Aruba ha acquisito tre centrali idroelettriche situate lungo la Stura di Lanzo, nei comuni piemontesi di Cafasse, Balangero e Lanzo Torinese. L’operazione aumenta la capacità del gruppo di produrre direttamente energia rinnovabile e risponde alla crescita dei consumi associati ai data center, ai servizi cloud e alle infrastrutture di calcolo utilizzate anche per le applicazioni di intelligenza artificiale.
I tre impianti sono già pienamente operativi e producono complessivamente circa 10 GWh di elettricità rinnovabile all’anno, una quantità paragonabile al consumo di circa quattromila famiglie. L’energia non verrà però trasferita fisicamente a un nuovo centro di elaborazione costruito nelle Valli di Lanzo. Aruba non ha annunciato la realizzazione di data center a Cafasse, Balangero o Lanzo Torinese.
L’elettricità prodotta dalle centrali sarà immessa nella rete nazionale, dalla quale Aruba preleva a sua volta l’energia necessaria per alimentare le proprie infrastrutture tecnologiche situate in altre aree, compreso il data center campus di Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. Il contributo degli impianti piemontesi deve quindi essere interpretato all’interno del bilancio energetico complessivo del gruppo e non come un collegamento diretto tra il fiume Stura e uno specifico data center.
L’acquisizione porta a undici il numero delle centrali idroelettriche di proprietà di Aruba. La produzione complessiva del parco supera ora i 60 GWh all’anno, equivalenti al fabbisogno elettrico di oltre 22.000 famiglie, con una potenza installata di circa 11,6 MW. Gli impianti sono distribuiti lungo cinque corsi d’acqua in quattro regioni italiane.
In Piemonte le nuove centrali utilizzano la Stura di Lanzo. In Lombardia Aruba dispone di due impianti lungo il Lambro, a Melegnano, e di centrali sul Brembo a Ponte San Pietro, Valbrembo e Paladina. In Veneto la produzione interessa il fiume Astico, con strutture a Chiuppano e Calvene, mentre in Friuli-Venezia Giulia è presente una centrale lungo il Fella, a Pontebba.
Le tre strutture piemontesi hanno inoltre una lunga storia industriale. Gli impianti di Lanzo e Cafasse sono attivi dal 1922, mentre quello di Balangero produce energia dal 1923. Erano stati costruiti per sostenere le attività manifatturiere locali, comprese cartiere e stabilimenti tessili. A più di un secolo dalla loro entrata in funzione, le turbine mosse dalle acque della Stura entrano ora nella filiera energetica delle infrastrutture digitali.
La scelta degli impianti è stata effettuata considerando la continuità della risorsa idrica, la presenza di infrastrutture consolidate, l’esistenza di opere a monte capaci di regolare la portata del fiume e la possibilità di diversificare geograficamente la produzione energetica del gruppo. L’idroelettrico può offrire una generazione relativamente stabile rispetto ad altre fonti rinnovabili maggiormente dipendenti dalle condizioni atmosferiche immediate, pur restando legato alla disponibilità d’acqua e alla gestione dei bacini.
La produzione diretta di elettricità rappresenta un elemento distintivo della strategia di Aruba. Il gruppo non si limita infatti ad acquistare energia rinnovabile sul mercato, ma possiede impianti idroelettrici e fotovoltaici utilizzati per aumentare progressivamente la componente autoprodotta del proprio mix energetico. La parte restante del fabbisogno viene comunque acquistata esclusivamente da fonti rinnovabili, secondo quanto dichiarato dall’azienda.
Negli ultimi mesi Aruba ha installato anche una terza turbina nella centrale idroelettrica presente all’interno del campus di Ponte San Pietro, incrementandone la capacità produttiva. Gli edifici del campus bergamasco sono inoltre rivestiti con pannelli fotovoltaici di nuova generazione. Anche il data center campus di Roma utilizza impianti solari collocati sulle superfici e sulle coperture dotate di un’esposizione adeguata.
L’aumento della produzione rinnovabile è strettamente collegato alla crescita della domanda energetica delle infrastrutture digitali. Un data center deve alimentare continuamente server, sistemi di archiviazione, apparati di rete, gruppi di continuità e dispositivi di sicurezza. Una parte rilevante dell’energia viene inoltre utilizzata per mantenere le apparecchiature entro temperature operative corrette.
Il fabbisogno tende ad aumentare ulteriormente nei sistemi destinati all’intelligenza artificiale, dove processori ad alte prestazioni e acceleratori grafici eseguono grandi quantità di operazioni in parallelo. L’addestramento dei modelli, la loro esecuzione e la gestione delle richieste degli utenti richiedono infrastrutture dense dal punto di vista computazionale e termico.
Per contenere i consumi legati al raffreddamento, Aruba affianca alla produzione di energia pulita soluzioni come il free cooling e il liquid cooling applicato direttamente ai chip. Il free cooling sfrutta, quando le condizioni esterne lo consentono, l’aria ambientale per ridurre l’impiego dei tradizionali sistemi frigoriferi. Il raffreddamento a liquido trasferisce invece il calore in prossimità dei componenti elettronici, risultando particolarmente adatto ai server ad alta densità impiegati nei carichi di lavoro più intensivi.
La strategia segue quindi due direzioni complementari: aumentare la quantità di energia rinnovabile prodotta direttamente e ridurre l’elettricità necessaria al funzionamento e al raffreddamento delle infrastrutture. La sostenibilità di un data center non dipende infatti soltanto dall’origine dell’energia, ma anche dalla sua efficienza operativa, dalla progettazione degli impianti e dalla capacità di limitare gli sprechi.
Il beneficio della produzione rinnovabile viene esteso anche ai clienti che installano i propri server e apparati nei data center Aruba. Queste imprese possono utilizzare infrastrutture alimentate da un mix energetico nel quale cresce la quota autoprodotta da fonti rinnovabili, riducendo l’impronta ambientale associata alle attività digitali senza dover realizzare autonomamente impianti di generazione.
Il percorso rientra negli impegni assunti da Aruba attraverso il Climate Neutral Data Centre Pact, iniziativa europea che punta alla neutralità climatica dei data center entro il 2030. Aruba dichiara di essere stata tra i primi operatori europei ad aver certificato attraverso audit indipendenti la conformità agli impegni previsti dal programma.
L’acquisizione delle centrali sulla Stura di Lanzo mostra come la crescita dell’intelligenza artificiale e del cloud stia producendo conseguenze anche sul piano energetico e industriale. Infrastrutture nate negli anni Venti per sostenere cartiere e telai vengono oggi integrate in un sistema destinato a fornire energia rinnovabile a server, piattaforme digitali e servizi informatici.
Non è quindi l’acqua del fiume a raggiungere materialmente i data center o a essere utilizzata per raffreddare direttamente i server. È l’energia elettrica prodotta dalle turbine e immessa nella rete a contribuire al bilancio energetico rinnovabile di Aruba. Una distinzione tecnica essenziale per comprendere correttamente un’operazione che collega impianti idroelettrici centenari alle nuove esigenze energetiche del cloud e dell’intelligenza artificiale.
