A 79 anni, una delle voci più iconiche dello spettacolo si ritrova al centro di un momento particolarmente significativo per l’industria musicale e per il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata alla creatività. Liza Minnelli, leggendaria cantante e attrice celebre per capolavori come New York, New York, ha pubblicato il suo primo nuovo brano musicale dopo tredici anni, un singolo di musica elettronica intitolato Kids Wait Till You Hear This, che si inserisce in un progetto più ampio tra artisti e tecnologia e che ha scatenato conversazioni profonde sul ruolo dell’AI nella produzione musicale contemporanea.
Il brano nasce dalla collaborazione con ElevenLabs, una startup londinese nota per i suoi strumenti di intelligenza artificiale per l’audio, che ha messo in campo un progetto chiamato The Eleven Album. In questa iniziativa, artisti di generazioni diverse — tra cui Minnelli, Art Garfunkel, Michael Feinstein e altri nomi noti — lavorano con algoritmi di AI per esplorare nuove forme di espressione musicale, combinando creatività umana e strumenti tecnologici per generare arrangiamenti innovativi pur mantenendo la voce originale degli artisti.
La pubblicazione di questo singolo ha attirato l’attenzione non solo perché segna il ritorno di Minnelli dopo oltre un decennio, ma anche per il modo in cui l’intelligenza artificiale è stata utilizzata nel processo creativo. Contrariamente ad alcune prime applicazioni della tecnologia che miravano a clonare o simulare voci umane, Minnelli stessa ha voluto chiarire con forza che nel suo caso la voce presente nel brano è interamente la sua, registrata da lei personalmente. L’AI non ha replicato o “falsificato” la sua voce: è stata impiegata principalmente per arrangiamenti musicali e per aiutare a costruire un sound elettronico contemporaneo attorno alla sua performance vocale.
Questa distinzione è importante nel contesto attuale, perché proprio l’uso della tecnologia vocale generativa ha sollevato dibattiti e timori tra artisti, professionisti della musica e fan. La possibilità di creare tracce musicali interamente “AI-generated”, incluse linee vocali sintetiche che imitano quelle di artisti celebri, ha infatti portato a polemiche su diritti d’autore, autenticità creativa e futuro della produzione artistica. La scelta di Minnelli di mantenere la propria voce autentica e di utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento di supporto alla creatività, piuttosto che come sostituto dell’artista, propone una visione più equilibrata di questa tecnologia.
Il singolo Kids Wait Till You Hear This è anche legato alla pubblicazione del nuovo memoir di Minnelli, anch’esso intitolato Kids Wait Till You Hear This, che uscirà in concomitanza con la canzone. Questo legame tra musica, memoria personale e tecnologia rende il progetto non solo un esperimento sonoro, ma anche una riflessione sulla carriera e sull’identità artistica, in cui l’AI diventa un mezzo per connettere un’icona di lunga data con un pubblico contemporaneo e giovane, senza cancellare o ridurre l’apporto umano.
All’interno di The Eleven Album, Minnelli non è sola: la compilation ospita contributi di altri artisti celebri e mette in evidenza la varietà di modi in cui l’intelligenza artificiale può essere integrata nella musica. Il progetto cerca di rispettare i diritti degli artisti, garantendo che essi mantengano la proprietà delle loro opere e ricevono i ricavi derivanti dalle performance, una scelta che rispecchia la volontà di conciliare tecnologia e controllo creativo. Questa attenzione alla paternità artistica è fondamentale, soprattutto in un periodo in cui piattaforme di streaming e classifiche musicali stanno ripensando le regole per i contenuti generati con AI, e alcune, come la classifica ufficiale svedese, hanno già escluso brani attribuiti principalmente all’intelligenza artificiale.
