Fino a pochi mesi fa, il nome di Peter Steinberger circolava quasi esclusivamente all’interno di una nicchia di sviluppatori open source. Oggi, invece, è diventato uno dei profili più osservati e contesi dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale globale. Al centro di questa improvvisa accelerazione c’è OpenClaw, un assistente di intelligenza artificiale nato come progetto aperto e cresciuto a una velocità tale da attirare investitori, grandi aziende tecnologiche e l’attenzione febbrile della Silicon Valley.
Secondo quanto riportato dal quotidiano The Information, Steinberger è arrivato negli Stati Uniti la settimana scorsa con un’agenda fitta di incontri. Residente in Austria, si è trasferito temporaneamente nella Silicon Valley alla fine del mese precedente e, nel giro di pochi giorni, si è ritrovato accolto come una sorta di star emergente. Eventi, podcast, incontri pubblici: la comunità tecnologica americana lo ha rapidamente messo al centro della scena, trattandolo come uno dei protagonisti del nuovo corso degli agenti di intelligenza artificiale.
Il momento simbolico di questa ascesa è stato il ClawCon inaugurale, tenutosi il 4 nel centro di San Francisco, dove centinaia di sviluppatori si sono riuniti per discutere e sperimentare le potenzialità di OpenClaw. A moderare l’evento c’era Dave Morin, co-fondatore di Offline Ventures, che ha descritto l’entusiasmo percepito come qualcosa che non provava dalla fine degli anni Duemila. Non un semplice lancio di prodotto, ma la sensazione condivisa di trovarsi all’inizio di una nuova fase tecnologica.
A catalizzare ulteriormente l’attenzione è stata la presenza di Ashton Kutcher, attore e investitore noto per il suo interesse verso le startup tecnologiche. Morin ha raccontato che Kutcher è stato tra i primi a contattarlo per OpenClaw, sottolineando come l’assistente sia stato inizialmente sviluppato da una sola persona e rappresenti una sorta di manifesto dell’ecosistema open source applicato all’AI. L’entusiasmo intorno a OpenClaw è stato paragonato a una “esplosione cambriana”, un periodo di proliferazione rapidissima di idee e progetti, in cui l’intelligenza artificiale personalizzata sembra finalmente uscire dalla teoria per entrare nella pratica quotidiana.
Nei giorni successivi, l’attenzione non si è affievolita. Il 5 si sono svolti altri incontri dedicati a OpenClaw nello stesso spazio di San Francisco, mentre Steinberger ha partecipato come giudice a un hackathon ospitato da OpenAI, valutando prodotti basati su agenti costruiti sull’ultimo modello di linguaggio. Poco dopo è volato ad Austin, in Texas, per partecipare al popolare podcast di Rex Friedman, continuando a ricevere richieste di interviste e apparizioni pubbliche.
Questa improvvisa notorietà non è però priva di ombre. OpenClaw è finito al centro di preoccupazioni legate alla sicurezza informatica, proprio a causa della sua natura potente e flessibile. Steinberger, tuttavia, mantiene una visione dichiaratamente ottimista. Se l’anno scorso è stato quello degli agenti di codifica, sostiene, il 2026 sarà ricordato come l’anno degli agenti personali, strumenti capaci di operare in modo sempre più autonomo e adattivo accanto agli esseri umani. Con una punta di ironia, ha ammesso di essere “molestato” da numerosi capitalisti di rischio e di aver già ricevuto diverse offerte di investimento, oltre a proposte di collaborazione da parte di grandi aziende di intelligenza artificiale, che potrebbero rappresentare la via più rapida per accelerare lo sviluppo di OpenClaw.
Per comprendere meglio questo percorso, è utile guardare alla storia personale di Steinberger. Nato in un villaggio rurale austriaco, ha iniziato a programmare a 14 anni e ha seguito un percorso di formazione tecnica solido, studiando alla HTL Braunau e all’Università Tecnica di Vienna. Nel 2011 ha fondato PSPDFKit, una startup nata per risolvere i problemi di rendering dei PDF su iOS, che nel corso di tredici anni ha visto la propria tecnologia integrata in oltre un miliardo di dispositivi nel mondo. Dopo aver raccolto 100 milioni di euro di investimenti nel 2021, Steinberger ha lasciato la guida dell’azienda e si è concesso una pausa di tre anni dal settore tecnologico, segnata da un serio burnout. È stato durante questo periodo, lavorando tra Vienna e Londra, che ha iniziato a sviluppare Clawdbot, il predecessore diretto di OpenClaw.
Oggi Steinberger si definisce uno sviluppatore open source a tempo pieno e viene considerato una delle figure più influenti nell’attuale ecosistema degli agenti di intelligenza artificiale. Nonostante le preoccupazioni legate alla sicurezza, OpenClaw continua ad espandersi. Diverse aziende stanno lavorando per implementarlo in modo controllato e sicuro, sfruttandone la capacità di operare localmente e di interagire con i sistemi senza essere vincolato a piattaforme proprietarie o licenze costose.
Alcuni casi d’uso raccontano bene questa diffusione. Aziende tecnologiche stanno sperimentando OpenClaw per la gestione DevOps, il monitoraggio dei server e il debugging del codice, mentre team amministrativi e di supporto clienti lo stanno testando per automatizzare attività ripetitive. Una società specializzata in servizi tecnologici ha persino sviluppato un proprio agente basato su OpenClaw capace di gestire in autonomia server cloud, account di posta elettronica e canali social, operando ininterrottamente.
Il successo è tale che anche grandi aziende di sicurezza informatica come CrowdStrike hanno iniziato a pubblicare guide e strumenti dedicati per rilevare e gestire installazioni non autorizzate di OpenClaw nelle reti aziendali. Un paradosso che, più che segnalare un fallimento, testimonia quanto rapidamente questa tecnologia si sia già insinuata nei processi di molte organizzazioni.
La parabola di Peter Steinberger e di OpenClaw racconta così una storia ormai tipica dell’era dell’intelligenza artificiale: un progetto open source nato lontano dai riflettori che, in pochi mesi, diventa un punto di riferimento globale. Una storia che unisce talento individuale, comunità di sviluppatori e una Silicon Valley sempre pronta a riconoscere, e contendere, ciò che potrebbe definire il prossimo standard tecnologico.