L’impiego di tecnologie computazionali avanzate sta ridefinendo i paradigmi della sicurezza territoriale, in particolare per quanto concerne la gestione delle emergenze idrogeologiche in aree geograficamente complesse come la provincia di Massa-Carrara. Un recente e significativo passo avanti in questa direzione è rappresentato dallo studio condotto dall’Università di Pisa in stretta collaborazione con il Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord, i cui esiti sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Scientific Reports. La ricerca si focalizza sulla messa a punto di modelli previsionali che sfruttano l’intelligenza artificiale per identificare con un anticipo critico, stimato fino a sei ore, l’insorgenza di fenomeni alluvionali legati al reticolo idrografico minore. Questa specifica categoria di corsi d’acqua, composta da torrenti e fiumi di piccole dimensioni, rappresenta storicamente una delle sfide più ardue per le autorità di bacino e la protezione civile, a causa dei tempi di risposta estremamente rapidi tra l’evento meteorico e la piena idrometrica.
L’architettura tecnica del sistema si fonda sull’addestramento di algoritmi di apprendimento automatico alimentati da una vasta serie storica di dati forniti dal Servizio Idrologico Regionale della Toscana. Il processo di “machine learning” ha permesso ai modelli di analizzare le correlazioni esistenti tra i regimi pluviometrici, ovvero la quantità e l’intensità delle piogge, e i conseguenti livelli idrometrici registrati nei corsi d’acqua. Grazie a questa base informativa, l’intelligenza artificiale è in grado di elaborare proiezioni in tempo reale, superando i limiti dei modelli idraulici tradizionali che spesso richiedono tempi di calcolo troppo elevati per essere efficaci durante eventi meteorologici estremi e localizzati. La capacità predittiva del sistema risulta determinante per la mitigazione del rischio, poiché un preavviso di sei ore consente l’attivazione tempestiva delle procedure di emergenza, la messa in sicurezza delle infrastrutture critiche e l’allertamento mirato della popolazione residente nelle zone più vulnerabili.
Il contesto operativo in cui si inserisce questa innovazione è caratterizzato da una crescente frequenza di eventi atmosferici intensi che colpiscono il territorio con modalità sempre più imprevedibili. La professoressa Monica Bini, coordinatrice della ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, ha evidenziato come le precipitazioni concentrate in archi temporali ristretti rendano obsoleti i vecchi sistemi di monitoraggio basati esclusivamente sulla lettura istantanea dei livelli. L’intelligenza artificiale agisce dunque come un moltiplicatore di capacità analitica, permettendo di passare da una gestione reattiva dell’emergenza a una strategia proattiva basata sulla previsione del comportamento fluviale. Questo approccio è particolarmente prezioso per la tutela di centri abitati e aree industriali che si sono sviluppati in prossimità di rii e torrenti, dove la rapidità di deflusso delle acque piovane può trasformare in pochi minuti un alveo quasi asciutto in una minaccia per la pubblica incolumità.
Nonostante l’elevato grado di automazione e precisione raggiunto dagli algoritmi, la validazione umana rimane un pilastro fondamentale del protocollo operativo delineato dai ricercatori. Il dottor Marco Luppichini, primo autore dello studio, ha infatti ribadito che l’intelligenza artificiale non deve essere intesa come un sostituto del giudizio tecnico, ma come uno strumento di supporto decisionale di straordinaria potenza. Le decisioni finali riguardanti l’emissione di allerte o l’attuazione di manovre idrauliche sul territorio devono restare in capo agli esperti e ai tecnici del Consorzio di Bonifica, i quali possiedono la conoscenza empirica necessaria per interpretare gli output della macchina nel contesto specifico della morfologia locale. L’integrazione tra la velocità di calcolo dell’IA e l’esperienza del personale tecnico rappresenta il nuovo standard di riferimento per la resilienza delle comunità locali di fronte alle sfide imposte dal cambiamento climatico.
