Nel confronto sempre più acceso sugli agenti di intelligenza artificiale per le aziende, Microsoft ha scelto di alzare il tono e chiarire la propria posizione. Dopo aver analizzato a fondo soluzioni emergenti come Claude Cowork di Anthropic e l’agente open source OpenClo, l’azienda di Redmond ha lanciato un messaggio interno molto netto: la competizione con OpenAI non si vince sul singolo prodotto, ma sull’ecosistema.
Secondo quanto riportato da The Information, il segnale è arrivato direttamente dai vertici commerciali. Judson Althoff, responsabile delle vendite di Microsoft, ha invitato i team a comunicare con decisione un concetto chiave: Microsoft si troverebbe in una posizione unica per competere con il nuovo agente aziendale di OpenAI, noto come Frontier. Un prodotto che promette di inaugurare davvero l’era degli agenti AI coordinati, capaci di creare e gestire “pari” artificiali che collaborano tra loro.
La preoccupazione di Microsoft non nasce dal nulla. L’avanzata di Frontier e la collaborazione sempre più stretta tra OpenAI e Anthropic hanno acceso i riflettori su un possibile indebolimento del valore percepito del software enterprise tradizionale. In un mercato che guarda agli agenti AI come al prossimo grande salto di produttività, ogni segnale di disintermediazione viene letto con attenzione, tanto da riflettersi anche sulle oscillazioni del titolo in borsa.
Eppure, nel messaggio interno, Microsoft non nega il valore dei concorrenti. Althoff avrebbe definito OpenAI un “concorrente rispettabile”, per poi spostare subito il fuoco della discussione su ciò che, secondo l’azienda, fa davvero la differenza: la piattaforma. Mentre OpenAI si presenta alle imprese come un prodotto a sé stante, Microsoft controlla il sistema operativo che governa la maggior parte dei PC aziendali, ovvero Windows. È qui che si innesta la visione strategica: chi domina il livello di base può orchestrare l’esperienza degli agenti in modo più profondo e pervasivo.
A rafforzare questa tesi c’è anche il ruolo di Microsoft Azure. OpenAI, pur essendo un punto di riferimento tecnologico, si appoggia a provider cloud esterni e non possiede un’infrastruttura proprietaria paragonabile. Azure, al contrario, offre contemporaneamente modelli di diversi fornitori, inclusi OpenAI, Anthropic, Mistral e xAI, posizionandosi come uno strato neutrale e governabile per le aziende che vogliono utilizzare più agenti e più modelli senza legarsi a un unico vendor.
Questa impostazione diventa particolarmente rilevante negli ambienti enterprise, dove sicurezza, conformità e controllo sono requisiti non negoziabili. Microsoft può vantare decenni di esperienza nella gestione di grandi clienti aziendali, un elemento che viene indicato internamente come un vantaggio competitivo decisivo nel momento in cui gli agenti AI iniziano ad avere accesso diretto a dati sensibili e sistemi critici.
Non a caso, l’azienda sottolinea come strumenti già disponibili stiano tracciando questa direzione. Con Agent 365, Microsoft aiuta le imprese a monitorare e coordinare diversi agenti di intelligenza artificiale, collegandoli alle applicazioni esistenti per automatizzare attività come l’organizzazione dei file o le previsioni basate sui dati. A questo si aggiungono indiscrezioni su un agente AI integrato direttamente in Windows, capace di manipolare le applicazioni del PC in modo simile a un utente umano, spostando l’automazione dal livello delle API a quello dell’interazione reale con il desktop.
Questa visione è coerente con l’idea di “impalcatura applicativa” più volte ribadita dal CEO Satya Nadella. Secondo Nadella, i modelli di intelligenza artificiale tenderanno a diventare sempre più universali e intercambiabili; il vero valore, quindi, non risiederà nel modello in sé, ma nel software che lo connette ai dati e alle applicazioni per automatizzare il lavoro concreto. In altre parole, l’agente conta quanto l’ambiente in cui opera.
Dietro questa sicurezza strategica, però, si percepisce anche una certa tensione. È emerso che Nadella e il suo team hanno testato intensamente OpenClaw, uno degli agenti più discussi del momento, con il CEO che avrebbe personalmente condiviso casi d’uso e incoraggiato i dipendenti a sperimentare possibili integrazioni con i prodotti Microsoft. Un segnale che indica attenzione, ma anche il timore di restare indietro in una fase di rapida accelerazione.
Le preoccupazioni non sono nuove. In precedenza, diversi analisti avevano suggerito che Claude Cowork potesse diventare un concorrente diretto di Microsoft 365 Copilot, soprattutto nelle attività di creazione e gestione di file Excel e PowerPoint. Queste critiche hanno contribuito a spingere Nadella ad assumere un controllo più diretto sulla roadmap di Copilot, arrivando ad ammettere che l’adozione delle funzionalità AI nelle app di Office non aveva ancora raggiunto le aspettative.
Secondo alcune fonti, Microsoft starebbe già lavorando a un prototipo interno di agente AI con caratteristiche simili a Cowork, osservando da vicino i prodotti concorrenti per trarne ispirazione. In questo contesto, persino il rilascio di Cowork per macOS viene letto come un’opportunità: analizzare, apprendere e rafforzare la propria offerta, sfruttando il vantaggio di una base installata e di un ecosistema software senza eguali.
