Negli ultimi due anni il mercato dei robot umanoidi ha smesso di essere una promessa futuristica per trasformarsi in una competizione industriale concreta, misurabile in volumi di produzione, installazioni reali e quote di mercato. In questo scenario, le aziende cinesi stanno emergendo come protagoniste assolute, al punto da aver costruito un vantaggio che oggi appare difficile da colmare per i concorrenti occidentali. I dati diffusi dalla società di analisi Counterpoint Research mostrano con chiarezza come la Cina non stia semplicemente partecipando alla corsa, ma la stia guidando in modo deciso.
Secondo le stime, nel 2025 il numero complessivo di robot umanoidi installati nel mondo dovrebbe raggiungere circa 16.000 unità. Di queste, ben 13.000 sarebbero operative in Cina, una quota che supera l’80% del totale globale. Questo dato, di per sé, racconta già molto: la Cina non è soltanto un grande produttore, ma è anche il principale mercato di adozione, il luogo in cui questi sistemi vengono effettivamente testati, utilizzati e migliorati su scala reale. È un elemento cruciale, perché l’esperienza sul campo tende a generare un vantaggio cumulativo che va oltre la semplice capacità produttiva.
Il dominio cinese emerge con ancora più forza osservando i numeri delle spedizioni. Aziende come Agibot, con sede a Shanghai, hanno raggiunto il primo posto globale con circa 5.200 unità spedite, seguite da Unitree, che da Hangzhou ha distribuito oltre 4.200 robot. Insieme ad altri attori rilevanti come UBTech e Fourier Intelligence, le spedizioni complessive cinesi hanno toccato quota 13.000 unità. A confronto, la presenza occidentale appare marginale: Tesla, pur essendo l’azienda con il maggior volume in Occidente, rappresenta meno del 5% del mercato globale e si colloca solo al quinto posto per vendite complessive.
Questa asimmetria non riguarda solo il presente, ma si proietta con forza nel futuro. Un’altra società di ricerca, Omdia, ha confermato uno scenario simile, prevedendo che già entro il 2025 le aziende cinesi domineranno le vendite di robot umanoidi a livello globale. Il ritmo di crescita del settore è stato definito “esplosivo”: nel corso dello scorso anno le vendite sono aumentate di circa il 500% su base annua, un tasso che raramente si osserva in comparti industriali complessi come la robotica avanzata. Le proiezioni indicano che il mercato potrebbe arrivare a circa 2,6 milioni di unità annue entro il 2035, trasformando i robot umanoidi da nicchia tecnologica a infrastruttura produttiva diffusa.
Secondo Counterpoint, se nel 2026 si verificasse un’ulteriore crescita del 500%, il numero di robot umanoidi impiegati potrebbe avvicinarsi rapidamente alle 100.000 unità. In uno scenario del genere, senza un’accelerazione drastica da parte delle aziende occidentali in termini di produzione, vendite e implementazione, è probabile che la maggioranza dei robot umanoidi presenti sul mercato nei prossimi anni continui a essere prodotta in Cina. Questo porta la discussione su un piano più profondo, che va oltre la semplice competizione quantitativa.
Quando un settore è ancora in fase iniziale, chi guida il mercato non definisce soltanto i prezzi o i volumi, ma stabilisce anche standard tecnici, protocolli operativi e modelli di riferimento. L’analisi suggerisce che, se le aziende cinesi riuscissero a imporre i propri standard nelle fasi formative del mercato, potrebbero consolidare una posizione dominante di lungo periodo, rendendo più difficile per altri attori proporre soluzioni incompatibili o alternative. In questo senso, le prestazioni dei robot che stanno per entrare in produzione di massa nei prossimi due anni potrebbero determinare il ritmo di sviluppo dell’intero settore.
Un elemento particolarmente interessante della strategia cinese è l’adozione diffusa di approcci open source sul fronte software. Agibot ha rilasciato come open source il proprio “World Dataset” per l’addestramento dei robot alla fine del 2024, mentre Unitree ha reso pubblico il suo modello mondiale “UnifoLM-WMA-0”. Questa scelta contrasta con l’approccio più chiuso tipico di molte aziende occidentali e riflette una strategia precisa: diffondere rapidamente tecnologia e standard, favorire la nascita di un ecosistema di sviluppatori e accelerare l’adozione su larga scala. Anche se gli Stati Uniti restano considerati all’avanguardia nello sviluppo dei modelli di base più avanzati, la Cina sembra puntare sulla velocità di diffusione e sulla creazione di un mercato ampio e interconnesso.
Tuttavia, questa crescita rapidissima non è priva di rischi. All’inizio del 2025, il numero di aziende attive nel settore dei robot umanoidi a livello globale era inferiore a 100, ma entro la fine dell’anno il solo mercato cinese contava già oltre 150 aziende. Una tale densità di attori può portare a una duplicazione degli investimenti, a competizione interna eccessiva e a inefficienze strutturali. Non a caso, Li Chao, portavoce della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme cinese, ha avvertito che un numero eccessivo di aziende potrebbe finire per sopraffare il settore, sottolineando la necessità di una certa integrazione.
Nel complesso, la situazione attuale mostra come la corsa ai robot umanoidi non sia soltanto una sfida tecnologica, ma un confronto sistemico che coinvolge industria, politiche industriali, modelli di innovazione e strategie di standardizzazione. La Cina, forte di volumi, velocità di esecuzione e approcci aperti sul software, sta costruendo una posizione di leadership che potrebbe influenzare l’intero settore per molti anni. Resta da vedere se e come le aziende occidentali riusciranno a reagire, non solo con prototipi avanzati, ma con una reale capacità di scalare produzione e utilizzo nel mondo reale.
