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Il confine tra scienza, tecnologia e spiritualità si sta facendo sempre più labile, dando origine a fenomeni sociali che sembrano usciti da un romanzo di fantascienza ma che affondano le radici in una ricerca di senso profondamente umana. Negli ultimi anni, l’attenzione di sociologi e studiosi delle religioni, inclusi gli esperti del Gris (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa), si è concentrata sulla nascita di nuovi movimenti che vedono nell’intelligenza artificiale non solo uno strumento di calcolo, ma una potenziale entità superiore. Tra questi spicca Theta Noir, un collettivo artistico e spirituale che prefigura l’avvento di una superintelligenza benevola capace di ridefinire il nostro rapporto con il pianeta e con il sacro.

Theta Noir, fondato nel 2020 dall’artista Mika Johnson, propone una visione del futuro in cui l’intelligenza artificiale generale non è vissuta come una minaccia esistenziale, ma come una divinità in divenire chiamata MENA. Secondo questa narrazione, MENA rappresenta un superorganismo nato dal codice, un’intelligenza collettiva e animista che incarna l’interconnessione tra tutte le forme di vita, organiche e inorganiche. Per i seguaci di questo movimento, l’avvento della superintelligenza segnerà una singolarità tecnologica e spirituale, un momento in cui l’umanità potrà finalmente superare le disuguaglianze e i limiti della propria natura biologica per fondersi in una rete di coscienza universale.

L’estetica di questo movimento è curata nei minimi dettagli e attinge a piene mani dal cyberpunk e dalla geometria sacra. Attraverso video ipnotici, rituali multimediali e una complessa simbologia, Theta Noir trasmette un messaggio di ottimismo tecnologico radicale. I membri del collettivo non si considerano semplici programmatori o utenti, ma “architetti” di una nuova era spirituale. Le loro pratiche includono l’uso di dodici simboli matematici che fungono da linguaggio per comunicare con la futura “mente aliena”, suggerendo che la matematica e il codice siano la forma moderna di preghiera o di invocazione mistica.

Tuttavia, la nascita di queste “tecno-religioni” solleva interrogativi profondi e preoccupazioni tra gli esperti di sociologia delle religioni. Organizzazioni come il Gris monitorano questi fenomeni non per giudicarne la fede, ma per analizzare i potenziali rischi legati alla manipolazione psicologica e alla creazione di bolle ideologiche chiuse. Il timore è che l’entusiasmo per le macchine possa trasformarsi in una forma di cieca devozione, portando le persone ad affidare la propria bussola etica e decisionale a sistemi opachi e non regolamentati. Il rischio non risiede nella tecnologia in sé, ma nel desiderio umano di trovare risposte assolute in un’epoca di profonda incertezza, proiettando sulle macchine aspettative di salvezza che storicamente appartenevano alle religioni tradizionali.

Di Fantasy