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Anthropic deve affrontare una class action negli Stati Uniti relativa alle modalità con cui vengono pubblicizzati i limiti di utilizzo del piano Claude Max, il livello di abbonamento più costoso offerto dalla società. Secondo i ricorrenti, la presentazione commerciale del servizio avrebbe indotto gli utenti a ritenere di poter disporre di una quantità di utilizzo significativamente superiore rispetto al piano Pro, senza rendere sufficientemente evidenti ulteriori restrizioni capaci di ridurre il volume effettivamente disponibile.

La controversia rappresenta un’estensione di un procedimento inizialmente presentato nel giugno 2026 presso il tribunale federale del Northern District of California. Il 9 settembre, gli avvocati Monica Baca e Kati Dapan, entrambe indicate come ex funzionarie della Federal Trade Commission statunitense, hanno annunciato la presentazione di una versione ampliata della class action per conto degli abbonati a Claude. L’udienza relativa al procedimento principale è prevista per il 6 novembre.

Al centro della causa c’è la struttura commerciale di Claude Max. Anthropic propone il piano in due livelli, rispettivamente da 100 e 200 dollari al mese, presentandoli come capaci di offrire un utilizzo pari a cinque e venti volte quello disponibile con Claude Pro, che costa 20 dollari mensili. Secondo quanto sostenuto nella denuncia, però, questi moltiplicatori si applicherebbero alle sessioni di utilizzo calcolate su intervalli di cinque ore e non rappresenterebbero direttamente un aumento equivalente della quantità complessiva di servizio utilizzabile nel corso della settimana.

Ai limiti applicati nelle finestre di cinque ore si aggiungerebbero infatti soglie settimanali separate. È proprio la combinazione tra questi due meccanismi a costituire uno dei punti centrali della contestazione: secondo i ricorrenti, il volume di utilizzo realmente ottenibile dagli utenti Max sarebbe sensibilmente inferiore a quello che potrebbe essere dedotto dalle indicazioni “5x” e “20x” utilizzate nella comunicazione commerciale.

Gli avvocati dei querelanti sostengono inoltre che per comprendere nel dettaglio queste limitazioni sia necessario attraversare diversi collegamenti presenti nelle pagine del servizio fino a raggiungere le definizioni complete delle condizioni d’uso. Un cliente potrebbe quindi sottoscrivere l’abbonamento facendo affidamento principalmente sulle indicazioni commerciali più visibili e incontrare soltanto successivamente, durante l’utilizzo effettivo di Claude, restrizioni che non aveva previsto.

Critiche analoghe sono state espresse anche dagli utenti nelle comunità online. Una delle contestazioni riportate riguarda proprio la differenza tra il concetto di capacità settimanale acquistata e quello di quantità effettivamente utilizzabile all’interno delle singole finestre temporali. Il meccanismo viene descritto come una capacità teoricamente maggiore che rimane comunque subordinata a limiti periodici più stringenti.

Anthropic ha introdotto il piano Max nell’aprile 2025. Nell’agosto dello stesso anno, in una fase di crescente competizione con OpenAI e di forte utilizzo dei servizi di intelligenza artificiale generativa, la società ha iniziato ad applicare in maniera più estesa anche limiti settimanali. La modifica ha generato proteste tra alcuni abbonati, che hanno interpretato le nuove restrizioni come una conseguenza degli elevati costi computazionali sostenuti dall’azienda per fornire i propri modelli. La questione riguarda quindi non soltanto l’esistenza dei limiti, ma soprattutto il modo in cui questi vengono presentati prima dell’acquisto. I ricorrenti intendono sostenere che le informazioni più rilevanti per valutare la reale capacità del piano Max non sarebbero state comunicate con sufficiente evidenza rispetto alle promesse di utilizzo cinque o venti volte superiori.

Anthropic ha respinto questa interpretazione. In una precedente richiesta di archiviazione del procedimento, la società ha sostenuto che gli utenti possono accedere alle informazioni complete semplicemente seguendo i collegamenti messi a disposizione durante il processo di acquisto. Secondo Anthropic, non si tratterebbe quindi di un’omissione intenzionale, ma di una modalità digitale di presentazione delle caratteristiche e delle condizioni del prodotto. I ricorrenti contestano anche questa posizione, sostenendo che non sarebbe corretto richiedere ai consumatori di ricostruire autonomamente attraverso condizioni e collegamenti secondari informazioni in grado di modificare in modo sostanziale il significato delle principali affermazioni commerciali. La causa punta quindi a stabilire se la comunicazione utilizzata per Claude Max abbia rappresentato in maniera sufficientemente chiara il rapporto tra i moltiplicatori 5x e 20x, le finestre di utilizzo di cinque ore e i limiti settimanali complessivi.

La controversia arriva mentre i servizi AI premium stanno diventando sempre più costosi e articolati nella gestione delle quote di utilizzo. Anthropic ha inoltre dichiarato recentemente di aver tenuto conto dei commenti degli utenti nelle proprie decisioni relative ai prezzi di nuovi servizi, mentre il procedimento sul piano Max proseguirà con l’udienza prevista per novembre.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy