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IBM ha annunciato a Hot Chips lo sviluppo del primo processore mainframe dual-architecture progettato per consentire l’esecuzione nativa sia delle istruzioni IBM sia di quelle Arm all’interno dei futuri sistemi IBM Z e LinuxONE. Il chip rappresenta il primo risultato concreto della collaborazione avviata tra IBM e Arm nell’aprile 2026 e punta ad ampliare in modo significativo la compatibilità software delle piattaforme enterprise dell’azienda. L’obiettivo è permettere alle organizzazioni di eseguire ambienti Linux Arm-native contemporaneamente a z/OS e Linux su IBM Z, mantenendo le caratteristiche di affidabilità, sicurezza e scalabilità tipiche dei sistemi mainframe IBM. In questo modo il vasto ecosistema software Arm, che conta oltre 22 milioni di sviluppatori nel mondo ed è ormai diffuso dal cloud all’edge, potrà essere utilizzato anche sulle piattaforme IBM destinate all’elaborazione transazionale e ai carichi data-intensive.

Il nuovo processore sarà realizzato su nodo produttivo a 2 nanometri e integrerà 11 core ad alte prestazioni con frequenza superiore a 5,7 GHz. La progettazione prevede inoltre acceleratori dedicati all’inferenza AI, pensati anche per operazioni come il rilevamento delle frodi direttamente durante l’elaborazione delle transazioni, una Data Processing Unit integrata sul chip per accelerare le operazioni di input/output e un’architettura cache di grandi dimensioni destinata ai workload enterprise più esigenti. La caratteristica principale non consiste però nella presenza di core separati per le due architetture: ciascun core sarà in grado di eseguire nativamente istruzioni Arm e IBM Z, oppure Arm e LinuxONE, mantenendo in parallelo le caratteristiche di prestazioni, cifratura, disponibilità e sicurezza già associate alle piattaforme IBM.

L’adozione di Arm non comporterà quindi l’aggiunta di un sottosistema separato all’interno del mainframe, ma una modifica più profonda dell’architettura del processore. I workload Arm potranno sfruttare direttamente funzioni enterprise come rilevamento e recupero degli errori a livello hardware, sistemi avanzati di cifratura, gestione sicura delle chiavi e accelerazione dell’intelligenza artificiale. Questo approccio è particolarmente rilevante per ambienti in cui applicazioni cloud-native e software AI devono convivere con sistemi transazionali mission-critical, senza introdurre piattaforme hardware distinte. IBM Z e LinuxONE sono inoltre progettati per scalare fino a centinaia di core e decine di terabyte di memoria, caratteristiche che permetteranno di utilizzare software Arm anche su infrastrutture con requisiti di capacità molto superiori rispetto ai server tradizionali.

L’integrazione dell’ecosistema Arm risponde anche alla crescente diffusione di questa architettura nelle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. Arm è ormai utilizzata in una parte sempre più ampia dell’ambiente cloud, edge e AI, mentre IBM Z e LinuxONE continuano a essere impiegati soprattutto in settori altamente regolamentati e per applicazioni che richiedono disponibilità continua, sicurezza elevata e grandi volumi di elaborazione. La nuova architettura consentirà quindi alle aziende di utilizzare applicazioni e strumenti sviluppati per Arm senza dover rinunciare alle caratteristiche operative dei mainframe IBM, riducendo la distanza tra gli ecosistemi software cloud-native e quelli tradizionalmente utilizzati nei sistemi enterprise più critici.

IBM vede il processore anche come uno strumento per facilitare la modernizzazione dei portafogli applicativi. Le aziende potranno mantenere workload esistenti su z/OS o Linux per IBM Z e, nello stesso sistema, introdurre software sviluppato nativamente per Arm, compresi framework AI e applicazioni nate per infrastrutture cloud moderne. La combinazione delle due architetture all’interno dello stesso core dovrebbe permettere una maggiore libertà nella scelta del software e nella distribuzione dei workload, senza richiedere necessariamente la migrazione verso piattaforme esterne o la duplicazione dell’infrastruttura. Christian Jacobi, CTO e IBM Fellow di IBM Systems Development, ha definito il progetto un avanzamento architetturale significativo per IBM Z e LinuxONE, mentre Arm ha sottolineato come la convergenza crescente dei workload AI verso la propria architettura renda questa integrazione particolarmente rilevante per l’infrastruttura enterprise mission-critical.

Il processore è ancora in fase di sviluppo e IBM non ha indicato una data precisa per la disponibilità commerciale dei sistemi che lo utilizzeranno. L’annuncio definisce però chiaramente la direzione delle prossime generazioni di IBM Z e LinuxONE: conservare il modello mainframe e le relative garanzie di sicurezza e affidabilità, ma aprire contemporaneamente la piattaforma alle applicazioni Arm-native e a una parte molto più ampia dell’ecosistema software moderno.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy