I papiri carbonizzati della Villa dei Papiri di Ercolano stanno diventando leggibili senza essere aperti fisicamente, attraverso una pipeline che combina tomografia a raggi X ad altissima risoluzione, ricostruzione tridimensionale delle superfici interne, algoritmi di segmentazione e modelli di machine learning capaci di individuare tracce di inchiostro quasi indistinguibili dal papiro carbonizzato.
Il risultato più rilevante riguarda PHerc. 1667, un rotolo sigillato dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e conservato per quasi duemila anni come una massa scura, compressa e estremamente fragile. Il testo superstite è stato srotolato virtualmente e letto in modo continuo lungo circa 1,4 metri di superficie, con circa ventidue colonne di greco antico ricostruite, trascritte e sottoposte alla revisione di papirologi. È la prima volta che un papiro di Ercolano arrotolato viene letto integralmente dall’inizio alla fine della parte conservata, senza separare o sollevare materialmente gli strati.
Il problema non consiste soltanto nell’aprire un oggetto delicato. Nei rotoli carbonizzati, le pagine sono deformate, schiacciate, ripiegate e spesso aderenti l’una all’altra; inoltre, sia il supporto sia l’inchiostro sono composti in larga parte da carbonio. In una scansione convenzionale, perciò, la scrittura può avere un contrasto troppo debole per emergere in modo diretto. La lettura richiede prima di tutto la costruzione di un modello digitale dell’interno del rotolo, nel quale ogni strato di papiro sia riconosciuto, isolato e trasformato in una superficie percorribile dal software.
Le acquisizioni sono realizzate con microtomografia a raggi X a contrasto di fase, utilizzando linee di fascio di sincrotrone come BM18 presso l’European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble. Il sincrotrone permette di produrre immagini molto più dettagliate rispetto a una normale TAC, con voxel dell’ordine di pochi micron. Le scansioni forniscono un volume tridimensionale composto da migliaia di sezioni, nel quale il papiro appare come una successione di lamine sottilissime avvolte su se stesse.
Da quel volume iniziale inizia il lavoro di virtual unwrapping. Il sistema identifica le superfici interne, segue la geometria delle fibre e delle pieghe, costruisce mesh tridimensionali della pagina e calcola una mappatura capace di appiattire digitalmente la superficie curva. Il risultato non è una semplice immagine bidimensionale estratta dal volume: è una ricostruzione geometrica che conserva la posizione di ogni punto della pagina all’interno del rotolo e consente di proiettare su una superficie piana le informazioni acquisite a diverse profondità.
La fase più complessa riguarda il recupero dell’inchiostro. I modelli di apprendimento automatico vengono addestrati usando frammenti già esposti, nei quali le lettere sono visibili e possono essere associate alle strutture presenti nei dati tomografici. Le fotografie multispettrali e le maschere annotate a mano costituiscono dati di riferimento per insegnare ai modelli a riconoscere segnali minimi, come variazioni di texture, densità o risposta ai raggi X lungo la superficie del papiro. L’obiettivo non è generare testo in modo linguistico, ma stimare per ogni area della pagina la probabilità che vi sia una traccia materiale di inchiostro.
Nel caso di PHerc. 1667, il testo recuperato appartiene a un trattato filosofico di area stoica. I riferimenti alla natura umana, all’impulso, alla conoscenza e al progresso morale, insieme alla menzione di Aristocreonte, nipote e discepolo di Crisippo, collocano il testo nel contesto dello stoicismo e ne suggeriscono una datazione al II secolo a.C. La lettura è inevitabilmente frammentaria nelle zone in cui la superficie è perduta, ma la continuità delle colonne superstiti permette per la prima volta di studiare il documento come opera, non soltanto come insieme di parole isolate.
La stessa infrastruttura ha prodotto risultati su altri rotoli. In PHerc. Paris 4, nuove scansioni a maggiore risoluzione hanno consentito di rendere il segnale dell’inchiostro più direttamente osservabile nei dati tridimensionali e di verificare le letture ottenute in precedenza. In PHerc. 139 è stato invece identificato il titolo di un’opera di Filodemo: Sugli dei, Libro 8. Il dato amplia la conoscenza della produzione filosofica epicurea conservata nella biblioteca e indica che la serie comprendeva più libri di quelli finora noti.
Il progetto mantiene aperti dati, superfici digitalizzate, trascrizioni e codice di elaborazione. I dataset comprendono volumi micro-CT, mesh delle pagine estratte, immagini di superficie allineate, mappe di probabilità dell’inchiostro e metadati necessari a ricostruire la catena di processamento. La disponibilità dei materiali permette di verificare i risultati, confrontare nuovi modelli e sviluppare procedure più efficienti per rotoli che restano ancora chiusi.
La lettura dei papiri di Ercolano mostra come l’intelligenza artificiale possa operare su un problema materiale e archeologico molto concreto. Il modello non sostituisce il lavoro del papirologo, perché non stabilisce da solo la lezione di un testo antico né ne interpreta il significato. Serve invece a rendere osservabile una scrittura che non può essere raggiunta con strumenti fisici, mentre la verifica filologica resta affidata a specialisti capaci di valutare grafia, lingua, lacune, varianti e contesto storico. In questo passaggio, una biblioteca rimasta inaccessibile dal 79 d.C. diventa progressivamente un archivio digitale leggibile senza sacrificare gli originali.
