Cisco ha annunciato oggi un piano di ristrutturazione che porterà all’eliminazione di quasi 4.000 posizioni entro il quarto trimestre dell’anno fiscale 2026, corrispondenti a meno del 5% della forza lavoro globale dell’azienda. La notizia è arrivata a poche ore dalla pubblicazione dei risultati trimestrali, che hanno superato le aspettative di Wall Street con una crescita anno su anno dei ricavi del 12%, portando il fatturato a oltre 15,8 miliardi di dollari nel Q3 FY2026. Un paradosso solo apparente: un’azienda che cresce a doppia cifra e contestualmente riduce il personale non sta attraversando una crisi, sta deliberatamente cambiando forma.
Il CEO Chuck Robbins ha inquadrato la decisione in termini espliciti: le aziende che sopravviveranno nell’era dell’AI saranno quelle capaci di concentrare investimenti e talento nelle aree dove la domanda e la creazione di valore a lungo termine sono più forti. Il CFO Mark Patterson è stato ancora più diretto, precisando che questa non è una ristrutturazione guidata dalla necessità di tagliare i costi, ma una riallocazione deliberata delle risorse verso quattro aree specifiche: silicon proprietario, ottica, sicurezza e infrastruttura di rete per data center AI. Sono esattamente le componenti che servono a connettere, alimentare e proteggere i grandi cluster di GPU su cui girano i modelli fondazionali.
I numeri confermano la direzione strategica. Cisco ha dichiarato di aver già acquisito 5,3 miliardi di dollari in ordini di infrastruttura AI da hyperscaler dall’inizio dell’anno fiscale, e ha rivisto al rialzo le proiezioni per l’intero FY2026: da 5 a circa 9 miliardi di dollari in ordini AI, e da 3 a 4 miliardi di dollari in ricavi da questo segmento. Sono revisioni significative nel giro di pochi mesi, che segnalano una domanda che sta accelerando più rapidamente di quanto l’azienda stessa si aspettasse.
Il costo della trasformazione è stimato fino a un miliardo di dollari in oneri pre-tasse, di cui circa 450 milioni saranno contabilizzati nel Q4 FY2026 e il resto nel corso del FY2027. Si tratta di un investimento in discontinuità: Cisco sta essenzialmente pagando per smontare una parte della propria struttura operativa e riassemblarla attorno a competenze e prodotti che, fino a pochi anni fa, erano marginali nel suo portfolio.
Questo movimento si inserisce in un pattern più ampio che attraversa l’intera industria tecnologica. La proliferazione dell’AI generativa e dei large language model ha trasformato radicalmente i requisiti dell’infrastruttura di rete e di data center: più densità di calcolo, più larghezza di banda tra nodi, latenze più basse, e sistemi di sicurezza capaci di operare in ambienti distribuiti e ibridi. Cisco, che storicamente ha dominato il networking enterprise ma ha faticato nella transizione al cloud, si trova ora in una posizione inaspettatamente favorevole: l’AI ha riportato al centro dello stack infrastrutturale esattamente le componenti in cui Cisco ha il know-how più profondo, ovvero le reti fisiche ad alta velocità e i chip dedicati al trattamento del traffico.
Il fatto che queste 4.000 uscite avvengano in simultanea con trimestri record e revisioni al rialzo degli outlook non è una contraddizione: è la firma di una trasformazione strutturale in cui il profilo delle competenze necessarie cambia più velocemente di quanto sia possibile riqualificare internamente. Non è un segnale di debolezza, è la descrizione di quanto rapidamente l’AI stia ridisegnando il mercato del lavoro tecnologico anche nelle aziende che da quella transizione stanno guadagnando.
