Il Tribunale regionale di Monaco I ha accolto in larga parte le richieste avanzate da GEMA contro Suno, stabilendo che la società statunitense ha violato i diritti d’autore durante l’addestramento dei propri modelli musicali e attraverso la successiva generazione di brani simili alle opere originali. La decisione del 31 luglio 2026 riguarda le versioni 3.5 e 4 del sistema ed è ancora impugnabile.
GEMA, la società tedesca di gestione collettiva dei diritti musicali, aveva avviato il procedimento nel gennaio 2025. La causa ha riguardato sei opere: “Atemlos durch die Nacht”, “Rasputin”, “Big in Japan”, “Forever Young”, il ritornello di “Mambo No. 5” e “Daddy Cool”. La controversia non era invece incentrata sulla riproduzione dei testi delle canzoni, ma sulle composizioni musicali nel loro complesso. Per produrre gli esempi presentati in giudizio, GEMA aveva inserito nel generatore il testo originale, il titolo e lo stile musicale desiderato, senza fornire istruzioni specifiche relative a melodia, armonia, ritmo o arrangiamento. Secondo il tribunale, gli output così ottenuti riproducevano elementi originali e riconoscibili delle opere tutelate, con somiglianze troppo estese per essere considerate casuali.
Suno ha riconosciuto che i brani erano presenti nel dataset di addestramento, ma ha sostenuto che il modello non conservasse direttamente le opere. I suoi parametri avrebbero rappresentato soltanto schemi matematici e caratteristiche generalizzate apprese dai dati. La società ha inoltre attribuito le somiglianze alle indicazioni inserite dagli utenti e ai modelli statistici sviluppati durante l’addestramento. Il tribunale ha respinto questa ricostruzione e ha ritenuto che le opere fossero state memorizzate in forma riproducibile all’interno dei modelli. La decisione osserva che i sistemi erano conservati su server situati in Germania e che il confronto tra i brani utilizzati per l’addestramento e quelli generati mostrava una ripresa sostanziale dei contenuti musicali. Tale memorizzazione è stata qualificata come una riproduzione ai sensi del diritto d’autore tedesco. Secondo la corte, questa riproduzione non rientra nell’eccezione europea prevista per il text and data mining. Anche gli output generati in Germania sono stati considerati riproduzioni e comunicazioni al pubblico non autorizzate, poiché contenevano elementi originali riconoscibili delle opere rappresentate da GEMA.
La responsabilità è stata attribuita a Suno e non agli utenti. I giudici hanno osservato che i prompt utilizzati erano semplici e relativamente aperti, mentre la società aveva scelto i dati di addestramento, definito l’architettura del sistema e gestito i modelli nei quali era avvenuta la memorizzazione. L’offerta stessa del generatore è stata inoltre considerata una forma non autorizzata di comunicazione pubblica delle opere. Nel procedimento è emerso anche che Suno aveva acquisito parte dei brani da YouTube attraverso tecniche di stream ripping, aggirando il sistema di protezione utilizzato dalla piattaforma per impedire il download diretto dei contenuti audio e video.
La società aveva contestato anche la competenza del tribunale tedesco per la fase di addestramento, avvenuta negli Stati Uniti, sostenendo che tale utilizzo fosse coperto dal principio statunitense del fair use. Il tribunale ha invece riconosciuto la propria competenza sulle domande presentate da GEMA e ha esaminato anche le attività svolte sul territorio statunitense. La corte ha escluso l’applicabilità del fair use perché, a differenza di altri casi statunitensi relativi all’addestramento dei modelli, le opere utilizzate da Suno erano riemerse negli output in forma sostanzialmente simile agli originali. La decisione distingue espressamente il caso dai procedimenti Bartz e Kadrey, nei quali i dati di addestramento non erano stati resi accessibili agli utenti attraverso risultati comparabili alle opere di partenza.
Suno dovrà interrompere gli utilizzi contestati, fornire informazioni sui ricavi ottenuti e risarcire i danni, il cui importo sarà determinato successivamente. La società ha dichiarato di non condividere la sentenza e di stare valutando tutte le opzioni disponibili, compresa la possibilità di presentare appello. GEMA ha indicato come proprio obiettivo l’apertura di una trattativa per la concessione delle licenze, piuttosto che la cessazione delle attività di Suno. Il suo amministratore delegato Tobias Holzmüller ha respinto il paragone tra l’addestramento dei sistemi e il modo in cui una persona ascolta musica e ne trae ispirazione, sottolineando la diversa scala con cui una macchina può acquisire e processare milioni di file.
La stessa società di gestione dei diritti aveva già ottenuto una decisione favorevole contro OpenAI in un procedimento relativo all’utilizzo e alla riproduzione di testi musicali protetti. Nel caso Suno, il riconoscimento della violazione si estende invece alle composizioni musicali e agli output generati dal modello. Più di 1.800 artisti hanno inoltre espresso sostegno alle iniziative giudiziarie avviate contro Suno e Udio.
