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Nelle ultime settimane il mondo della creator economy e dei mercati finanziari ha assistito a una notizia che ha catturato l’attenzione di stampa internazionale, investitori e osservatori dei fenomeni digitali: Khaby Lame, il tiktoker di origini senegalesi e cittadino italiano diventato celebre per i suoi video basati sull’umorismo visivo e la mimica silenziosa, ha siglato un accordo dal valore stimato attorno ai 975 milioni di dollari con una società quotata al Nasdaq, la holding Rich Sparkle Holdings Limited. L’intesa, oltre a ridefinire le prospettive commerciali del suo brand personale, include clausole che autorizzano lo sviluppo di un gemello digitale basato su intelligenza artificiale, ossia un avatar AI capace di riprodurre il volto, la voce e i modelli comportamentali di Lame per generare contenuti in continuazione e in più lingue.

L’accordo di per sé è già di per sé un evento significativo: un creator – costruito praticamente da zero durante la pandemia, partendo da video ironici nei quali con un semplice gesto di mani e un’espressione ilare smascherava l’assurdità di mille tutorial complicati – ha trasformato la propria notorietà in un asset valutato quasi un miliardo di dollari. Ma ciò che ha davvero fatto scalpore è stato l’andamento disordinato del titolo azionario di Rich Sparkle nei giorni successivi all’annuncio. Proprio alla notizia della conclusione dell’accordo, il titolo è schizzato del 650 % in un solo giorno, prima di subire una caduta altrettanto rapida. Questo picco e il successivo crollo hanno messo in luce la forte componente speculativa dell’operazione, più che un consenso basato su fondamentali economici solidi.

Per capire cosa ha guidato questo comportamento sul mercato bisogna guardare alla natura dell’operazione stessa. Contrariamente a una vendita tradizionale in contanti, Lame non ha ricevuto un pagamento immediato, ma azioni della società acquirente: l’accordo è stato strutturato come uno scambio di capitale (stock-for-stock), con l’emissione di circa 75 milioni di titoli ordinari a suo favore. In questo modo, anziché “cassa” immediata, l’influencer è diventato uno dei principali azionisti di Rich Sparkle – con controllo significativo su Step Distinctive Limited, la società che gestisce il suo marchio e i suoi diritti commerciali.

Il progetto che sta alla base dell’acquisizione è tanto ambizioso quanto innovativo: tramite l’uso dei dati biometrici di Lame – volto, voce e movimenti peculiari – la holding intende sviluppare un AI Digital Twin, un alter ego digitale che non solo replica le sue caratteristiche comunicative, ma è in grado di operare ventiquattro ore su ventiquattro, generare contenuti originali, interagire con i fan e sostenere campagne di live commerce e marketing globale senza vincoli di fuso orario o impegni fisici. Secondo alcune stime riportate da media internazionali, la commercializzazione di questa entità potrebbe generare oltre 4 miliardi di dollari all’anno in diverse linee di business, tra e-commerce, merchandising, collaborazioni globali e contenuti.

La reazione iniziale dei mercati è stata entusiastica, ma forse troppo basata sulle aspettative future anziché su dati concreti di redditività. L’esplosione del titolo di Rich Sparkle del 650 % può essere letta come una risposta impulsiva degli investitori alla novità dell’operazione – un accordo che fonde tecnologia AI avanzata, personal branding globale e potenziale di scala in mercati internazionali. Tuttavia, l’altrettanto rapido ritracciamento del titolo suggerisce che molti si siano interrogati sulla reale sostenibilità di un modello tanto innovativo quanto teorico: costruire valore su un avatar digitale implica rischi tecnologici, normativi e commerciali che non si tradurranno necessariamente in ricavi immediati.

Anche la stampa italiana ha commentato l’operazione con una certa dose di scetticismo e riflessione. Diversi articoli evidenziano come, al di là del clamoroso valore nominale dell’accordo, la transazione sollevi questioni profonde sulle identità digitali, la monetizzazione dell’immagine e il ruolo stesso dell’essere umano nella “economia dell’autenticità”. Portare in borsa una holding che detiene diritti biometrici e capacità di replicare un individuo tramite algoritmi apre scenari completamente nuovi, difficili da valutare con gli strumenti tradizionali del mercato finanziario o del diritto commerciale.

Di Fantasy