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LinkedIn ha introdotto una nuova funzione che permette agli utenti di segnalare direttamente i post percepiti come “AI slop”, espressione utilizzata per indicare contenuti generati con l’intelligenza artificiale in modo rapido e poco accurato, formalmente corretti ma privi di informazioni originali, esperienza personale o un contributo riconoscibile dell’autore. Il termine “slop”, traducibile come brodaglia o pastone, descrive testi, immagini e video prodotti in grandi quantità e caratterizzati da una qualità ridotta, da formulazioni ripetitive e da uno stile impersonale. Nel caso di LinkedIn, il fenomeno riguarda soprattutto post motivazionali, riflessioni professionali, annunci di traguardi personali, consigli di leadership e contenuti promozionali costruiti attraverso strutture, formule ed espressioni molto simili tra loro.

La nuova opzione, denominata “Sembra AI slop”, è disponibile nel menu contrassegnato dai tre punti presente accanto ai post. Quando un utente seleziona il comando, il contenuto viene rimosso dal suo feed e LinkedIn registra la segnalazione come indicazione sulla qualità e sull’autenticità percepita del messaggio. Il post non viene necessariamente eliminato dalla piattaforma e la segnalazione non equivale automaticamente a una violazione delle regole: le informazioni raccolte servono soprattutto ad affinare i sistemi che ordinano i contenuti e a ridurre la presenza di materiale generico tra i post suggeriti o provenienti da persone esterne alla rete di collegamenti dell’utente.

LinkedIn sta inoltre sperimentando un sistema per informare privatamente gli autori quando altri utenti ritengono che i loro post appaiano poco autentici o facciano un uso eccessivo dell’intelligenza artificiale. L’avviso dovrebbe essere mostrato nella dashboard personale dell’account, senza rendere pubblica l’identità delle persone che hanno inviato la segnalazione. L’obiettivo dichiarato non è stabilire automaticamente se un contenuto sia stato scritto da un modello generativo, ma raccogliere il giudizio degli utenti su quanto il testo sembri autentico, personale e realmente collegato all’esperienza professionale di chi lo pubblica. Secondo Hari Srinivasan, responsabile prodotto di LinkedIn, AI e contenuti di scarsa qualità non sono infatti la stessa cosa: un testo può essere assistito dall’intelligenza artificiale e mantenere comunque una prospettiva originale, mentre un contenuto completamente umano può risultare ripetitivo e privo di valore.

Le segnalazioni vengono affiancate da nuovi classificatori automatici progettati per riconoscere i segnali tipici dei contenuti generici, ripetitivi o pubblicati attraverso sistemi automatizzati. LinkedIn ha sviluppato questi strumenti insieme al proprio gruppo editoriale, addestrandoli a distinguere i post che contengono contesto, competenze ed esperienze concrete da quelli che utilizzano formulazioni apparentemente curate senza aggiungere informazioni sostanziali. La società ha comunicato che, durante i primi test, il sistema ha identificato correttamente i contenuti generici nel 94% dei casi esaminati. Quando un post appare generato dall’intelligenza artificiale e manca di una prospettiva chiara, la sua distribuzione può essere limitata soprattutto al network immediato dell’autore, riducendo la probabilità che venga proposto a un pubblico più ampio.

Gli interventi riguardano anche i commenti creati e pubblicati in serie attraverso strumenti automatici, comprese le risposte che si limitano a riformulare il contenuto originale senza aggiungere informazioni, osservazioni o esperienze. LinkedIn afferma di bloccare ogni giorno centinaia di migliaia di tentativi di pubblicazione automatizzata di commenti e di aver fermato miliardi di altre azioni automatiche nel corso degli ultimi mesi. La piattaforma intende quindi intervenire non soltanto sui singoli post, ma anche sulle attività coordinate che simulano l’interazione umana, aumentano artificialmente il coinvolgimento e riempiono le discussioni di risposte standardizzate.

La quantità di contenuti generati artificialmente su LinkedIn è cresciuta insieme alla diffusione di strumenti come ChatGPT e Claude, che consentono di produrre rapidamente testi professionali, messaggi promozionali e riflessioni apparentemente personali. Una rilevazione realizzata dalla società specializzata Pangram ha stimato che il 41% dei post lunghi pubblicati sulla piattaforma sarebbe completamente generato dall’intelligenza artificiale, mentre la percentuale scenderebbe al 30% tra i post più brevi. I dati non indicano necessariamente che tutti questi contenuti siano falsi o di scarsa qualità, ma mostrano quanto l’automazione sia diventata presente all’interno del social network professionale.

La decisione segna anche un cambiamento rispetto agli strumenti messi a disposizione direttamente da LinkedIn negli anni precedenti. La piattaforma aveva integrato una funzione denominata “Migliora il tuo post”, capace di riscrivere i testi degli utenti attraverso l’intelligenza artificiale generativa, rendendoli più articolati e adattandoli allo stile tipico dei contenuti professionali. Questo strumento viene ora rimosso e sostituito da un correttore di bozze più limitato, progettato per individuare refusi ed errori senza modificare la voce, il tono e la struttura originale dell’autore. La nuova funzione potrà quindi supportare la revisione linguistica, ma non trasformerà automaticamente un testo breve in un post motivazionale o promozionale.

LinkedIn continua a considerare legittimo l’impiego dell’intelligenza artificiale come supporto alla scrittura, purché i post e i commenti rappresentino realmente le idee e le prospettive della persona che li pubblica. La piattaforma non prevede quindi un divieto generale dei contenuti prodotti o modificati con strumenti generativi, ma intende limitare la distribuzione di quelli realizzati su larga scala, privi di un intervento umano riconoscibile o utilizzati per simulare competenze, esperienze e interazioni professionali. Accanto ai nuovi sistemi di classificazione, LinkedIn permette inoltre di filtrare alcune sezioni della piattaforma per visualizzare gli oltre cento milioni di utenti che hanno completato una procedura di verifica dell’identità, comprese le applicazioni di lavoro, le visualizzazioni dei profili e le conversazioni nel feed.

Il pulsante “Sembra AI slop” non serve dunque a identificare con certezza l’origine tecnica di un testo, ma diventa un segnale utilizzato per modificare il funzionamento del feed. La valutazione finale dipenderà dalla combinazione tra segnalazioni umane, classificatori automatici, comportamento degli account e caratteristiche del contenuto. LinkedIn potrà così ridurre la visibilità dei post percepiti come seriali o impersonali senza rimuoverli automaticamente, privilegiando nelle raccomandazioni i contributi che presentano informazioni specifiche, competenze verificabili e punti di vista direttamente riconducibili agli utenti.

Di Fantasy