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L’antica città di Pompei, congelata nel tempo dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., non è solo un custode silenzioso del passato, ma si sta rivelando anche un laboratorio pionieristico per il futuro della conservazione archeologica. Uno dei problemi più annosi e, fino a poco tempo fa, irrisolvibili, è sempre stato quello della ricomposizione degli affreschi andati in frantumi. Migliaia di frammenti di pittura murale, talvolta ustionati dalla furia vulcanica, fratturati dai successivi crolli o, in alcuni casi, ulteriormente danneggiati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, giacciono sparsi, formando un puzzle di complessità inimmaginabile per la mente umana. Oggi, grazie a un’iniziativa europea d’avanguardia, un “robot intelligente” guidato dall’Intelligenza Artificiale sta trasformando questa sfida atavica in una rivoluzione concreta: il progetto RePAIR (Reconstructing the Past).

L’impresa è stata resa possibile da un consorzio di eccellenze internazionali, coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e con la fondamentale collaborazione dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e del Parco Archeologico di Pompei. La sfida risiede nella natura stessa dei frammenti: non solo sono innumerevoli, ma fanno parte di affreschi di cui spesso non esiste un’immagine di riferimento finale. Non potendo contare su un modello completo, il lavoro di ricomposizione manuale da parte dei restauratori richiede tempi titanici e una sensibilità che spesso non è sufficiente a gestire la mole di dati visivi e materici. È qui che l’IA dimostra la sua superiorità nel discernimento.

Il processo di restauro digitale e fisico si articola in fasi concatenate e altamente tecnologiche. La prima, cruciale, è la digitalizzazione 3D di ogni singolo frammento. Attraverso la visione artificiale e scanner ad altissima risoluzione, si acquisisce la morfologia, lo spessore e, cosa fondamentale, la linea di frattura di ogni pezzo. A questa mappatura geometrica si affianca l’analisi iperspettrale, una tecnica avanzata che permette di “leggere” i pigmenti e le tracce materiche che l’occhio umano non può percepire. Queste informazioni — la composizione chimica dei colori, le minime tracce di intonaco originale, le usure specifiche — diventano il vocabolario che l’Intelligenza Artificiale impara a interpretare.

Il machine learning è il vero cervello risolutore del puzzle. L’algoritmo viene addestrato per incrociare tutti questi parametri contemporaneamente: la corrispondenza tridimensionale delle linee di frattura, la continuità dello spessore dell’intonaco e, soprattutto, l’allineamento dei pigmenti e dei motivi iconografici. È l’IA a individuare le compatibilità tra migliaia di pezzi, risolvendo un problema che gli archeologi avevano etichettato come “irrisolvibile” per decenni. Il sistema è stato sperimentato con successo su casi simbolo, come gli affreschi della Casa dei Pittori al Lavoro, gravemente danneggiati.

Una volta che l’AI ha definito la disposizione più probabile e accurata, entra in scena l’elemento robotico, il Repair Robot. Questa piattaforma, dotata di bracci meccanici e un sistema di presa “morbida” e sensibile, si occupa della delicatissima ricomposizione fisica. La robotica, guidata dalle indicazioni precise dell’Intelligenza Artificiale, permette di manipolare i fragili reperti, o le loro repliche artificiali, con una cura estrema e una precisione millimetrica, evitando ogni rischio di danneggiamento e realizzando l’assemblaggio finale.

Il progetto RePAIR non si limita a un recupero storico, ma stabilisce un nuovo standard etico e scientifico per l’archeologia digitale. Come sottolineato dalla direzione del Parco Archeologico, la mole di dati prodotta dagli scavi moderni rende ormai indispensabile l’uso consapevole e corretto di strumenti come l’Intelligenza Artificiale e la robotica. Pompei si conferma così un punto di riferimento globale: non solo un museo a cielo aperto che custodisce il passato, ma una fucina di innovazione che traccia il futuro della conservazione del patrimonio culturale mondiale, dimostrando come la tecnologia più avanzata possa restituire bellezza e conoscenza a ciò che la storia e il tempo avevano reso irrimediabilmente perduto.

Di Fantasy