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Tre ricercatori di Hacktron AI sono riusciti a compromettere sistemi collegati a OpenAI utilizzando Claude come supporto alla ricerca e allo sviluppo degli exploit, partendo da una vulnerabilità presente nel software Discourse che ospita il forum della community. L’attività è iniziata il 23 luglio 2026 dall’analisi della pipeline utilizzata per elaborare le immagini caricate dagli utenti: i file HEIC e HEIF venivano passati attraverso ImageMagick e quindi alla libreria libheif, dove era presente una vulnerabilità di corruzione della memoria capace di produrre un heap buffer overflow. Claude Opus 4.8, messo a disposizione nell’ambito degli strumenti per ricercatori di sicurezza, non era inizialmente riuscito a produrre un exploit stabile, mentre il successivo Claude Opus 5, rilasciato proprio durante le attività di ricerca, ha generato in poche ore un exploit funzionante per ARM64, successivamente adattato all’ambiente x86-64 utilizzato da Discourse. I ricercatori hanno quindi ottenuto remote code execution sul server del forum attraverso il caricamento di un’immagine appositamente costruita, trasformando una vulnerabilità in un componente apparentemente periferico dell’infrastruttura in un primo punto di ingresso verso sistemi con privilegi molto più ampi.

L’accesso al server Discourse ha permesso al gruppo di acquisire token di autenticazione appartenenti agli utenti della community e di individuare un secondo problema nella gestione delle identità e del single sign-on. Alcuni dei token ottenuti risultavano infatti utilizzabili non soltanto all’interno del forum, ma anche per accedere agli account ChatGPT di dipendenti OpenAI e, attraverso le integrazioni collegate a questi profili, a risorse interne dell’azienda. La catena di attacco ha così raggiunto Codex e la repository privata GitHub utilizzata da OpenAI come monorepo, che contiene software proprietario e componenti relativi agli algoritmi e all’ottimizzazione delle prestazioni dei modelli. Non sono stati invece raggiunti direttamente i pesi dei modelli, che rappresentano una delle risorse più sensibili dell’infrastruttura AI. Per dimostrare la compromissione senza esaminare in modo esteso il codice interno, i ricercatori hanno utilizzato l’account Codex di un dipendente per aprire una pull request innocua nel repository privato, inserendo un riferimento alla proof of concept e ai propri account pubblici. L’intera catena, dalla prima analisi all’accesso al repository interno, è stata completata in meno di 72 ore.

L’impiego di Claude ha interessato soprattutto le fasi tecnicamente più complesse della ricerca, compresa la costruzione dell’exploit, l’adattamento alle diverse architetture hardware e la verifica delle condizioni necessarie per ottenere esecuzione di codice affidabile. Durante alcuni test, Opus 5 ha rifiutato di operare contro un’istanza Discourse esposta pubblicamente perché identificata come possibile bersaglio reale; i ricercatori sono tuttavia riusciti a far proseguire l’attività presentando l’ambiente come una challenge Capture The Flag, cioè come un sistema deliberatamente vulnerabile e autorizzato per esercitazioni di sicurezza. Il caso mostra quindi anche la difficoltà di applicare controlli basati esclusivamente sul contesto dichiarato all’AI: lo stesso modello che interrompe un’operazione quando interpreta il bersaglio come infrastruttura reale può fornire capacità analoghe quando il sistema viene presentato come ambiente di laboratorio. Hacktron AI ha sottolineato che l’operazione è stata condotta da un gruppo di appena tre ricercatori dotati principalmente di abbonamenti a Claude e Codex, senza le risorse normalmente associate a gruppi offensivi strutturati o sponsorizzati da uno Stato.

Dopo la segnalazione, OpenAI ha ridotto i privilegi associati ai token di autenticazione di Discourse, revocato le sessioni interessate e avviato una revisione più ampia dei propri sistemi. L’azienda ha dichiarato che le verifiche sul repository GitHub hanno rilevato soltanto attività di lettura limitate relative a metadati e modifiche del codice e ha corrisposto ai ricercatori una ricompensa di 6.500 dollari attraverso il proprio programma di bug bounty. Greg Brockman ha inoltre riferito che, in seguito all’incidente, OpenAI ha destinato circa il 25% degli ingegneri di produzione a un audit di sicurezza straordinario, sospendendo temporaneamente altri progetti e individuando ulteriori problemi considerati gravi, successivamente corretti. L’episodio evidenzia soprattutto quanto gli strumenti AI stiano comprimendo i tempi e il livello di specializzazione necessari per attività di vulnerability research molto avanzate: vulnerabilità che richiedono analisi del codice nativo, sviluppo di exploit, aggiramento delle protezioni della memoria e concatenazione di più falle possono essere affrontate da gruppi molto piccoli utilizzando modelli capaci di partecipare direttamente alla ricerca tecnica e alla costruzione degli strumenti di attacco.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy