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L’US Air Force sta sperimentando un sistema robotico autonomo che combina droni, robot quadrupedi, sensori LiDAR e software di intelligenza artificiale per automatizzare parte delle attività di ispezione degli aeromobili militari. Il sistema si chiama MARIA, acronimo di Multi-modal Autonomous Robotics for Inspection of Aircraft, ed è stato sviluppato dalla società statunitense Asylon Robotics con l’obiettivo di rendere i controlli più rapidi, uniformi e sicuri, riducendo al tempo stesso la necessità per il personale tecnico di raggiungere direttamente le parti più difficili dell’aereo. La sperimentazione è in corso presso il Warner Robins Air Logistics Complex, in Georgia, importante centro statunitense dedicato alla manutenzione e al supporto logistico degli aeromobili militari. Nel luglio 2026 Asylon ha ottenuto un contratto Phase III per sviluppare ulteriormente la tecnologia, integrarla nei processi operativi e dimostrarne le capacità direttamente sul posto.

L’architettura di MARIA si basa sulla collaborazione tra una piattaforma aerea e una terrestre. Il Guardian sUAS è un piccolo drone destinato all’ispezione delle superfici dell’aeromobile e delle aree poste in posizione elevata o difficilmente raggiungibili dagli operatori. A terra interviene invece il DroneDog Q-UGV, un robot quadrupede dotato di sensori e sistemi di acquisizione delle immagini, capace di muoversi sotto il velivolo e nelle aree circostanti per osservare parti che risultano meno accessibili a un drone in volo. Le due piattaforme sono progettate per operare in modo coordinato e coprire zone differenti dello stesso aeromobile, anziché essere utilizzate come strumenti di ispezione separati.

La gestione delle missioni robotiche è supportata dal software Range, utilizzato per le funzioni di autonomia, mentre DroneIQ costituisce la piattaforma di comando, controllo e visualizzazione delle informazioni raccolte. Le immagini, i dati LiDAR e gli altri dati acquisiti dai robot possono essere organizzati all’interno di specifici flussi di lavoro dedicati all’ispezione e successivamente rappresentati anche attraverso ricostruzioni tridimensionali e modelli digitali dell’aeromobile. In questo modo il risultato del controllo non consiste soltanto in una raccolta di fotografie, ma in una rappresentazione digitale strutturata delle superfici e degli elementi esaminati.

Le telecamere permettono di documentare visivamente le condizioni delle superfici, mentre il LiDAR fornisce informazioni geometriche e spaziali relative alla struttura e alla posizione degli elementi osservati. Combinando i dati provenienti dai diversi sensori, MARIA può contribuire alla creazione di una mappa tridimensionale dell’aereo sulla quale i tecnici possono svolgere successivamente le proprie valutazioni. Questa modalità può risultare particolarmente utile quando lo stesso aeromobile viene controllato ripetutamente durante la sua vita operativa, perché una procedura standardizzata consente di confrontare le acquisizioni effettuate in momenti differenti e verificare eventuali variazioni nelle condizioni del velivolo. Si crea così una sorta di registrazione diagnostica digitale progressiva, utile per identificare cambiamenti o anomalie che richiedano ulteriori approfondimenti da parte del personale specializzato.

L’automazione non elimina infatti il ruolo del tecnico manutentore. I robot possono acquisire le informazioni, organizzarle e contribuire alla loro analisi, ma le valutazioni sulle condizioni dell’aeromobile e le decisioni relative agli interventi di manutenzione rimangono affidate agli specialisti. L’obiettivo è mettere a disposizione del personale dati più completi, omogenei e rapidamente consultabili, trasferendo una parte delle attività preliminari di osservazione a piattaforme autonome che possono operare direttamente intorno al velivolo.

L’ispezione di un grande aeromobile militare può richiedere infatti un impiego considerevole di tempo, personale e attrezzature. Alcune superfici si trovano a diversi metri da terra e possono rendere necessario l’utilizzo di impalcature, piattaforme elevatrici o altri sistemi destinati a permettere agli operatori di raggiungere fisicamente le zone da controllare. MARIA punta a ridurre parte di queste operazioni in quota e quindi anche l’esposizione degli addetti a condizioni potenzialmente rischiose. Drone e robot quadrupede possono effettuare una prima acquisizione dei dati e trasferire le informazioni a una postazione operativa, dalla quale gli specialisti possono procedere all’esame del materiale raccolto. L’automazione dovrebbe inoltre migliorare la velocità e la ripetibilità delle ispezioni, contribuendo a gestire anche la disponibilità limitata di personale altamente specializzato.

Tra gli aeromobili inizialmente coinvolti nella sperimentazione presso Warner Robins figurano il Lockheed C-5 Galaxy e il C-130 Hercules, due famiglie di velivoli fondamentali per le capacità di trasporto e supporto logistico statunitensi. Il C-5 rappresenta in particolare un banco di prova rilevante per un sistema di questo tipo, considerando le grandi dimensioni del velivolo e quindi l’estensione delle superfici che devono essere controllate. Il programma prevede la possibilità di ampliare progressivamente l’utilizzo della tecnologia ad altre tipologie di aeromobili e, successivamente, anche ad altre attività legate alla manutenzione.

Una delle evoluzioni previste riguarda un impiego più avanzato dell’intelligenza artificiale nell’analisi automatica delle informazioni raccolte. Algoritmi di visione artificiale potrebbero essere utilizzati per individuare sulle superfici elementi come graffi, ammaccature, corrosione o altre anomalie visibili, segnalando ai manutentori le aree sulle quali concentrare gli approfondimenti. L’accumulo dei dati provenienti da ispezioni successive permetterebbe inoltre di costruire nel tempo una storia digitale delle condizioni dell’aeromobile, trasformando il controllo robotizzato in uno strumento sempre più orientato alla manutenzione basata sui dati.

Asylon sta valutando anche sviluppi ulteriori del progetto, tra cui una maggiore integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di rilevamento delle anomalie e, in prospettiva, l’impiego di robot umanoidi in grado di partecipare ad alcune operazioni di manutenzione. Il modello potrebbe quindi evolvere verso un vero sistema composto da più robot specializzati: droni destinati alle superfici superiori, quadrupedi dedicati alle zone inferiori e altre piattaforme robotiche incaricate di compiti specifici. Il software avrebbe il ruolo di coordinare le diverse macchine e riunire in un unico ambiente operativo i dati prodotti durante l’ispezione.

MARIA configura così un approccio multimodale nel quale robot aerei e terrestri, sensori ottici, LiDAR, ricostruzioni tridimensionali e sistemi di intelligenza artificiale vengono integrati in un unico processo di controllo dell’aeromobile. La sperimentazione al Warner Robins Air Logistics Complex è ancora in corso e dovrà verificarne l’affidabilità nelle condizioni operative reali, oltre ai benefici effettivi in termini di tempi, sicurezza e qualità delle ispezioni. In caso di risultati positivi, la stessa architettura potrebbe essere estesa progressivamente ad altri velivoli e ad attività di controllo e manutenzione di mezzi o infrastrutture di grandi dimensioni, mantenendo agli operatori umani la responsabilità delle valutazioni e delle decisioni tecniche finali.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy