Immagine AI

La Cina sta diventando una destinazione sempre più rilevante per manager, fondatori di startup e investitori occidentali interessati a osservare direttamente lo sviluppo di veicoli elettrici, batterie, robotica e intelligenza artificiale applicata all’hardware. Le visite non hanno più come obiettivo principale la semplice verifica di capacità produttive a basso costo, ma l’analisi di come tecnologie avanzate vengano effettivamente integrate nelle fabbriche, nelle catene di fornitura e nei processi industriali. Gli operatori stranieri arrivano quindi nel Paese per vedere robot umanoidi impiegati sulle linee produttive, impianti che realizzano veicoli elettrici su larga scala e aziende che sviluppano modelli AI destinati a competere a livello internazionale, oltre che per individuare componenti e fornitori utili ai propri prodotti.

Per accedere a questi programmi di visita vengono spese cifre che possono arrivare fino a 15.000 dollari, circa 2.000 euro secondo la conversione riportata nel contenuto originale, per itinerari tecnici concentrati sui principali poli industriali cinesi. Robert Wu, CEO della società di ricerca sui dati Bai Guan di Shanghai, ha già organizzato due tour rivolti a investitori, imprenditori e dirigenti, con programmi di cinque giorni dal costo massimo di 15.000 dollari. Parallelamente sta crescendo anche il numero di operatori specializzati nell’organizzazione di queste visite: la società Glopen, con sede a Shanghai, ha registrato nel 2026 un aumento del 50% delle richieste provenienti da clienti europei e di Singapore e gestisce oltre 100 visite aziendali al mese.

Le principali destinazioni sono Pechino, Shenzhen, Shanghai, Hangzhou e Hefei, città nelle quali si concentra una quota importante dell’industria cinese legata a EV, batterie, AI e robotica. Shenzhen rappresenta uno dei casi più evidenti di trasformazione industriale: da centro specializzato soprattutto nella manifattura a basso costo è diventata un hub in cui produzione di hardware avanzato, robotica, intelligenza artificiale e creazione di nuove imprese tecnologiche convivono nello stesso ecosistema. Le visite vengono utilizzate per osservare non solo le tecnologie finali, ma anche i rapporti tra progettazione, produzione, disponibilità di componenti, fornitori e velocità di industrializzazione.

Anche il governo cinese sta sostenendo direttamente questo tipo di turismo industriale. Sono stati designati più di 140 siti dimostrativi ufficiali dedicati alle visite industriali e alcuni stabilimenti hanno iniziato ad aprire le proprie linee produttive anche a visitatori non professionali. Un esempio è la fabbrica di veicoli elettrici Xiaomi a Pechino, che da marzo 2024 ha accolto oltre 250.000 visitatori. L’apertura degli impianti diventa così uno strumento per mostrare capacità produttive, automazione e organizzazione industriale direttamente all’interno delle strutture nelle quali le tecnologie vengono realizzate.

L’interesse europeo è legato anche al timore di accumulare un ritardo rispetto alla Cina nei settori AI e robotica. Le aziende osservano quindi non soltanto i prodotti e le tecnologie sviluppate localmente, ma anche il modo in cui vengono trasferite rapidamente alla produzione industriale e il rapporto tra investimenti tecnologici nazionali e cooperazione tra amministrazioni locali. Questa attenzione riflette la cosiddetta “China Shock 2.0”, espressione utilizzata per descrivere la crescente pressione competitiva esercitata da aziende cinesi che non operano più soltanto nei segmenti della manifattura a basso costo, ma stanno aumentando rapidamente la propria presenza anche nei settori ad alta intensità tecnologica.

La situazione non implica comunque un vantaggio cinese uniforme in ogni area. Rui Ma, fondatrice di Tech Buzz China, osserva che molte imprese non cinesi mantengono ancora quote di mercato globali superiori, proprietà intellettuale più avanzata e livelli di redditività più elevati. La crescita delle visite tecniche non deriva quindi dalla convinzione che la Cina abbia già superato tutti i concorrenti, ma dalla necessità di comprendere in modo diretto un sistema industriale che sta sviluppando rapidamente capacità avanzate in ambiti come automazione, robotica, mobilità elettrica e hardware per l’AI.

Il permanere delle tensioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina non ha fermato questo movimento. Per le aziende che devono progettare prodotti fisici e costruire catene di approvvigionamento, la capacità manifatturiera cinese continua a essere difficile da ignorare indipendentemente dal quadro politico. I tour tecnologici sono quindi diventati uno strumento operativo per analizzare fabbriche, fornitori, infrastrutture e modalità di applicazione delle tecnologie direttamente sul campo, con un’attenzione crescente alla velocità con cui l’innovazione viene trasformata in produzione su scala industriale.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy