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Diversi Stati americani stanno eliminando, sospendendo o ridimensionando le agevolazioni fiscali concesse ai data center, aumentando sensibilmente i costi previsti per la costruzione delle grandi infrastrutture destinate all’intelligenza artificiale. Quattro Stati hanno già cancellato o sospeso i propri programmi di esenzione, mentre altri nove stanno valutando provvedimenti analoghi. La revisione interessa soprattutto gli incentivi introdotti negli anni precedenti per attirare gli investimenti di Microsoft, Google, Meta, Amazon, Oracle e degli altri grandi operatori tecnologici. Le amministrazioni locali avevano utilizzato esenzioni dalle imposte sulle vendite, riduzioni delle imposte immobiliari e ulteriori vantaggi fiscali per competere nell’assegnazione dei nuovi progetti. La rapida espansione dei data center AI ha però modificato il quadro politico ed economico, facendo emergere dubbi sulla perdita di gettito, sull’effettivo numero di posti di lavoro creati e sulla distribuzione dei costi sostenuti dalle comunità. Le infrastrutture richiedono infatti grandi quantità di energia, nuovi collegamenti alla rete elettrica, impianti idrici, strade e altri interventi che possono ricadere almeno in parte sui bilanci pubblici.

Alcuni Stati non intendono cancellare completamente gli incentivi, ma collegarli a obblighi più stringenti. Le agevolazioni potrebbero essere riconosciute soltanto alle società che creano un determinato numero di nuovi posti di lavoro, finanziano direttamente una parte delle infrastrutture pubbliche oppure garantiscono investimenti economici misurabili nel territorio. Anche le riduzioni delle imposte immobiliari concesse dai governi locali potrebbero essere mantenute esclusivamente in presenza di risultati verificabili in termini di occupazione e sviluppo regionale. La principale preoccupazione delle aziende riguarda l’applicazione dell’imposta sulle vendite alle apparecchiature informatiche. Nei data center AI, GPU, server, sistemi di rete e altre componenti tecnologiche rappresentano più della metà dell’investimento complessivo. Un’infrastruttura con una capacità elettrica di un gigawatt richiede apparecchiature IT per circa 40 miliardi di dollari, equivalenti a circa 57 miliardi di euro, ai quali si aggiungono approssimativamente 19 miliardi di dollari per terreni, edifici, impianti elettrici e ulteriori opere infrastrutturali.

In uno Stato con un’imposta sulle vendite del 7%, l’eliminazione dell’esenzione fiscale farebbe aumentare di quasi 3 miliardi di dollari il solo costo delle apparecchiature. L’investimento associato alla componente IT di un data center da un gigawatt salirebbe così a circa 43 miliardi di dollari. L’impatto non riguarderebbe soltanto la costruzione iniziale, poiché le GPU utilizzate per l’elaborazione dei modelli devono essere sostituite indicativamente ogni cinque anni, generando nuove imposte a ogni ciclo di aggiornamento dell’hardware. All’aumento del carico fiscale si sommano i maggiori costi energetici prodotti dalla rapida concentrazione di infrastrutture AI. I gestori devono finanziare connessioni alla rete, potenziamenti delle linee di trasmissione, sistemi per l’approvvigionamento e il trattamento dell’acqua e apparecchiature richieste dalle autorità per mantenere stabile il sistema elettrico. Questi interventi possono incidere sia sui costi di costruzione sia sulle spese operative, riducendo la redditività dei progetti e rendendo più complessa la pianificazione degli investimenti pluriennali.

Il Texas rappresenta uno dei casi più rilevanti. Lo Stato è diventato uno dei principali mercati emergenti per i data center AI e, secondo le previsioni della società immobiliare JLL, potrebbe superare entro il 2030 la Virginia per capacità elettrica installata. Nel territorio texano sono già in costruzione progetti per decine di gigawatt, mentre il gestore della rete ha ricevuto richieste di connessione per impianti che complessivamente raggiungono centinaia di gigawatt. Il governatore Greg Abbott, che nel 2025 aveva partecipato insieme all’amministratore delegato di Google Sundar Pichai alla cerimonia di avvio di un grande data center, ha tuttavia chiesto al parlamento statale di valutare l’eliminazione dell’esenzione dall’imposta sulle vendite e di altri incentivi fiscali riservati al settore. Le imprese hanno avvertito che un cambiamento improvviso potrebbe compromettere progetti già pianificati sulla base delle agevolazioni disponibili al momento della scelta dei siti e della definizione dei finanziamenti.

Lo Stato di Washington ha già eliminato le esenzioni dalle imposte sulle vendite e sull’utilizzo applicate alla sostituzione e all’ammodernamento delle apparecchiature dei data center. La misura dovrebbe produrre entro il 2029 circa 207 milioni di dollari di nuove entrate fiscali. L’Arizona ha invece sospeso per tre anni il proprio programma di agevolazioni sulle vendite, introducendo una pausa temporanea anziché una cancellazione definitiva. La Virginia, attualmente il più grande mercato statunitense dei data center, ha scelto una soluzione differente. Lo Stato conserverà l’esenzione fiscale sulle apparecchiature, ma applicherà una nuova tassa al consumo elettrico delle strutture. L’industria dovrà sostenere un costo aggiuntivo stimato in circa 600 milioni di dollari all’anno, inferiore però al miliardo di dollari che sarebbe derivato dalla completa eliminazione dell’esenzione sulle vendite. Anche la Louisiana ha modificato le condizioni applicate ai grandi investimenti. Meta sta progettando nello Stato un data center con una capacità massima di cinque gigawatt e un valore previsto di 50 miliardi di dollari. Per continuare a beneficiare delle riduzioni fiscali, l’azienda dovrà sostenere integralmente i costi della propria fornitura elettrica, evitando che gli oneri legati al progetto vengano trasferiti agli altri utenti della rete.

La tendenza sembra orientata verso un modello di incentivi basato sui risultati, nel quale le agevolazioni non vengono più riconosciute automaticamente in funzione della sola dimensione dell’investimento. La loro concessione potrebbe dipendere dalla creazione di occupazione, dagli investimenti locali e dalla partecipazione delle aziende ai costi energetici e infrastrutturali. Parallelamente stanno emergendo misure più restrittive, come le proposte di moratoria sui nuovi data center discusse nello Stato di New York, che potrebbero limitare direttamente l’avvio di ulteriori progetti.

La riduzione degli incentivi modifica quindi uno degli elementi utilizzati finora per contenere il costo delle infrastrutture AI negli Stati Uniti. Per i grandi operatori, la scelta della sede non dipenderà più soltanto dalla disponibilità di terreni, energia e collegamenti di rete, ma anche dalla stabilità delle politiche fiscali e dagli obblighi imposti per finanziare le infrastrutture pubbliche. I progetti da più gigawatt potrebbero richiedere diversi miliardi di dollari aggiuntivi, mentre la sostituzione periodica delle apparecchiature renderà l’impatto fiscale una componente permanente dei costi operativi.

Di Fantasy