Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha descritto la rapida evoluzione delle reazioni della comunità matematica ai progressi dei sistemi di intelligenza artificiale nella ricerca scientifica. Durante una conversazione pubblicata il 21 ottobre 2026 dalla Stanford Graduate School of Business, Altman ha raccontato come alcuni matematici siano passati, nell’arco di circa cinque giorni, dall’incredulità iniziale alla preoccupazione per il futuro della professione, fino a una progressiva ridefinizione del proprio ruolo. Il contesto riguarda le recenti dimostrazioni delle capacità dei modelli AI di affrontare problemi matematici avanzati. A settembre OpenAI aveva annunciato risultati del proprio sistema interno su un problema riguardante le equazioni di Navier-Stokes, mentre a ottobre aveva reso disponibili centinaia di risultati di ricerca matematica. Tali sviluppi hanno alimentato discussioni sull’affidabilità delle dimostrazioni, sui criteri di attribuzione dei contributi scientifici e sulle modalità con cui verificare risultati ottenuti attraverso sistemi automatizzati.
Secondo la ricostruzione di Altman, la prima reazione di alcuni ricercatori è stata quella di ritenere non autentici i risultati. Il giorno successivo, sempre nel racconto del CEO, sarebbero emerse dichiarazioni di forte preoccupazione per la possibile scomparsa di intere attività professionali, accompagnate dall’idea che i giovani studiosi dovessero valutare percorsi differenti. Dopo circa tre giorni, la preoccupazione avrebbe lasciato spazio alla contrarietà nei confronti delle stesse aziende che stavano accelerando lo sviluppo di tali capacità. Intorno al quinto giorno, però, Altman avrebbe iniziato a ricevere osservazioni più articolate, nelle quali gli studiosi riconoscevano che una parte del proprio lavoro avrebbe potuto essere automatizzata senza per questo annullare il valore complessivo della ricerca matematica. Ha ricordato che l’attività dei matematici non consiste esclusivamente nella soluzione di problemi eccezionalmente difficili, come quelli del Millennio, ma comprende anche la scelta degli oggetti di studio, l’interpretazione dei risultati, la loro organizzazione in dimostrazioni comprensibili e la trasmissione delle conoscenze.
Altman ha utilizzato questa esperienza per illustrare la propria previsione sull’evoluzione di altre professioni, tra cui programmazione e consulenza. La sua ipotesi è che l’automazione di una quota crescente delle attività operative possa comportare una ridefinizione dei compiti umani, concentrandoli maggiormente sulla formulazione dei problemi, sulla verifica dei risultati e sulla comunicazione delle conoscenze. Ha dichiarato di non aspettarsi una crisi occupazionale generalizzata provocata dall’intelligenza artificiale, sostenendo che i diversi settori professionali saranno progressivamente riorganizzati in funzione delle nuove capacità disponibili. Le osservazioni descrivono la valutazione personale di Altman e gli episodi che egli riferisce di aver osservato o appreso indirettamente, senza costituire un’indagine rappresentativa sulle opinioni dell’intera comunità scientifica o una previsione empiricamente verificata degli effetti occupazionali.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
