicatore utilizzato per descrivere il fabbisogno di raffreddamento determinato dalle condizioni climatiche, insieme a informazioni sulla capacità dell’infrastruttura di fornire servizi di flessibilità alla rete elettrica. L’etichetta segnalerà anche se il data center è predisposto al riutilizzo del calore di scarto, attraverso la qualifica di “waste heat reuse ready”, e quale percentuale dell’energia pulita contrattualizzata contribuisce effettivamente alla creazione di nuova capacità di generazione. Ai fini di quest’ultimo indicatore, un data center viene considerato responsabile dell’aggiunta di nuova capacità energetica pulita quando dispone di Power Purchase Agreement stipulati con impianti rinnovabili o nucleari entrati in funzione da non più di dieci anni oppure sottoposti a una ristrutturazione sostanziale nello stesso intervallo temporale.

Il sistema europeo prende quindi in considerazione tre dimensioni principali della sostenibilità: l’efficienza nell’impiego dell’elettricità, l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua e il ricorso a fonti energetiche a basse emissioni. A queste si aggiungono gli indicatori relativi all’interazione con la rete elettrica e alla possibilità di recuperare il calore prodotto dai server e dalle altre apparecchiature. L’intento è creare un insieme di informazioni standardizzato che permetta di confrontare le infrastrutture e che possa essere utilizzato sia dalle autorità pubbliche sia dai clienti che acquistano servizi digitali, cloud e capacità di calcolo.

Gli operatori saranno tenuti a rendere disponibile elettronicamente l’etichetta a chiunque ne faccia richiesta e non potranno creare o mostrare sistemi grafici che imitino quello ufficiale. Per i data center con una potenza IT installata inferiore a 500 kW la partecipazione sarà invece volontaria. La possibilità di aderire volontariamente verrà riconosciuta anche alle strutture non ancora operative: in questo caso potranno essere comunicati gli indicatori che il progetto prevede di raggiungere dopo due anni solari di funzionamento. Sono invece esclusi dagli obblighi di reporting i data center utilizzati esclusivamente per attività di difesa o di protezione civile di uno Stato membro.

La nuova classificazione utilizza indicatori già presenti nel sistema europeo di comunicazione dei dati proprio per evitare la duplicazione degli adempimenti. I parametri visualizzati sono stati selezionati tra quelli già trasmessi dagli operatori alla banca dati europea e le soglie delle singole classi sono state definite attraverso l’analisi dei dati raccolti durante il primo periodo di reporting, insieme all’esame della normativa esistente, degli standard, delle iniziative e dei benchmark già utilizzati nel settore. Le soglie potranno essere modificate in futuro per seguire il progresso tecnologico e aumentare progressivamente il livello di sostenibilità richiesto alle infrastrutture.

Il regolamento interviene anche su alcune definizioni tecniche del precedente sistema di reporting per rendere le informazioni più uniformi e utilizzabili nella nuova etichetta. Viene introdotta, tra le altre, la definizione di data center predisposto al recupero del calore di scarto e vengono aggiornate quelle relative alla localizzazione, alle funzioni offerte alla rete, al WUE e ad alcuni indicatori energetici. Il riferimento all’acqua potabile in ingresso viene inoltre sostituito con quello più ampio di acqua dolce, in modo da allineare la terminologia al quadro europeo sulla gestione delle risorse idriche.

Il sistema è destinato anche a interagire con altre politiche dell’Unione. La classificazione potrà essere utilizzata per valutare la sostenibilità dei data center nell’ambito di altri provvedimenti europei, compreso il Cloud and AI Development Act, ed è stata considerata anche nella revisione degli atti delegati climatici e ambientali collegati alla tassonomia europea. I dati comunicati attraverso il sistema dovrebbero inoltre diventare una delle fonti principali utilizzate da Eurostat per le statistiche relative ai consumi energetici dei data center, evitando agli operatori di dover trasmettere le stesse informazioni separatamente alle autorità nazionali responsabili della banca dati e agli istituti statistici.

L’iniziativa è direttamente collegata alla crescita della capacità di calcolo europea e all’espansione dei carichi generati dall’intelligenza artificiale. Nel 2024 i data center presenti nell’Unione Europea hanno consumato circa 68 TWh di elettricità. Entro il 2030 il valore potrebbe salire a circa 114 TWh, equivalenti al 3,2% della domanda elettrica complessiva dell’Unione, con l’adozione accelerata dell’intelligenza artificiale indicata tra le principali cause dell’aumento. A livello mondiale i data center rappresentano attualmente circa l’1,5% dei consumi elettrici annuali, pari a circa 415 TWh, mentre le proiezioni indicano un possibile incremento fino a 945 TWh entro il 2030.

