L’adozione di massa di strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT ha innescato una trasformazione profonda nel modo in cui l’essere umano interagisce con la tecnologia, spostando il paradigma dalla semplice ricerca di informazioni alla collaborazione cognitiva. Uno studio recente ha analizzato i flussi di interazione e le finalità d’uso di un vasto campione di utenti, giungendo alla definizione di quattro profili comportamentali distinti che riflettono non solo diverse necessità operative, ma anche approcci psicologici differenti verso l’automazione. Questa tassonomia degli utenti è fondamentale per comprendere come l’intelligenza artificiale si stia integrando nel tessuto sociale e professionale, influenzando la produttività, l’apprendimento e persino la sfera emotiva degli individui che ne fanno uso quotidiano.
Il primo gruppo identificato è quello dei cercatori di informazioni, i quali utilizzano il chatbot come un’evoluzione avanzata dei motori di ricerca tradizionali. In questo caso, l’interazione è caratterizzata da quesiti diretti e fattuali, dove l’utente sfrutta la capacità del modello di sintetizzare grandi volumi di dati in risposte puntuali. La componente tecnica rilevante in questo profilo è la fiducia nella precisione del recupero delle informazioni, che richiede una costante verifica delle fonti per evitare il fenomeno delle allucinazioni algoritmiche. Questi utenti tendono a preferire sessioni brevi e risolutive, orientate al risparmio di tempo e alla semplificazione di processi cognitivi che precedentemente richiedevano la navigazione tra molteplici pagine web o documenti tecnici complessi.
Un secondo profilo emergente riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale come assistente creativo e generatore di contenuti. Qui l’interazione si fa più articolata e iterativa, configurandosi come un processo di co-creazione in cui l’utente fornisce spunti iniziali e raffina progressivamente il risultato attraverso una serie di prompt successivi. La dinamica tra uomo e macchina in questo ambito solleva questioni importanti sulla natura della creatività e sulla proprietà intellettuale, poiché il chatbot agisce come un moltiplicatore di idee capace di superare il blocco dello scrittore o di generare bozze strutturate in pochi secondi. Gli utenti che rientrano in questa categoria mostrano una maggiore propensione a esplorare i limiti del linguaggio naturale, utilizzando lo strumento per redigere testi, comporre codice di programmazione o ideare strategie di marketing originali.
Esiste poi una categoria di utenti che utilizza l’IA con una finalità prettamente educativa e di problem solving complesso. Per questi individui, il chatbot non è solo un fornitore di risposte, ma un tutor personalizzato capace di spiegare concetti difficili attraverso diversi livelli di astrazione. La caratteristica distintiva di questo comportamento è la scomposizione di problemi complessi in sotto-task più gestibili, dove l’intelligenza artificiale funge da supporto logico e strutturale. Questo approccio favorisce l’apprendimento attivo e permette agli utenti di acquisire competenze in nuovi ambiti con una velocità superiore rispetto ai metodi tradizionali, evidenziando il potenziale dell’intelligenza artificiale come strumento di democratizzazione della conoscenza e di potenziamento delle capacità intellettive umane.
Infine, lo studio evidenzia una quota di utenza che interagisce con il sistema per scopi ludici o di compagnia, esplorando le capacità conversazionali della macchina al fine di testarne l’empatia artificiale o semplicemente per intrattenimento. Sebbene questa modalità possa apparire meno produttiva dal punto di vista economico, essa rivela aspetti cruciali sulla proiezione antropomorfica che l’uomo tende a operare nei confronti degli algoritmi avanzati. La capacità del modello di mantenere una coerenza stilistica e un tono appropriato facilita la creazione di un legame d’uso continuativo che va oltre la mera utilità funzionale. Comprendere queste diverse sfumature comportamentali è essenziale per gli sviluppatori di intelligenza artificiale, poiché permette di affinare i modelli di allineamento e di personalizzare l’esperienza d’uso in base alle reali aspettative e ai limiti etici percepiti dai diversi gruppi di popolazione.
