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Dopo oltre quattrocento anni di tentativi falliti, il cosiddetto Cifrario Borg, uno dei manoscritti criptati più enigmatici conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana, è stato finalmente interpretato grazie all’utilizzo combinato di intelligenza artificiale, linguistica computazionale e analisi crittografica avanzata. Il documento, composto da 408 pagine e rimasto a lungo indecifrabile, rappresenta uno dei casi più significativi di applicazione delle tecnologie AI allo studio dei manoscritti storici e dei sistemi di scrittura criptata.

Il manoscritto era caratterizzato da una struttura particolarmente complessa. Il testo utilizzava decine di simboli differenti, combinati con lettere latine e altri caratteri provenienti da sistemi grafici diversi. La presenza di segni privi di significato reale, inseriti intenzionalmente per confondere eventuali lettori non autorizzati, aveva reso estremamente difficile qualsiasi tentativo di interpretazione. Per secoli gli studiosi si sono scontrati con la mancanza di una chiave di decodifica e con l’impossibilità di individuare regolarità linguistiche sufficientemente affidabili all’interno del testo.

La svolta è arrivata grazie al lavoro di ricercatori specializzati in linguistica computazionale che hanno applicato modelli di machine learning all’analisi del manoscritto. Invece di tentare una traduzione diretta, i sistemi AI hanno elaborato enormi quantità di combinazioni possibili, confrontando frequenze dei simboli, strutture grammaticali, ripetizioni ricorrenti e schemi statistici tipici delle lingue storiche utilizzate nel periodo di stesura del documento. Questo approccio ha consentito di individuare progressivamente correlazioni che sarebbero risultate quasi impossibili da riconoscere attraverso la sola analisi manuale.

Il processo di decifrazione si basa su una delle applicazioni più interessanti dell’intelligenza artificiale nelle discipline umanistiche: l’estrazione di segnali nascosti da archivi estremamente complessi. Gli algoritmi vengono addestrati a riconoscere pattern linguistici, distribuzioni statistiche dei caratteri e strutture sintattiche compatibili con determinate famiglie linguistiche. In presenza di testi criptati, il sistema può generare ipotesi, confrontarle con grandi basi di dati storiche e aggiornare continuamente le probabilità associate alle diverse interpretazioni possibili.

Una volta ricostruita la logica del cifrario, il contenuto del manoscritto si è rivelato molto diverso da quanto alcuni studiosi avevano immaginato. Dietro la sequenza di simboli si nascondeva infatti una vasta raccolta di prescrizioni mediche, rimedi erboristici e trattamenti terapeutici risalenti all’epoca moderna. Tra le indicazioni emerse figurano preparazioni a base di vino, spezie, fermentazioni e ingredienti naturali utilizzati per affrontare disturbi molto comuni nel XVII secolo, tra cui problemi gastrointestinali, infezioni e malattie diffuse in quel periodo storico.

L’importanza della scoperta non riguarda soltanto il contenuto del documento. Il caso del Cifrario Borg dimostra infatti come l’intelligenza artificiale stia modificando profondamente il lavoro degli storici, dei filologi e dei paleografi. Una parte significativa del patrimonio archivistico mondiale contiene ancora documenti parzialmente o totalmente criptati, scritti in grafie difficili da interpretare oppure danneggiati dal tempo. Le nuove tecnologie consentono di accelerare l’analisi di questi materiali, trasformando manoscritti che per secoli sono rimasti inaccessibili in fonti nuovamente utilizzabili per la ricerca storica.

Negli ultimi anni piattaforme specializzate hanno iniziato a utilizzare computer vision, riconoscimento automatico della scrittura e modelli linguistici per identificare caratteri antichi, attribuire testi a specifici copisti e ricostruire parti mancanti di documenti deteriorati. L’intelligenza artificiale non sostituisce il lavoro degli studiosi, ma consente di affrontare problemi che richiederebbero tempi enormemente superiori se analizzati esclusivamente attraverso metodi tradizionali.

La decifrazione del Cifrario Borg rappresenta quindi uno degli esempi più concreti di come l’AI possa essere utilizzata non soltanto nell’industria, nella finanza o nella tecnologia, ma anche nella ricerca storica e nella conservazione del patrimonio culturale. Grazie alla capacità di individuare schemi invisibili all’occhio umano e di elaborare enormi quantità di dati testuali, l’intelligenza artificiale sta aprendo nuove possibilità per esplorare archivi, biblioteche e collezioni che custodiscono ancora una parte significativa della storia rimasta finora nascosta.

Di Fantasy