Parallelamente l’Unione Europea punta ad aumentare fortemente la propria capacità di data center, con l’obiettivo di triplicarla nell’arco dei prossimi anni per sostenere lo sviluppo del cloud, dell’intelligenza artificiale e dell’autonomia tecnologica europea. L’incremento della capacità infrastrutturale comporta tuttavia un aumento della domanda elettrica, del carico sulle reti e dell’impiego di risorse naturali, in particolare dell’acqua utilizzata nei sistemi di raffreddamento. Da qui la scelta di affiancare l’espansione del settore a strumenti che permettano di misurarne in modo uniforme l’impatto energetico e ambientale.

I margini potenziali di miglioramento sono significativi. Il passaggio da un PUE di 1,6, valore vicino all’attuale media europea, a un PUE di 1,2, raggiungibile attraverso le migliori tecnologie disponibili, può ridurre del 25% il consumo elettrico complessivo di un data center. Una riduzione del WUE da 1,0 a 0,5 può invece dimezzare il consumo di acqua. Anche il calore di scarto costituisce una risorsa rilevante: il recupero medio del 50% del calore prodotto dai data center europei potrebbe teoricamente coprire il fabbisogno complessivo di riscaldamento di quasi quattro milioni di abitazioni, soprattutto attraverso l’integrazione con reti di teleriscaldamento e altre utenze vicine.

La preparazione del sistema di classificazione si è sviluppata tra il 2025 e il 2026. Uno studio di assistenza tecnica è stato condotto tra gennaio e novembre 2025, insieme a quattro workshop con gli stakeholder ai quali hanno partecipato mediamente circa 150 persone. Sono stati inoltre realizzati due questionari online, che hanno raccolto rispettivamente 105 e 145 risposte, 14 interviste mirate e una consultazione pubblica svolta dal 26 marzo al 23 aprile 2026. Nel luglio 2025 era già stata pubblicata un’analisi dei dati raccolti durante il primo periodo di reporting, utilizzata successivamente per la definizione degli indicatori e delle soglie.

Il regolamento delegato adottato dalla Commissione passa ora al controllo del Parlamento europeo e del Consiglio per un periodo di due mesi. Le due istituzioni possono opporsi all’atto, ad esempio contestando l’esercizio della delega o la procedura seguita, ma non possono modificarne direttamente il testo. In assenza di obiezioni, il regolamento entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea e le prime etichette di sostenibilità dei singoli data center sono previste nel corso del 2027.

Il funzionamento del sistema sarà riesaminato entro il 31 dicembre 2028 e successivamente ogni tre anni. Durante queste revisioni la Commissione potrà valutare eventuali modifiche, tra cui l’introduzione di un indicatore aggregato capace di sintetizzare in un’unica valutazione la sostenibilità complessiva di ciascun data center e la possibile introduzione di procedure di certificazione o audit dei dati comunicati dagli operatori.

Parallelamente è stata avviata la definizione di requisiti minimi di prestazione per i data center europei. La relativa consultazione pubblica resterà aperta fino al 14 dicembre 2026, mentre la proposta definitiva è prevista per il secondo trimestre del 2027. Il lavoro è accompagnato da uno studio iniziato nei primi mesi del 2026 e destinato a proseguire per 24 mesi. L’introduzione di criteri comuni dovrebbe limitare la frammentazione normativa tra gli Stati membri ed evitare che l’adozione di requisiti nazionali differenti produca condizioni operative disomogenee per le aziende che gestiscono infrastrutture in più Paesi europei.

La Commissione sta inoltre proseguendo il lavoro avviato con una dichiarazione di intenti firmata nel giugno 2026, che coinvolge operatori di data center, gestori delle reti elettriche, fornitori di energia e autorità pubbliche. L’obiettivo è arrivare a un accordo tripartito sui data center nella seconda metà del 2026, collegando l’espansione delle infrastrutture digitali alla pianificazione energetica e alle esigenze delle reti. Il nuovo sistema di etichettatura costituisce quindi il primo strumento comune destinato a rendere confrontabili su scala europea consumi, utilizzo dell’acqua, provenienza dell’energia, flessibilità elettrica e recupero del calore delle infrastrutture che sostengono cloud e intelligenza artificiale.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy