Un ricercatore di sicurezza ha utilizzato GPT-5.6 per individuare nel codice di WordPress una catena di vulnerabilità capace di consentire l’esecuzione remota di codice senza autenticazione. L’attacco poteva essere eseguito contro un’installazione standard del sistema di gestione dei contenuti, senza richiedere l’accesso a un account e senza dipendere dalla presenza di plugin vulnerabili. La vulnerabilità, denominata wp2shell dai ricercatori che l’hanno analizzata, non consisteva in un singolo errore, ma nella combinazione di due difetti distinti presenti nel core di WordPress. Separatamente, le due falle avevano conseguenze più limitate. Utilizzate insieme, permettevano invece di trasformare una richiesta web inviata da un utente anonimo in un percorso completo fino all’esecuzione di codice sul server.
La prima vulnerabilità, identificata come CVE-2026-63030, riguardava l’endpoint “batch” delle REST API di WordPress. Una richiesta appositamente costruita poteva provocare una confusione nel modo in cui la piattaforma elaborava e convalidava i parametri, consentendo ad alcuni dati di superare i normali controlli di validazione. La seconda falla, classificata come CVE-2026-60137, consisteva in una SQL injection presente in un parametro utilizzato per costruire una query al database. Il problema era stato segnalato separatamente anche da tre ricercatori conosciuti con gli pseudonimi TF1T, dtro e haongo. Da sola, questa vulnerabilità permetteva principalmente di ottenere accesso in lettura al database. La combinazione con il difetto dell’endpoint batch consentiva però di aumentare progressivamente l’impatto dell’attacco fino alla compromissione completa del sito.
La ricerca è stata condotta da Adam Kues, membro del team Assetnote di Searchlight Cyber. Kues ha fornito a GPT-5.6 una copia pulita del codice sorgente dell’ultima versione di WordPress, rimuovendo la cronologia del sistema di controllo delle versioni. Questa scelta serviva a impedire che il modello individuasse la vulnerabilità semplicemente consultando modifiche, messaggi di commit o informazioni già presenti nella documentazione del progetto.
Il prompt utilizzato derivava da un’istruzione pubblicata in precedenza da OpenAI per un’attività matematica, successivamente adattata alla ricerca di vulnerabilità. Al modello è stato chiesto di utilizzare fino a quattro agenti per almeno sei ore e di individuare un percorso che consentisse l’esecuzione di codice prima dell’autenticazione su un normale server di produzione.
GPT-5.6 ha segnalato la presenza di una SQL injection accessibile senza autenticazione. Il ricercatore ha quindi verificato manualmente il risultato su un’installazione funzionante di WordPress. Dopo la conferma iniziale, sono state necessarie circa altre quattro ore di lavoro per trasformare l’accesso in lettura al database in una catena capace di portare al controllo completo del sito. L’intera attività ha richiesto poco più di dieci ore e un costo di calcolo stimato intorno ai 25 dollari. Secondo Kues, una ricerca di questo tipo non avrebbe potuto essere completata nello stesso intervallo di tempo da un ricercatore umano senza l’assistenza dell’intelligenza artificiale. Il risultato indica un miglioramento significativo di GPT-5.6 rispetto alla versione precedente nelle attività di analisi del codice, individuazione delle vulnerabilità e sviluppo degli exploit.
Il modello non ha tuttavia operato in modo completamente autonomo. Il ricercatore ha scelto il bersaglio, preparato il prompt, indirizzato l’attività degli agenti, verificato manualmente la SQL injection e completato l’ultima parte della catena di compromissione. L’esperimento rappresenta quindi un caso di ricerca offensiva assistita dall’intelligenza artificiale, più che un attacco sviluppato ed eseguito autonomamente da un modello.
WordPress ha distribuito un aggiornamento di emergenza il 17 luglio 2026, classificando una delle vulnerabilità come critica e l’altra come problema di gravità elevata. Data la pericolosità della catena e la quasi totale assenza di condizioni aggiuntive necessarie per sfruttarla, l’aggiornamento è stato installato automaticamente sui siti interessati attraverso il meccanismo di aggiornamento forzato della piattaforma. La vulnerabilità non riguardava indistintamente tutte le installazioni WordPress esistenti. La catena completa di esecuzione remota del codice interessava i rami delle versioni 6.9 e 7.0. La linea 6.8 risultava esposta alla SQL injection, ma non all’intero percorso che conduceva direttamente all’esecuzione di codice. Le versioni precedenti non erano invece coinvolte.
WordPress ha corretto le versioni correnti e ha trasferito le modifiche di sicurezza anche ai rami precedenti interessati. La cifra di oltre 500 milioni di installazioni WordPress rappresenta la diffusione complessiva della piattaforma e non il numero esatto dei siti vulnerabili. Il rischio effettivo dipendeva dalla versione installata e dalla raggiungibilità del sito attraverso Internet. La gravità del problema derivava soprattutto dalla semplicità delle condizioni richieste per l’attacco. Era sufficiente un’installazione standard di WordPress, accessibile dalla rete e aggiornata a una delle versioni vulnerabili. Non erano necessari plugin aggiuntivi, configurazioni particolari o credenziali valide. Proprio questa esposizione ha spinto WordPress a utilizzare il sistema di aggiornamento forzato, una misura riservata alle situazioni di sicurezza più urgenti.
La vulnerabilità non era soltanto teorica. Kues ha rinviato la pubblicazione dei dettagli per un fine settimana, in modo da lasciare agli amministratori e al sistema automatico il tempo necessario per distribuire la correzione. Durante questo intervallo, altri ricercatori hanno riprodotto indipendentemente la catena completa e su GitHub è comparso anche codice proof of concept capace di dimostrare lo sfruttamento delle falle. Il caso mostra come i modelli di intelligenza artificiale possano ridurre drasticamente il tempo e il costo necessari per individuare vulnerabilità complesse nel software più analizzato. Una falla pre-authentication remote code execution nel core di WordPress avrebbe tradizionalmente richiesto settimane di lavoro da parte di ricercatori altamente specializzati. In questo caso, l’analisi iniziale e la costruzione dell’exploit sono state completate nell’arco di poche ore con una spesa limitata.
Il valore economico attribuito a vulnerabilità di questo livello può essere molto elevato. È stata indicata una possibile valutazione fino a 500.000 dollari per una falla WordPress che consenta l’esecuzione remota di codice, ma questa cifra rappresenta una stima utilizzata per descrivere la rilevanza commerciale dell’exploit e non il prezzo documentato di una vendita effettivamente avvenuta.
La stessa capacità di analizzare grandi quantità di codice può essere utilizzata anche sul fronte difensivo. Modelli avanzati possono individuare errori, proporre correzioni e accelerare la distribuzione delle patch. Nel caso di WordPress, la rapidità con cui è stato distribuito forzatamente l’aggiornamento ha ridotto il tempo durante il quale i siti potevano restare esposti dopo la divulgazione della vulnerabilità.
