Nel frenetico mondo della tecnologia, una delle battaglie più aspre si gioca ormai da tempo sul fronte dei grandi colossi che cercano di accaparrarsi i migliori talenti dell’intelligenza artificiale. Mentre Meta – ex Facebook – si dimostra un avversario ostinato e determinato in questa corsa, Amazon pare arrancare. Il motivo? Un mix insidioso di frugalità estrema e una reputazione, nel settore AI, tutt’altro che allettante.

Ultimamente, Business Insider ha acceso i riflettori su alcune pagine interne dell’azienda, rivelate attraverso leak e testimonianze. Si tratta di documenti riservati provenienti dal reparto Risorse Umane, quelli incaricati di seguire non solo AWS, ma anche le aree AI, pubblicitaria, dei dispositivi e dell’intrattenimento – elementi chiave della strategia di diversificazione di Amazon. In questi documenti si legge con chiarezza: Amazon è in ritardo nella competizione per i talenti dell’IA, non per mancanza di opportunità tecnologiche, ma per una politica salariale rigida e una reputazione nel settore AI povera ed austera.

Il risparmio maniacale di Amazon è noto anche al di fuori dei corridoi dell’azienda: basti pensare alla famosa storia di Jeff Bezos che fece realizzare il proprio tavolo con una porta economica. Questo approccio, una sorta di filosofia aziendale di parsimonia, però, sembra aver lasciato il segno anche sulle politiche retributive dei team AI.

Nei documenti trapelati, i recruiter interni ammettono che la rigida adesione a una fascia salariale standard ha reso le offerte di Amazon “al di sotto della media” rispetto ai pacchetti ben più attraenti proposti da aziende concorrenti. In pratica, pur avendo le tecnologie e le risorse, Amazon fatica a vendersi: scarsa flessibilità e un timore quasi ideologico verso la disparità salariale ostacolano il reclutamento.

Accanto agli aspetti economici, gioca un ruolo importante anche la percezione esterna. In un settore dove l’innovazione e la valorizzazione del talento sono fondamentali, Amazon sembra soffrire di una reputazione poco brillante nella community AI. Anche quando le tecnologie sviluppate dallo stesso colosso sono di altissimo livello, viene percepita come meno “cool”, meno al passo con i tempi rispetto a competitor come Meta. Un’immagine asettica che, alla lunga, finisce per allontanare i migliori ingegneri e ricercatori del campo.

Amazon è bloccata in una sorta di paradosso: ha le risorse, l’esperienza, la potenzialità tecnologica per essere un leader nella formazione e attrazione dei talenti AI, ma il suo approccio culturale e retributivo la mette al tappeto contro aziende meno prudenti, ma più generose e moderne.

È un esempio vero di come nel mondo della tecnologia non basti essere potenti: occorre anche essere percepiti come tali.

Di Fantasy