L’abbandono di Meta da parte di Yann LeCun, figura leggendaria nel campo dell’intelligenza artificiale e fondatore dei laboratori FAIR, segna la fine di un’era e l’inizio di una nuova, ambiziosa scommessa tecnologica. Le ragioni dietro questo addio, descritte dallo scienziato come di natura politica, affondano le radici in una divergenza di vedute sempre più profonda sulla direzione che la ricerca dovrebbe intraprendere. Mentre la Silicon Valley e la stessa Meta sembrano essere rimaste intrappolate in una sorta di ossessione collettiva per i modelli linguistici di grandi dimensioni, LeCun ha scelto di distaccarsi da questa traiettoria per inseguire una visione più ampia e complessa: quella dei modelli mondiali, considerati l’unica vera strada verso la superintelligenza.
Il conflitto interiore tra il ruolo aziendale e la coscienza scientifica è stato il motore principale della rottura. LeCun ha apertamente dichiarato che, nonostante le pressioni interne, non poteva smettere di sostenere pubblicamente che gli attuali modelli linguistici non saranno mai in grado di raggiungere una vera intelligenza di livello umano. All’interno di Meta, l’atmosfera si era fatta tesa proprio a causa di queste posizioni, portando l’azienda a escludere gradualmente il ricercatore dagli eventi pubblici, ritenendo le sue dichiarazioni poco allineate con la strategia commerciale centrata sull’intelligenza artificiale generativa. La spinta di Mark Zuckerberg verso soluzioni sicure, comprovate e focalizzate esclusivamente sui modelli linguistici ha creato un solco incolmabile con chi, come LeCun, vede in tale approccio un limite allo sviluppo tecnologico futuro.
La nuova avventura di LeCun riparte da Parigi, con la fondazione di AMI Labs. La scelta della capitale francese non è casuale, ma rappresenta una fuga consapevole dalle dinamiche della Silicon Valley, ritenuta ormai troppo uniforme nel suo pensiero. Questo ritorno in Europa è stato accolto con grande favore anche dalle istituzioni, ricevendo il plauso diretto del presidente Emmanuel Macron. La nuova startup non mira a competere sul terreno dei chatbot, ma si concentra sulla creazione di un’intelligenza artificiale di prossima generazione capace di comprendere il mondo fisico e di ragionare sui dati in modo globale. Questo nuovo paradigma, secondo LeCun, potrebbe superare i limiti strutturali degli attuali sistemi entro dodici mesi nella sua forma iniziale, per poi espandersi su vasta scala negli anni a venire.
Nonostante le voci di corridoio, lo scienziato ha chiarito che il suo allontanamento non è dipeso da scontri personali con i nuovi vertici dell’area AI di Meta, ma piuttosto da una diversa cultura della ricerca. Ha descritto la nuova generazione di manager come giovane e capace di apprendere in fretta, ma priva della necessaria esperienza metodologica per guidare l’innovazione di frontiera. In AMI Labs, LeCun non ricoprirà il ruolo di amministratore delegato, preferendo la carica di presidente e responsabile della ricerca per preservare la propria libertà intellettuale e concentrarsi su ciò che sa fare meglio: identificare tecnologie visionarie e guidare i ricercatori verso nuove scoperte.
L’eredità che LeCun intende lasciare non è legata a un prodotto commerciale di successo, ma all’aumento della quota totale di intelligenza disponibile nel mondo. La sua convinzione è che una maggiore intelligenza possa portare a decisioni più razionali, a una comprensione più profonda dei problemi globali e, in ultima analisi, a una riduzione della sofferenza umana causata dall’irrazionalità. Con una valutazione aziendale che già tocca i tre miliardi di euro e un massiccio afflusso di investimenti, AMI Labs si prepara a dimostrare che il futuro dell’intelligenza artificiale risiede nel coraggio di esplorare strade non ancora battute, lontano dai sentieri sicuri ma limitati dei modelli generativi tradizionali.