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Claude Code si sta facendo notare non soltanto per le sue capacità come assistente di programmazione intelligente, ma anche per il modo in cui è stato progettato sotto il cofano. A prima vista, chiunque ha familiarità con strumenti da riga di comando potrebbe pensare che un’interfaccia terminale sia qualcosa di semplice: testo, qualche colore, un output che si aggiorna riga per riga. Tuttavia, dietro l’interfaccia utente testuale (TUI) di Claude Code c’è un’architettura sorprendentemente sofisticata, tanto che uno degli ingegneri del progetto ha descritto l’interfaccia più come “un piccolo game engine” piuttosto che come la classica TUI. Questa metafora rivela quanto complessa e dinamica sia diventata la resa grafica anche in un ambiente testuale, e una delle scelte tecniche chiave che ha reso possibile tutto ciò è stata l’adozione di React, un framework originariamente pensato per costruire interfacce web, per orchestrare il rendering nel terminale.

Claude Code usa React per costruire uno scene graph per ogni “frame” dell’interfaccia: ad ogni aggiornamento viene generato uno stato UI che rappresenta ciò che dovrebbe apparire sullo schermo, poi viene calcolo il layout e infine quello stato viene tradotto in sequenze di caratteri ANSI – i codici usati dai terminali per disegnare testo, colori e posizionare il cursore. Il processo ha richiesto una profonda ingegnerizzazione, perché non si tratta più di stampare una riga dopo l’altra, ma di calcolare le differenze tra ciò che era visualizzato prima e ciò che deve essere visualizzato ora, e inviare al terminale solo le istruzioni minime necessarie per aggiornare la vista. In questo modo l’interfaccia è molto più reattiva e scorrevole: le riduzioni nei tempi di flicker – quell’effetto di sfarfallio quando tutto lo schermo viene ridisegnato da capo – sono dell’ordine dell’85 % rispetto a versioni precedenti che facevano redraw completi troppo frequentemente.

Questo approccio è simile a come funziona React nel browser, dove un virtual DOM viene confrontato con lo stato precedente e solo le parti che sono cambiate vengono effettivamente aggiornate nel DOM reale. Nel caso di Claude Code, invece del DOM c’è il buffer del terminale. Ogni volta che l’UI interna cambia, il sistema costruisce una rappresentazione di ciò che dovrebbe essere, la confronta con il frame precedente e genera solamente i comandi ANSI necessari per trasformare la vista attuale in quella nuova. È un lavoro che richiede molta attenzione ai dettagli perché i terminali non sono stati pensati originariamente per interfacce dinamiche di questo tipo; sono nati per essere strumenti semplici e lineari in cui il testo scorre verso l’alto man mano che viene generato. In un’applicazione interattiva, invece, bisogna ridisegnare decine di volte al secondo mantenendo intatta la sensazione di fluidità.

Per gli sviluppatori che usano Claude Code, tutto questo lavoro di sottofondo significa avere un’esperienza di uso certamente più moderna e piacevole di quella che la maggior parte degli strumenti TUI tradizionali è in grado di offrire. Funzionalità come la selezione del testo, la ricerca o la copia/incolla rimangono disponibili nel modo nativo a cui gli utenti sono abituati nei terminali, proprio perché il sistema non prende il controllo totale del terminale (come farebbe una modalità alternate screen), ma “dipinge” la UI mantenendo una compatibilità stretta con ciò che i terminali già supportano. Questo equilibrio ha richiesto compromessi e test approfonditi, con migliaia di state UI generate contro diverse larghezze di schermo e combinazioni di contenuti Unicode, per garantire che la transizione dal vecchio motore di rendering a quello basato su React non introducesse regressioni o bug visibili.

Dietro le quinte, quindi, la scelta di usare React, insieme a tecniche di differential rendering, trasforma quello che al livello superficiale appare come un semplice strumento CLI in un ambiente interattivo e dinamico, più simile a un motore di rendering leggero che a un’interfaccia testuale statica. Claude Code, nelle mani degli ingegneri di Anthropic, rappresenta un interessante esempio di come tecnologie nate per il web possano essere adattate e ripensate per altri contesti, offrendo esperienze ricche e fluide anche dove tradizionalmente si pensava che non fosse possibile.

Questo sviluppo non riguarda solo un bel rendering: significa ripensare cosa può essere un’interfaccia testuale nel 2026, come può essere resa più facile da usare per compiti complessi di programmazione assistita dall’AI, e quanto l’ecosistema degli strumenti di sviluppo stia evolvendo per offrire agli utenti esperienze sempre più ricche, indipendentemente dalla piattaforma o dal contesto di utilizzo.

Di Fantasy