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All’inizio di febbraio del 2026, il Cambridge University Botanic Garden ha aperto al pubblico Talking Plants, un’esposizione che si propone come una vera e propria prima assoluta nel modo in cui l’intelligenza artificiale e la conoscenza botanica si intrecciano per creare un’esperienza completamente nuova di interazione con il mondo vegetale. Questo progetto, ospitato nelle serre storiche del giardino botanico e attivo fino al 12 aprile, invita chiunque entri a fare qualcosa che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impossibile: parlare con le piante.

L’idea alla base di Talking Plants è tanto semplice quanto rivoluzionaria nella forma in cui viene realizzata. Visitando la mostra, chiunque può avvicinarsi alle etichette accanto alle piante, scansionare un codice QR con il proprio smartphone e aprire così una finestra di dialogo con un’intelligenza artificiale che dà voce alla pianta stessa. Non si tratta di risposte preconfezionate o di brevi schede informative, ma di conversazioni dinamiche: il sistema AI è in grado di rispondere alle domande su habitat, ciclo di vita, ruolo ecologico e anche significato culturale delle piante, adattando le risposte in base alle interazioni del singolo visitatore. Ogni pianta è stata dotata di un profilo unico e di una sorta di “personalità” digitale, raccontata attraverso un chatbot generativo che trasforma le informazioni scientifiche in un dialogo accessibile e coinvolgente.

Dietro a questa apparente magia c’è un lavoro accurato di curatela scientifica. Le risposte fornite dall’AI non sono improvvisate, bensì si basano su informazioni selezionate e vagliate dagli esperti del giardino botanico, integrate in modelli linguistici appositamente tarati per questo scopo. Il progetto è il risultato di una collaborazione fra il Botanic Garden e l’organizzazione Nature Perspectives, che riunisce laureati in conservazione e scienze naturali con l’obiettivo di scoprire nuovi modi per connettere le persone alla natura grazie alle tecnologie digitali. In questo senso Talking Plants non è solo una mostra, ma un vero e proprio esperimento live: i dati di interazione vengono infatti raccolti e analizzati per capire come e quanto l’intelligenza artificiale possa migliorare la comprensione e l’apprezzamento del regno vegetale da parte del pubblico.

L’esperienza nel giardino è pensata per essere accessibile a tutti. Basterà infatti utilizzare il proprio smartphone per accedere all’interfaccia di chat, senza necessità di scaricare alcuna app: una volta scansionato il codice QR, i visitatori possono digitare o persino parlare utilizzando la funzione speech-to-speech per interagire con la pianta virtuale, ricevendo risposte generate in tempo reale. È possibile chiedere qualsiasi cosa, dalle caratteristiche più tecniche come il tipo di clima ideale alla pianta fino a curiosità più “personali”, come il modo in cui si adatta alle stagioni o perché assume certe forme. In questo modo l’esposizione trasforma la visita in un percorso di scoperta attiva e personalizzata, in cui sono le domande del visitatore a guidare la narrazione.

Il progetto non si limita a offrire un’esperienza ludica, ma ha una dimensione didattica e scientifica ben definita. Il professor Sam Brockington, che dirige l’esposizione, ha sottolineato che l’intelligenza artificiale non sostituisce in alcun modo l’esperienza diretta e l’esperienza umana degli specialisti del giardino, ma si presenta come uno strumento complementare capace di stimolare curiosità e riflessione. In pratica, Talking Plants cerca di trasformare il modo in cui le persone si avvicinano alla botanica: non più solo come osservatori passivi, ma come interlocutori in un dialogo che amplia la loro comprensione della biodiversità.

Dal punto di vista culturale e sociale, questa iniziativa arriva in un momento particolarmente significativo. L’interazione uomo-pianta è spesso mediata da spiegazioni brevi sui pannelli informativi o da guide, ma raramente avviene in tempo reale e in base alle domande individuali. L’uso dell’IA in questo contesto offre una forma di apprendimento che si adatta ai ritmi e agli interessi del visitatore, stimolando un tipo di coinvolgimento che va oltre la mera lettura di testi informativi. Le conversazioni possono essere leggere, curiose, divertenti o profonde, a seconda delle domande che ciascuno decide di porre, e questo arricchisce l’esperienza complessiva della visita al giardino.

Oltre al suo valore educativo, Talking Plants offre anche uno spunto di riflessione sul ruolo futuro delle tecnologie digitali nell’interpretazione scientifica e nella comunicazione culturale. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta rapidamente entrando nelle nostre vite quotidiane, iniziative come questa mostrano come essa possa essere utilizzata non solo per automatizzare compiti o analizzare dati, ma anche per favore un contatto più profondo e significativo tra le persone e il mondo naturale, rendendo la conoscenza più accessibile e più coinvolgente per un pubblico ampio.

Di Fantasy