La Cina sta valutando un rafforzamento dei controlli sull’esportazione delle tecnologie di intelligenza artificiale, con possibili restrizioni sul download all’estero dei pesi dei modelli, sul trasferimento dei dati di addestramento e sulla produzione internazionale dei chip progettati da aziende cinesi. Le proposte sono ancora in fase di consultazione. Il Ministero del Commercio cinese e le altre autorità coinvolte stanno discutendo le misure con società come Alibaba, ByteDance e Z.ai, con l’obiettivo di definire quali tecnologie debbano essere considerate asset strategici nazionali.
L’elemento più rilevante riguarda i modelli distribuiti con pesi aperti. Attualmente sistemi come Kimi K3 di Moonshot AI e i modelli di DeepSeek possono essere scaricati, installati su server privati e modificati dagli sviluppatori. Con le nuove regole, gli utenti esteri potrebbero continuare ad accedere ai servizi tramite API, ma non disporre direttamente dei file contenenti i parametri del modello. La distinzione è sostanziale. Un servizio API mantiene il modello sotto il controllo del fornitore, che può stabilire condizioni di utilizzo, aree geografiche abilitate, limiti di capacità e funzioni disponibili. Il download dei pesi consente invece di eseguire il sistema su infrastrutture indipendenti, modificarlo, sottoporlo a ulteriori addestramenti e integrarlo senza dipendere dal servizio originario.
Le autorità stanno considerando restrizioni sul trasferimento all’estero dei dati utilizzati per addestrare i modelli. Le aziende cinesi potrebbero incontrare maggiori limiti nell’esecuzione dell’addestramento presso data center stranieri o nello spostamento oltre confine di dataset considerati sensibili. La misura avrebbe conseguenze sia tecnologiche sia operative. I dati di addestramento possono contenere conoscenze proprietarie, informazioni linguistiche e culturali, documentazione tecnica o raccolte sviluppate attraverso investimenti consistenti. Il loro trasferimento verso infrastrutture estere potrebbe essere trattato come un’esportazione di tecnologia, anche quando il modello rimane formalmente di proprietà cinese. Un controllo più rigido limiterebbe però la possibilità per le aziende di utilizzare capacità computazionale disponibile in altri Paesi. Le società dovrebbero addestrare i modelli prevalentemente all’interno della Cina, utilizzando data center e acceleratori compatibili con le regole nazionali.
Il piano riguarda anche i semiconduttori. Pechino sta raccogliendo valutazioni su un possibile divieto per produttori stranieri, tra cui TSMC, di fabbricare chip AI avanzati progettati da società cinesi come Huawei, Alibaba e ByteDance. L’obiettivo sarebbe impedire che informazioni sui progetti dei processori vengano esposte durante la produzione presso fonderie estere. Il controllo potrebbe interessare non soltanto i file di progettazione, ma anche le tecniche di packaging, le configurazioni della memoria e altre caratteristiche necessarie per costruire acceleratori destinati all’intelligenza artificiale. Una restrizione di questo tipo aumenterebbe la protezione della proprietà intellettuale cinese, ma renderebbe più difficile utilizzare i processi produttivi avanzati disponibili fuori dal Paese. La capacità interna deve ancora affrontare limiti nelle tecnologie litografiche più sofisticate, nella resa produttiva e nella disponibilità di memoria ad alta larghezza di banda. Tra le aziende straniere coinvolte nelle consultazioni viene indicata anche Qualcomm. Il perimetro definitivo delle misure, compresi i processi produttivi e le categorie di chip interessate, non è stato ancora stabilito.
Un’altra proposta riguarda le acquisizioni di società cinesi attive in tecnologie considerate strategiche, in particolare nei sistemi AI autonomi e agentici. Le autorità potrebbero introdurre controlli più severi sulle operazioni attraverso le quali un gruppo straniero acquisisce un’azienda cinese, il suo personale tecnico, i modelli e la proprietà intellettuale collegata. La misura servirebbe a evitare che tecnologie protette vengano trasferite mediante acquisizioni societarie anziché attraverso esportazioni dirette. Il tema ha acquisito importanza dopo il tentativo attribuito a Meta di acquistare per circa 2 miliardi di dollari Manus, startup cinese conosciuta per lo sviluppo di agenti AI. L’intervento delle autorità avrebbe impedito il completamento dell’operazione, evidenziando la necessità di regole più precise sulle acquisizioni internazionali.
Le nuove restrizioni potrebbero essere inserite nell’elenco cinese delle tecnologie vietate o limitate all’esportazione. Questo strumento, insieme alle regole sui prodotti a duplice uso, costituisce una delle principali basi giuridiche del sistema cinese di controllo tecnologico. L’elenco viene aggiornato per includere tecnologie considerate importanti per la sicurezza economica e industriale. Nella revisione del 2025 erano state aggiunte, tra le altre, alcune tecniche per la produzione delle batterie agli ioni di litio. La prossima modifica potrebbe rappresentare uno degli interventi più estesi degli ultimi anni, includendo contemporaneamente modelli AI, pesi, dati, progettazione dei semiconduttori e operazioni societarie.
Il progetto si inserisce nel confronto tecnologico tra Cina e Stati Uniti. Washington ha progressivamente limitato l’esportazione verso la Cina di acceleratori AI, apparecchiature per la produzione dei semiconduttori e tecnologie utilizzabili per costruire sistemi di calcolo avanzati. Pechino sta valutando una risposta fondata sul controllo delle tecnologie nelle quali le aziende cinesi hanno raggiunto una posizione più competitiva. La maggiore qualità di modelli come Kimi K3, DeepSeek e GLM ha aumentato il valore strategico dei pesi aperti distribuiti dalle società nazionali. Kimi K3, in particolare, avrebbe ridotto la distanza dai principali sistemi statunitensi in diversi benchmark. Questo progresso ha rafforzato l’idea che i modelli più avanzati non debbano essere considerati soltanto prodotti commerciali, ma tecnologie da proteggere in modo simile ai semiconduttori e agli altri asset industriali critici.
Le restrizioni potrebbero però indebolire uno dei principali strumenti con cui le aziende cinesi hanno aumentato la propria presenza internazionale. La pubblicazione dei pesi ha permesso a sviluppatori e imprese di utilizzare i modelli senza dipendere da piattaforme proprietarie statunitensi. DeepSeek, Qwen, Kimi e GLM hanno ottenuto visibilità anche grazie alla possibilità di essere eseguiti localmente, adattati a settori specifici e integrati in prodotti indipendenti. L’accesso tramite API non offre lo stesso livello di controllo e può risultare meno interessante per aziende che devono proteggere i dati, personalizzare il modello o lavorare in ambienti senza connessione esterna. Le principali società AI cinesi avrebbero segnalato alle autorità che limiti troppo rigidi potrebbero rallentare l’espansione internazionale, ridurre la collaborazione con gli sviluppatori e ostacolare l’evoluzione tecnica dei modelli. Un blocco generalizzato dei pesi potrebbe inoltre favorire le alternative aperte sviluppate in altri Paesi. La regolamentazione dovrà quindi distinguere tra i modelli più avanzati, considerati strategici, e quelli che possono continuare a essere distribuiti liberamente. Le misure non sono ancora definitive. Il governo cinese sta raccogliendo le osservazioni delle aziende prima di stabilire il testo finale, i requisiti tecnici e le procedure di autorizzazione. L’esito determinerà se la Cina continuerà a utilizzare i modelli open weight come strumento di diffusione globale o se adotterà una strategia più chiusa per proteggere le proprie tecnologie AI più avanzate.
