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Un nuovo modello globale basato sull’intelligenza artificiale è stato sviluppato per stimare il volume complessivo e la distribuzione dello spessore dei ghiacciai in qualsiasi area del pianeta, informazioni necessarie per simulare la loro evoluzione futura. Il lavoro è stato condotto con il contributo di Niccolò Maffezzoli, fisico e ricercatore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia associato al Cnr-Isp, e nasce dalla difficoltà di effettuare misurazioni dirette su una parte significativa dei ghiacciai mondiali. Su circa 274.000 ghiacciai censiti a livello globale, infatti, soltanto circa 1.600 dispongono di misure effettive dello spessore. In molte regioni una rilevazione sul campo è tecnicamente complessa o impraticabile, come nel caso dell’Himalaya, dove trasportare e utilizzare apparecchiature radar può risultare estremamente difficile.

Per superare questa limitazione, il modello è stato addestrato utilizzando circa sette milioni di misure disponibili a livello mondiale. L’intelligenza artificiale apprende le relazioni presenti in questi dati e le utilizza per generare una distribuzione della profondità anche per i ghiacciai che non sono mai stati misurati direttamente. Il risultato è una stima globale di circa 150.000 chilometri cubi di ghiaccio. Se l’intero volume considerato si fondesse, escludendo le grandi calotte dell’Antartide e della Groenlandia, l’aumento medio del livello del mare sarebbe stimato in 32,3 centimetri. Il valore complessivo può essere confrontato anche con informazioni satellitari, ma il principale contributo del modello riguarda soprattutto la ricostruzione della quantità di ghiaccio presente e della sua distribuzione verticale all’interno dei singoli sistemi glaciali.

Rispetto ai modelli precedenti, il sistema ha migliorato la capacità di previsione fino a circa il 40%, con risultati particolarmente rilevanti alle alte latitudini. Questo consente di ottenere stime più precise per aree nelle quali i dati diretti sono scarsi e di utilizzare una base più completa per valutare quale potrebbe essere la situazione dei ghiacciai nel 2100 e nei secoli successivi. Lo sviluppo del modello ha richiesto complessivamente tra tre e quattro anni.

Le prospettive sono particolarmente critiche per i ghiacciai delle medie latitudini e, in particolare, per quelli dell’arco alpino europeo. Le proiezioni indicano che attorno al 2050 una parte consistente dei ghiacciai alpini di dimensioni minori potrebbe essere già scomparsa, mentre entro il 2100 potrebbe rimanere soltanto tra lo 0 e il 10% del patrimonio glaciale attuale. Le incertezze rimangono invece molto maggiori in regioni come Alaska, Sud America e Himalaya, dove il ghiaccio può raggiungere profondità prossime ai mille metri. Spessori ancora superiori si trovano nelle aree costiere dell’Antartide e della Groenlandia, dove possono arrivare anche a circa due chilometri.

Uno dei risultati più significativi ottenuti attraverso il nuovo modello riguarda proprio la Groenlandia orientale. Sul Geikie Plateau è stato stimato uno spessore glaciale fino a circa due chilometri e una quantità complessiva di ghiaccio quasi doppia rispetto alle valutazioni precedenti. Il dato mostra quanto la ricostruzione tridimensionale dei ghiacciai possa modificare le stime disponibili anche in aree già studiate e quanto la disponibilità di un modello capace di utilizzare congiuntamente milioni di misurazioni possa migliorare la conoscenza delle riserve glaciali globali.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy