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Migliaia di lavoratori sindacalizzati di Hyundai Motor hanno avviato nello stabilimento industriale di Ulsan, in Corea del Sud, una protesta contro il piano del gruppo automobilistico di introdurre robot umanoidi nelle linee produttive. Si tratta del primo sciopero nel settore automobilistico direttamente collegato all’impiego futuro di robot umanoidi, nonostante Atlas, il modello sviluppato da Boston Dynamics al centro della contestazione, non sia stato ancora assegnato ad alcuna attività negli impianti coreani.

Dal 13 al 15 luglio 2026, i lavoratori dei turni diurni e notturni hanno terminato l’attività con due ore di anticipo. Il sindacato ha inoltre programmato interruzioni di quattro ore per il periodo compreso tra il 20 e il 22 luglio, dopo il fallimento di quindici sessioni di trattativa salariale. La vertenza non riguarda soltanto gli stipendi, ma coinvolge direttamente le conseguenze dell’automazione sull’organizzazione del lavoro e sulla stabilità occupazionale.

Tra le richieste figura il passaggio degli operai di produzione da una remunerazione oraria a uno stipendio fisso. L’obiettivo è impedire che l’introduzione dell’automazione possa ridurre progressivamente le ore lavorate e, di conseguenza, il reddito dei dipendenti. Il sindacato chiede anche l’aumento dell’età pensionabile da 60 a 65 anni e una quota più elevata degli utili aziendali da distribuire ai lavoratori. Alla base della mobilitazione vi è il timore che Atlas venga sviluppato non soltanto per affiancare il personale, ma per sostituire una parte significativa della manodopera nelle attività di fabbrica.

Il progetto industriale annunciato da Hyundai Motor Group è particolarmente ampio. Durante un incontro con gli investitori organizzato da JPMorgan, il gruppo ha dichiarato di voler impiegare oltre 25.000 robot Atlas negli stabilimenti Hyundai e Kia. La quantità corrisponde a circa l’83% delle 30.000 unità che l’azienda prevede di produrre ogni anno entro il 2028. Le prime installazioni non sono previste in Corea del Sud, ma negli Stati Uniti. Atlas dovrebbe iniziare a operare nel 2028 presso Hyundai Motor Group Metaplant America, il nuovo complesso produttivo situato vicino a Savannah, nello Stato della Georgia. Nel 2029 l’impiego dovrebbe essere esteso anche allo stabilimento Kia presente nello stesso Stato.

L’introduzione dei robot seguirà una progressione basata sulla complessità delle mansioni. Nella prima fase, prevista dal 2028, Atlas verrà utilizzato per il sequenziamento dei componenti, cioè per movimentare, ordinare e predisporre i pezzi destinati alla linea produttiva. Entro il 2030 il robot dovrebbe essere impiegato anche nell’assemblaggio dei componenti, mentre solo successivamente potrebbe assumere compiti ripetitivi che prevedono la movimentazione di carichi pesanti. Questa gradualità dipende dai limiti ancora presenti nella robotica umanoide. Le attività di logistica interna, alimentazione delle linee e movimentazione dei materiali sono più semplici da automatizzare perché possono tollerare tempi di esecuzione più lenti e richiedono un controllo della forza meno preciso rispetto alle operazioni di assemblaggio. Inserire correttamente un componente, serrare un elemento o adattarsi alle variazioni di una linea automobilistica richiede infatti livelli di precisione, sensibilità e affidabilità molto più elevati.

La protesta dei lavoratori coincide inoltre con il rafforzamento del controllo di Hyundai su Boston Dynamics. Il gruppo sudcoreano sta acquistando da SoftBank la quota residua di circa il 10% della società statunitense, con l’obiettivo di trasformarla in una controllata interamente posseduta. Hyundai aveva già acquisito la partecipazione di maggioranza nel 2021. L’integrazione industriale riguarda anche i componenti strategici dei robot. Hyundai Mobis produce gli attuatori utilizzati da Atlas, cioè i dispositivi che funzionano come articolazioni e permettono al robot di muovere braccia, gambe e altre parti meccaniche. Gli attuatori rappresentano circa il 60% del costo dei materiali necessari per costruire un robot umanoide.

Boston Dynamics sta inoltre collaborando con Google DeepMind per integrare Atlas con modelli fondamentali di intelligenza artificiale. Lo scopo è ampliare il numero di attività che il robot può apprendere e svolgere, superando i sistemi programmati esclusivamente per operazioni rigide e predefinite. L’impiego di modelli di intelligenza artificiale dovrebbe permettere ai robot di interpretare l’ambiente, adattarsi a situazioni differenti e acquisire nuove capacità attraverso simulazioni e addestramento. La versione commerciale di Atlas dispone di 56 gradi di libertà, un valore che indica il numero di movimenti indipendenti eseguibili dalle sue articolazioni. Le giunture sono completamente rotanti e consentono al robot di assumere posizioni e compiere movimenti non necessariamente limitati dall’anatomia umana. Atlas ha un raggio operativo di 2,3 metri e può sollevare carichi fino a 50 chilogrammi. Il robot è progettato anche per sostituire autonomamente le proprie batterie, riducendo la necessità di interventi umani durante i cicli di lavoro. Integra sistemi di rilevamento delle persone e protezioni prive di recinzioni fisiche, caratteristiche che dovrebbero permettergli di lavorare vicino agli operatori senza essere confinato nelle tradizionali celle di sicurezza utilizzate per i robot industriali.

Questi elementi distinguono Atlas dai bracci robotici fissi presenti da decenni negli stabilimenti automobilistici. I robot tradizionali sono installati in una posizione prestabilita, svolgono movimenti ripetitivi entro uno spazio delimitato e sono generalmente separati dagli operatori. Un robot umanoide può invece camminare, spostarsi tra diverse aree, manipolare oggetti progettati per le mani umane e utilizzare ambienti industriali già organizzati intorno alle dimensioni e ai movimenti delle persone. Le preoccupazioni sindacali sono alimentate soprattutto dai costi previsti. Nelle prime fasi produttive, ogni unità di Atlas dovrebbe costare tra 130.000 e 140.000 dollari. Con l’aumento dei volumi, il prezzo potrebbe scendere fino a circa 30.000 dollari una volta superata una produzione cumulativa di 50.000 esemplari.

Secondo alcune stime, un robot venduto a quel livello di prezzo potrebbe recuperare il costo iniziale in circa due anni. Il calcolo si basa tuttavia sui risparmi di manodopera ipotizzati e non su dati ottenuti da un impiego prolungato di Atlas in normali stabilimenti produttivi. Non sono ancora disponibili statistiche consolidate relative alla continuità operativa, ai guasti, agli interventi tecnici, ai tempi di fermo e alla produttività reale del robot lungo un intero turno di assemblaggio automobilistico. Dal punto di vista dei lavoratori, una macchina acquistabile a un prezzo inferiore al costo pluriennale di un dipendente, utilizzabile su più turni e priva di pause, ferie o assenze, rappresenta inevitabilmente uno strumento di riduzione del costo del lavoro. Lo stesso potenziale economico sta attirando investimenti verso altre aziende impegnate nello sviluppo di robot umanoidi industriali, tra cui Apptronik.

Le capacità dichiarate di Atlas non corrispondono però ancora a una piena validazione industriale. Il robot non ha mai completato un intero turno su una linea di assemblaggio automobilistica in condizioni produttive ordinarie. Boston Dynamics continua a descriverlo come una piattaforma in fase di sviluppo. Le dimostrazioni in cui Atlas trasporta materiali o esegue sequenze di movimenti complesse sono state realizzate prevalentemente attraverso addestramento in simulazione e prove condotte in ambienti controllati. Non esistono ancora risultati pubblici relativi a mesi di funzionamento continuativo su una linea reale, accompagnati da indicatori precisi sull’affidabilità, sulla percentuale di tempo effettivamente operativo e sulla frequenza degli interventi umani necessari.

La distanza tra una dimostrazione tecnica e una flotta produttiva rappresenta uno degli ostacoli principali per l’intero settore dei robot umanoidi. Una macchina destinata alla fabbrica deve funzionare in modo prevedibile per migliaia di ore, coordinarsi con impianti e operatori, affrontare variazioni nei componenti, riconoscere anomalie e fermarsi in sicurezza senza compromettere la produzione.

Anche le norme di sicurezza non sono ancora completamente adeguate. Gli attuali standard internazionali per i robot industriali sono stati sviluppati principalmente per macchine fisse, che rimangono ferme quando viene interrotta l’alimentazione. Un robot bipede, invece, può perdere l’equilibrio e cadere in caso di spegnimento o guasto, generando rischi differenti per gli operatori e per le attrezzature circostanti. L’ISO sta sviluppando uno standard specifico per i robot capaci di mantenere l’equilibrio, ma il documento si trova ancora nella fase di bozza. Al gruppo di lavoro partecipano anche ingegneri di Boston Dynamics e Agility Robotics. In attesa di una normativa dedicata, gli stabilimenti che sperimentano robot umanoidi devono adattare per analogia le regole create per i robot industriali stazionari.

La mancanza di una diffusione commerciale consolidata non rende comunque infondati i timori dei dipendenti Hyundai. L’industria automobilistica è già il settore con il più elevato utilizzo di robot al mondo. Negli Stati Uniti, nel solo 2025, le case automobilistiche hanno installato circa 13.500 robot industriali, un numero superiore a quello registrato in qualsiasi altro comparto. Anche altri produttori stanno sperimentando robot umanoidi nelle fabbriche. Tesla sta sviluppando il proprio modello Optimus, mentre BMW ha avviato progetti pilota per verificare l’utilizzo di macchine umanoidi nelle attività produttive. La prima fase del programma Hyundai negli Stati Uniti partirà inoltre da uno stabilimento non sindacalizzato, mentre il sindacato United Auto Workers sta ancora cercando di organizzare i lavoratori del sito.

Negli stabilimenti coreani non è stata ancora comunicata una data per l’introduzione di Atlas. Proprio questa assenza di una scadenza precisa ha spinto il sindacato ad affrontare il problema in anticipo. Stabilire ora regole su salari, orari, pensionamento, distribuzione degli utili e conseguenze occupazionali dell’automazione viene considerato più efficace che negoziare quando i robot saranno già integrati nelle linee produttive. La vertenza Hyundai mostra quindi come l’arrivo dei robot umanoidi nelle fabbriche non riguardi soltanto le prestazioni tecniche delle macchine. Il confronto si sta spostando sulle condizioni contrattuali, sulla distribuzione dei benefici economici prodotti dall’automazione e sulla definizione preventiva delle responsabilità e delle garanzie per i lavoratori. Atlas non è ancora operativo nelle fabbriche coreane, ma il piano industriale, i volumi annunciati e la possibile riduzione dei costi hanno già trasformato una tecnologia ancora in fase di sviluppo in un tema concreto di contrattazione sindacale.

Di Fantasy