L’ex caserma De Sonnaz di Torino è diventata Reply House, il nuovo quartier generale torinese del gruppo Reply e un campus tecnologico nel quale vengono sviluppati modelli di intelligenza artificiale, avatar digitali, sistemi robotici, gemelli digitali e nuove forme di interazione tra persone, prodotti e ambienti virtuali.
Il progetto ha recuperato un edificio militare ottocentesco, mantenendone gli elementi architettonici e integrandoli con laboratori tecnologici, uffici, aree verdi, spazi immersivi e ambienti destinati alla collaborazione. L’intervento di riqualificazione, firmato da ACPV Architects, non ha trasformato la struttura in un semplice contenitore per postazioni di lavoro, ma in un campus progettato per mettere in contatto competenze informatiche, creative, ingegneristiche e scientifiche.
Le attività principali si concentrano in due aree. La prima ospita la Reply Model Factory, una piattaforma industriale dedicata alla progettazione, all’addestramento e alla realizzazione di modelli di intelligenza artificiale destinati alle imprese. La seconda, denominata Area73, è un laboratorio sperimentale nel quale vengono studiate nuove modalità di relazione tra tecnologie digitali, esseri umani, prodotti, servizi e spazi fisici.
La Reply Model Factory applica alla creazione dei modelli AI una logica industriale. Lo sviluppo non viene considerato come una singola attività sperimentale, ma come un processo articolato che comprende la selezione dei dati, l’addestramento, la valutazione delle prestazioni, l’adattamento alle esigenze aziendali e la successiva integrazione nei sistemi operativi.
I modelli sviluppati possono essere destinati a settori differenti, tra cui industria manifatturiera e aerospazio. In questi contesti l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per analizzare dati tecnici, automatizzare attività, riconoscere anomalie, simulare il comportamento di componenti e supportare la progettazione di prodotti e processi.
Area73 è invece dedicata all’interazione tra il mondo fisico e quello digitale. Uno dei sistemi presenti è Rose, un avatar digitale capace di riconoscere la persona che si trova davanti, salutarla e sostenere una conversazione in tempo reale. Il funzionamento richiede l’integrazione di riconoscimento visivo, elaborazione del linguaggio naturale, sintesi vocale e animazione del volto digitale.
Un avatar di questo tipo non è una semplice figura grafica animata. Deve rilevare la presenza dell’interlocutore, interpretarne le richieste, elaborare una risposta coerente e riprodurla attraverso voce, espressioni e movimenti sincronizzati. Le possibili applicazioni comprendono l’assistenza ai clienti, l’accoglienza, la formazione, la presentazione di prodotti e la navigazione all’interno di servizi complessi.
Nel campus vengono sperimentate anche tecnologie per la generazione di contenuti audiovisivi. Alcuni degli spot presentati sono realizzati con sistemi di intelligenza artificiale generativa, impiegati per produrre immagini, animazioni e sequenze video. Queste soluzioni permettono di modificare rapidamente ambientazioni, soggetti, stili e dettagli, riducendo parte delle lavorazioni tradizionalmente necessarie durante la produzione.
Un’altra area è dedicata alla digitalizzazione tridimensionale degli oggetti. All’interno di una struttura esagonale dotata di numerose fotocamere, un prodotto reale, come una calzatura, viene fotografato simultaneamente da diverse angolazioni. Le immagini vengono poi elaborate per ricostruirne geometria, superfici e caratteristiche visive, fino a generare un gemello digitale.
Una volta creato, il modello tridimensionale può essere modificato senza intervenire sull’oggetto fisico. È possibile cambiare materiali, colori, finiture e particolari costruttivi, confrontando diverse varianti prima di produrre nuovi prototipi. Il gemello digitale può inoltre essere utilizzato per configuratori commerciali, cataloghi interattivi, simulazioni, esperienze di realtà aumentata e ambienti virtuali.
La scansione tridimensionale riduce la distanza tra progettazione, comunicazione e produzione. Un’unica rappresentazione digitale può infatti essere impiegata da progettisti, tecnici, responsabili marketing e clienti, evitando di ricreare separatamente lo stesso prodotto per applicazioni differenti.
Reply sta sperimentando anche l’integrazione degli odori negli ambienti virtuali. Le esperienze immersive si basano normalmente su immagini, suoni e, in alcuni casi, feedback tattili. L’aggiunta di stimoli olfattivi può aumentare il senso di presenza, associando un determinato profumo a un luogo, a un prodotto o a una situazione simulata.
Per ottenere un risultato credibile, il sistema deve sincronizzare l’emissione dell’aroma con ciò che avviene nell’ambiente digitale. Deve inoltre controllarne intensità, durata e dispersione, evitando che gli odori precedenti rimangano nell’aria e interferiscano con quelli successivi. Le applicazioni possono riguardare formazione, turismo, commercio, intrattenimento e simulazione di scenari operativi.
Tra le tecnologie presenti figura anche un esoscheletro progettato per assistere i movimenti del corpo umano. Questi dispositivi utilizzano strutture meccaniche, sensori e attuatori per rilevare il movimento dell’utilizzatore e fornire una forza di supporto.
In ambito industriale un esoscheletro può ridurre lo sforzo necessario per sollevare o mantenere determinate posture, mentre nelle attività di ricerca può servire a studiare l’interazione tra corpo umano, sensori e sistemi robotici. Il suo funzionamento richiede un controllo particolarmente preciso, perché l’assistenza deve seguire il movimento naturale senza limitarlo o produrre reazioni impreviste.
La ricerca ospitata nella Reply House si estende inoltre al biocomputing. Un incubatore conserva organoidi costituiti da circa un milione e mezzo di neuroni umani, utilizzati per sperimentazioni scientifiche sul confine tra sistemi biologici ed elaborazione delle informazioni.
Gli organoidi sono strutture cellulari tridimensionali coltivate in laboratorio e progettate per riprodurre alcune caratteristiche di un tessuto biologico. Non corrispondono a un cervello completo e non possiedono la sua organizzazione, ma possono essere impiegati per osservare il comportamento delle reti neuronali e studiare modalità di elaborazione differenti da quelle dei processori tradizionali.
Il biocomputing esplora la possibilità di utilizzare sistemi biologici per compiti di ricerca, apprendimento o analisi dei segnali. Si tratta ancora di un settore sperimentale, nel quale devono essere affrontate questioni tecniche, scientifiche ed etiche, comprese la riproducibilità dei risultati, la durata delle colture e la definizione dei limiti di utilizzo.
Robotica, avatar, gemelli digitali e biocomputing non sono attività isolate. Il principio alla base del campus è far convergere competenze diverse all’interno dello stesso ambiente. Un robot può utilizzare modelli di visione artificiale per interpretare ciò che lo circonda, un avatar può essere collegato a un modello linguistico e un gemello digitale può diventare lo spazio nel quale simulare e addestrare un sistema prima di impiegarlo nel mondo reale.
Anche l’organizzazione fisica della sede segue questa impostazione. Alle tradizionali file di scrivanie sono stati preferiti salotti, cucine condivise, spazi di incontro e una sala dedicata allo yoga. L’antico bancone di una farmacia è stato recuperato e utilizzato come reception, creando un collegamento tra la storia materiale dell’edificio e le attività tecnologiche ospitate al suo interno.
Reply è nata a Torino nel 1996 e ha scelto di mantenere nella città uno dei propri principali centri di sviluppo. Al momento dell’apertura della nuova sede, il gruppo contava circa 18.000 dipendenti e un giro d’affari di circa 2,4 miliardi di euro.
Reply House rappresenta quindi sia un progetto di rigenerazione urbana sia un’infrastruttura dedicata alla produzione tecnologica. Un edificio nato per attività militari viene utilizzato per progettare sistemi destinati all’industria, ai servizi, alla comunicazione e alla ricerca scientifica.
La definizione di “fabbrica dell’intelligenza artificiale” non indica una linea produttiva che realizza un unico prodotto, ma un ambiente nel quale dati, algoritmi, hardware, sensori e competenze vengono organizzati per trasformare prototipi sperimentali in applicazioni utilizzabili dalle imprese.
Avatar capaci di conversare, prodotti convertiti in gemelli digitali, robot assistivi e sistemi biologici di calcolo mostrano differenti direzioni della stessa evoluzione: l’intelligenza artificiale non rimane confinata all’interno di un software, ma viene collegata a oggetti, corpi, macchine e spazi fisici.
Nella nuova Reply House questa integrazione viene sviluppata all’interno di un edificio storico, conservando le tracce della precedente funzione e assegnandogli un nuovo ruolo produttivo. L’ex caserma De Sonnaz diventa così un laboratorio nel quale l’intelligenza artificiale viene progettata, addestrata e sperimentata prima di entrare nei processi industriali e nei servizi.
