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La rapida crescita dei ricavi delle aziende cinesi specializzate in robot umanoidi sta attirando l’attenzione degli investitori, ma una parte rilevante della domanda non proviene ancora da fabbriche, magazzini o altre applicazioni commerciali su larga scala. Aziende come UBTech, AgiBot e Unitree stanno infatti vendendo quantità significative di robot a centri di addestramento finanziati dai governi locali, strutture create per raccogliere dati destinati allo sviluppo dei modelli di controllo e delle capacità operative dei robot. Il meccanismo prevede che i centri acquistino i robot, li utilizzino in ambienti controllati con operatori umani che ne guidano i movimenti a distanza e raccolgano grandi quantità di dati sulle attività eseguite. Questi dati vengono poi rivenduti agli stessi produttori o utilizzati per addestrare sistemi destinati alle successive generazioni di robot.

La struttura crea però un circuito economico nel quale una parte della domanda viene sostenuta direttamente dalle politiche pubbliche e rimane all’interno dello stesso ecosistema industriale. Il rischio è che le vendite registrate dai produttori non corrispondano ancora a una domanda finale altrettanto forte da parte delle imprese che dovrebbero utilizzare effettivamente i robot nei processi produttivi. Il modello è stato paragonato alle strutture di finanziamento circolare viste in alcuni segmenti dell’infrastruttura AI, nelle quali investimenti e acquisti si alimentano reciprocamente all’interno di una filiera ancora in fase di costruzione, contribuendo a far apparire il mercato più maturo di quanto non sia nella sua applicazione commerciale effettiva.

Il fenomeno ha già raggiunto dimensioni consistenti. Secondo Interact Analysis, alla fine di giugno in Cina erano stati costruiti o risultavano in costruzione più di 90 centri dedicati all’addestramento dei robot. Leju Robot, azienda con sede a Shenzhen, ricava circa il 45% delle vendite del proprio robot umanoide Kuavo da queste strutture, mentre UBTech ha ottenuto lo scorso anno ordini per circa 140 milioni di yuan, equivalenti a circa 28,7 miliardi di won, provenienti da centri sostenuti dal settore pubblico. Anche la composizione dei ricavi di Unitree mostra quanto il mercato sia ancora legato alla ricerca e alla sperimentazione: tra gennaio e settembre 2025 circa tre quarti delle vendite dell’azienda sono stati generati da utenti appartenenti al settore educativo e della ricerca, comprese le università, anziché da implementazioni industriali su larga scala.

Per i governi locali cinesi, i centri di addestramento rappresentano anche uno strumento di politica industriale. La riduzione delle entrate derivanti dalla vendita di terreni ha spinto diverse amministrazioni a cercare nuove attività economiche capaci di attirare infrastrutture tecnologiche, talenti e investimenti, e la robotica umanoide è diventata uno dei settori privilegiati. Il sostegno pubblico ha contribuito all’espansione dell’intero comparto: negli ultimi due anni sono nate circa 370 startup cinesi legate alla robotica e le valutazioni delle aziende più visibili sono aumentate rapidamente. Il mercato finanziario ha premiato in particolare Unitree dopo la quotazione, alimentando ulteriormente l’interesse verso una tecnologia considerata strategica per la futura automazione industriale.

La quantità di robot venduti ai centri di addestramento non risolve però uno dei principali problemi tecnici del settore, cioè la disponibilità di dati sufficientemente rappresentativi delle condizioni reali. I dataset raccolti all’interno di strutture controllate possono infatti risultare meno utili quando i robot vengono trasferiti in fabbriche o impianti caratterizzati da ambienti variabili, ostacoli imprevedibili, materiali differenti e operazioni non perfettamente standardizzate. Un operatore del settore ha stimato che, su otto ore di dati raccolti durante le sessioni di addestramento, soltanto due o tre possano risultare effettivamente utilizzabili. Anche gli analisti di Goldman Sachs indicano la scarsità di dati operativi di alta qualità come uno dei principali ostacoli alla commercializzazione dei robot umanoidi.

Questa differenza tra dati raccolti in ambienti controllati e dati ottenuti sul campo è particolarmente rilevante per i sistemi di embodied AI, nei quali il modello deve imparare non soltanto a riconoscere oggetti o pianificare un’azione, ma anche a coordinare movimento, equilibrio, manipolazione e risposta agli imprevisti del mondo fisico. Un robot addestrato attraverso grandi quantità di dimostrazioni teleoperate può raggiungere buoni risultati in scenari simili a quelli osservati durante l’addestramento, ma la capacità di generalizzare verso processi produttivi diversi rimane un requisito essenziale per giustificare un’adozione industriale su larga scala.

Il livello di entusiasmo ha quindi iniziato a produrre maggiore cautela anche tra gli investitori. Un dirigente di un fondo di venture capital di Pechino ha riferito che tra alcuni dei primi investitori si sta diffondendo la convinzione che il settore dei robot umanoidi possa essere vicino al picco del proprio ciclo di hype e che alcuni fondi stiano valutando la vendita di una parte delle partecipazioni per recuperare il capitale investito. Il punto centrale riguarda la capacità delle aziende di trasformare le vendite sostenute dai centri di addestramento in una domanda commerciale indipendente, basata su robot capaci di produrre un ritorno economico misurabile all’interno di fabbriche, magazzini e altri ambienti operativi.

Lo sviluppo dei centri può comunque produrre effetti utili sul lungo periodo, soprattutto se permette alle aziende di accumulare dataset migliori, perfezionare hardware e software e costruire una filiera nazionale più efficiente. Una parte delle duplicazioni degli investimenti e delle perdite iniziali potrebbe essere compensata se dall’attuale espansione emergessero produttori capaci di competere a livello globale. Il passaggio decisivo rimane però quello dalla sperimentazione alla produzione di massa: finché i robot umanoidi non dimostreranno di poter essere utilizzati in quantità significative nei processi industriali reali, la crescita dei ricavi sostenuta principalmente dai centri finanziati dal settore pubblico continuerà a rappresentare un indicatore incompleto della reale maturità del mercato cinese della robotica umanoide.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy